A.S.P. Laura Rodriguez Y Lazo De' Buoi

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Questo breve e sicuramente incompleto dizionario, dei termini maggiormente usati nel campo dell'assistenza  alla persona, vuole  essere un semplice strumento di aiuto a coloro che hanno la necessità di accedere ai servizi offerti dalla rete socioassistenziale.


La riforma del welfare, a partire dalla legge quadro nazionale 328/2000, dal Piano Sociale Regionale fino agli atti di indirizzo e pianificazione conseguenti, punta a riconsegnare ad ogni persona/cittadino il ruolo di protagonista nella ricerca e nello sviluppo del benessere individuale e della propria comunità.
Tanti sono gli ostacoli che intralciano questo percorso di responsabilizzazione e uno di questi può essere individuato in un “mondo sociale” che rischia di chiudersi in se stesso, con un proprio linguaggio, spesso cifrato, che impedisce invece di favorire i necessari processi di comunicazione.
Nasce così l’idea di questo dizionario del welfare, che ha come obbiettivo quello di rendere accessibile a tutti il “linguaggio sociale”, un linguaggio in continua evoluzione, sempre più  arricchito, negli ultimi tempi, da nuovi termini partoriti dalla riforma legislativa e dalla contaminazione con altri modelli provenienti da diversi paesi.


Questo lavoro è il frutto di una approfondita ricerca che ha attinto da varie fonti.
Molti dei termini contenuti nel nostro dizionario sono tratti da un  lavoro di Giuliano Tacchi e Roberto Drago,collaboratori della Regione Marche.


Tutti possono collaborare all'implementazione del dizionario scrivendo alla nostra mail utilizzando la sezione contatti..   


  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    l’operatore addetto all’Assistenza di Base eroga direttamente l’assistenza agli utenti provvedendo all’igiene, all’alimentazione, all’abbigliamento, alla mobilizzazione, alla socializzazione, alla tutela ed alla sorveglianza diurna e notturna. Ad ogni anziano residente viene assegnato un operatore tutor che ne conosce caratteristiche, bisogni ed esigenze e si preoccupa di garantire l’assistenza personalizzata di cui necessita.  
    nell’articolazione di servizi territoriali, prestazioni e strutture, talvolta dedicati alla stessa famiglia o persona, è possibile e comunque doveroso, organizzare strumenti operativi con i quali il cittadino possa incontrare e utilizzare un unico percorso. Infatti se i problemi di un cittadino interessano più servizi e istituzioni (un Comune, un Distretto sanitario, un’Associazione di Volontariato…) si può fare in modo che i percorsi e i progetti di sostegno e aiuto passino per un unico accesso; cioè un luogo, uno strumento, dove operatori diversi, organizzati in equipe multidisciplinari (v.) e integrate, lavorino per un unico obiettivo.
 
    il termine, riferito all’operatore sociale, sintetizza una capacità tutta particolare di “accogliere” l’altro, giocata tra ‘”accoglienza incondizionata” (“ti accolgo così come sei “ e per questo definita “accoglienza materna”) e accoglienza capace di richiedere “prestazioni in cambio” (definita “paterna”, condizionata, del tipo “ti accolgo, ma tu devi ecc. ecc.”).
 
    per accreditamento si intende il provvedimento con il quale si riconosce alle strutture pubbliche e private, già autorizzate e che ne facciano richiesta, lo status di soggetto idoneo ad erogare prestazioni socio-assistenziali e socio-sanitarie per conto dei soggetti pubblici, secondo le modalità previste dalla normativa vigente”
Se vuoi essere “accreditato”, devi accettare le regole di un sistema di controllo che agisce preventivamente sui requisiti di qualità che sei capace di offrire.
 
    Assistenza Domiciliare Integrata, tra Comune e Azienda Sanitaria Locale. Servizio territoriale rivolto a tutti i cittadini, senza distinzione di età, in situazione di difficoltà. I Comuni contribuiscono con professionalità sociali (Assistenti Sociali e Assistenti di Base), le Aziende contribuiscono con professionalità Sanitarie (medici, psicologi, infermieri).
 
    L’affidamento familiare è regolamentato dalla Legge n.184/1983 e modificata successivamente dalla Legge n.149/2001. La normativa definisce che ogni bambino ha diritto ad essere educato nell’ambito della propria famiglia poichè le condizioni di assenza dei genitori non possono raffigurare un ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia.
Al tal fine a favore della famiglia di origine vengono disposti degli interventi di sostegno e di aiuto predisposti dal Servizio Sociale territorialmente competente.
è la reale alternativa all'inserimento di un MINORE (v.) presso un Istituto e garantisce il suo bisogno di crescere in una famiglia, conservando il legame con quella di origine. Si tratta quindi di una risorsa privilegiata ed efficace, che è caratterizzata da un intervento a termine e con diverse forme operative, e dura il tempo necessario al recupero della famiglia
 
    La normativa fiscale prevede numerose agevolazioni a favore delle persone con disabilità di qualsiasi età (anziani, adulti, minori), ad esempio, per spese mediche e di assistenza, acquisto di ausili, attrezzature e veicoli, interventi di ristrutturazione e superamento delle barriere architettoniche, etc.
Detrazioni/deduzioni fiscali per gli anziani/disabili in struttura (Casa Protetta/RSA/Centro Diurno)
Agevolazioni fiscali per anziani e disabili assistiti al domicilio
Per gli anziani e i disabili assistiti a domicilio è prevista la possibilità di avvalersi di alcune agevolazioni fiscali (deduzioni e detrazioni) per le spese sostenute per la cura e l?assistenza.
Agevolazioni fiscali per gli autoveicoli
per acquisto e adattamento autoveicolo e esenzione pagamento bollo auto
Il servizio di assistenza fiscale a domicilio
Il servizio di assistenza per i contribuenti con disabilità, impossibilitati a recarsi presso gli sportelli dell'Agenzia delle entrate
Guida alle agevolazioni per le persone con disabilità
a cura dell'Agenzia delle entrate e della Regione Emilia-Romagna (edizione maggio 2008). Illustra in dettaglio i benefici fiscali e i contributi per disabili anche nell'ambito del sistema regionale dei servizi sociali
 
    tra i significati del termine  escludete “comodo” e ”comodità”: quello che ci interessa è “benessere”. Chi è del mestiere sociale da tanto tempo sa che questa parola era bandita dal suo vocabolario; oggi, con la nuova cultura del WELFARE (v.), l’operatore sociale è chiamato anche ad essere protagonista nella  promozione dell’”agio” e del “benessere”.
 
    perché questo termine è passato di moda? Un tempo era utilizzato alla grande, sia nella riflessione politica che nell’analisi sociologica. Oggi è relegato nei contesti specialistici di certe scuole di pensiero psicoanalitiche oppure utilizzato per definire “l’essere via di testa” (l’alienazione mentale).  Eppure l’alienazione è lì, dentro il nostro vivere quotidiano, presente e …alienante. Ci hanno riflettuto sopra grandi pensatori: Hegel intendeva l’estraniazione da se stessi, Marx (non i fratelli ma Karl…) intendeva l’estraniazione della persona dal processo produttivo, anticipando i temi del disagio di vivere in una società che priva gli esseri umani di identità e soggettività
 
    si dice, ad esempio, in riferimento a STRUTTURE RESIDENZIALI o SEMIRESIDENZIALI (v.) con alti livelli di complessità,  destinate a persone non autosufficienti che necessitano di protezione  (funzione protetta) a ciclo diurno oppure necessitano di servizi residenziali permanenti, oppure per brevi periodi (funzione di sollievo alle famiglie).
Vedi anche BASSA INTENSITA’ ASSITENZIALE e MEDIA INTENSITA’ ASSISTENZIALE.
 
    questo non è un testo di medicina e quindi non abbiamo intenzione di descrivervi i dettagli di una malattia. Parliamo di “alzheimer” (dal medico Alois  Alzheimer che descrisse il primo caso un secolo fa) solo a titolo esemplificativo, per ricordarci quante problematiche sociali accompagnano la situazione di chi vede la sua vita passare sotto “competenza” medica. Immaginatevi una persona anziana, con una vita priva di ricordi, completamente disorientata, all’interno di relazioni che, di giorno in giorno, rimandano a volti, sempre di più, sconosciuti. E’ il  dramma, individuale, di una persona. Ora pensate anche ai familiari: figli, fratelli, mogli, mariti, amici. Completate il tutto pensando alla necessità di assistere il malato 24 ore su 24, al bisogno di trovare sostegni esterni, ai costi di medicine e assistenza. Se si  è soli, dentro questo male, si è perduti. Sono necessari adeguati percorsi di assistenza sanitaria; corsi di formazione per i familiari, finalizzati alla conoscenza della malattia; assistenza domiciliare; centri di ascolto; CENTRI DIURNI (v.) ed, eventualmente, RESIDENZIALI (v.). Insomma una buona occasione per mobilitare le risorse della comunità, concretizzando sostegno e solidarietà, rendendo funzionale l’integrazione tra sociale  e sanitario, tra interventi pubblici e interventi privati.
 
    L’Ambulatorio Geriatrico è una struttura di tipo non residenziale operante nei presidi sanitari localizzati nell’ambito di case di cura accreditate o private, di ospedali, di policlinici universitari e di poliambulatori pubblici o privati.
La struttura garantisce visite specialistiche e consulenze agli anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti e, comunque, in condizioni tali da recarsi autonomamente presso la sede di servizio.
L’Ambulatorio Geriatrico offre svariati servizi, quali:
la prescrizione di esami ematici e strumentali,
la rilevazione dei dati clinici e la diagnosi,
suggerimenti nell’assistenza e controlli terapeutici.
Nella struttura esplica la sua attività personale sanitario specializzato in geriatria e, generalmente, assistito da psicologi e assistenti sociali al fine di valutare le condizioni dell’anziano nella maniera più appropriata.
L’ammissione nella struttura pubblica o accreditata è subordinata al rilascio di una richiesta da parte del medico di base o del sanitario ospedaliero
 
    è una figura istituita con la Legge del 9 gennaio 2004 n 6, rivolta a persone che hanno difficoltà anche parziali e temporanee a curare i propri interessi (per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica) e che non necessitano di misure come l'interdizione o l'inabilitazione.
Rispetto alla interdizione ed alla inabilitazione, l’amministratore di sostegno si caratterizza come istituto giuridico più flessibile, rispettoso dell’autonomia di ciascuno, fondato su un progetto personalizzato redatto dal giudice tutelare e dallo stesso modificabile tutte le volte in cui l’interesse del beneficiario lo richieda.
In altri termini l’amministratore di sostegno è un tutore delle persone dichiarate non autonome, anziane o disabili (ma anche alcolisti, tossicodipendenti, carcerati, malati terminali, ciechi).
Viene nominato dal giudice tutelare e scelto, dove è possibile, nello stesso ambito familiare dell’assistito: infatti possono essere amministratori di sostegno il coniuge, purché non separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, e il parente entro il quarto grado.
La tutela dell'amministratore di sostegno non comporta l'annullamento delle capacità a compiere validamente atti giuridici: il giudice tutelare individua gli atti (volta per volta ed in relazione alle concrete necessità) per i quali l'amministratore di sostegno si sostituirà al disabile e quelli per i quali dovrà prestare sola assistenza.
L'incarico di amministratore è temporaneo, tranne quando si tratti di un parente o del coniuge o della persona stabilmente convivente, nel qual caso dura per sempre (salvo rinuncia)
La procedura per ottenere l'amministratore di sostegno
La persona interessata può, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, presentare la richiesta al giudice tutelare della propria zona di residenza o domicilio; entro sessanta giorni dalla data di presentazione della richiesta, il giudice provvederà alla nomina dell'amministratore con un decreto immediatamente esecutivo.
I responsabili dei servizi sanitari e sociali inoltre, a conoscenza di fatti tali da rendere necessario il procedimento di amministrazione di sostegno, devono fornirne notizia al pubblico ministero.
 
    un buon motociclista sa che dei buoni ammortizzatori evitano rischi e prevengono incidenti, soprattutto lungo i percorsi più dissestati. Ecco l'importanza del termine ammortizzatore anche nella discussione sulla riforma dello Stato Sociale. Fondamentale diventa così il dibattito sulle iniziative da intraprendere in relazione ai cosiddetti ammortizzatori sociali, ovvero su quegli interventi che la Repubblica,  attraverso Leggi apposite, mette in atto per affrontare situazioni critiche  che si producono all'interno del mondo del lavoro. Tra questi ammortizzatori vale la pena ricordare tutti quegli istituti e quelle misure volte a garantire al lavoratore la conservazione del reddito (o di una parte di esso) a fronte di situazioni che rischiano di provocargli la perdita del posto di lavoro: gli “ammortizzatori sociali” più che favorire l’occupazione, sono misure volte a garantire gli attuali livelli occupazionali. 
 
    è la storia della “malattia” con evidenziati i fatti di importanza medica della vita di una persona. L’anamnesi non si ferma qui, dovrebbe rilevare anche come la persona vive soggettivamente il suo stare male (l’ “accadimento patologico”, direbbero gli esperti). Durante l’anamnesi il medico raccoglie informazioni riguardo l’insorgenza, i tempi, i modi, l’evoluzione di una malattia e, contestualmente dà (dovrebbe) vita ad  una relazione con il paziente che si sviluppa in stima e fiducia reciproca.
 
    figura professionale che, in accordo con l’equipe assistenziale/sanitaria, organizza attività occupazionali e di animazione finalizzate alla socializzazione ed al rallentamento del decadimento delle funzioni cognitive degli utenti.
 
    si tratta di un’esperienza sperimentale attiva solo in alcune realtà. Si garantisce all’anziano o al nucleo familiare di anziani con lieve non autosufficienza un’abitazione autonoma, ma collegata a servizi essenziali quali monitoraggio sanitario, aiuto nell’espletamento di alcune attività quotidiane (bagno, pasti, lavanderia). E’ un servizio che favorisce il permanere della persona in un ambiente "familiare" e il mantenimento di una gestione autonoma della vita.
 
    al livello locale di COMUNE (v.) o di AMBITI(v.), i servizi e le prestazioni sociali, esistenti o da realizzare, vengono convenzionalmente suddivisi in “aree” per migliorare  l’organizzazione degli interventi. 
Portiamo come esempio questa suddivisione in 5 aree:
1.     area welfare leggero, intendendo in particolare l’attività di  SEGRETARIATO SOCIALE (v.), ovvero ascolto, orientamento, accompagnamento e mediazione in favore dei cittadini/utenti;
2.     area servizi domiciliari e sostegno alle famiglie, intendendo gli interventi di sostegno alla GENITORIALITA’ (v.), l’affido familiare, gli interventi di sostegno economico, l’assistenza domiciliare;
3.     area welfare comunitario, cioè luoghi e opportunità di relazione finalizzati a persone anziane (es. centri sociali, organizzazione vacanze estive…), a giovani e adolescenti (centri di aggregazione, salette musicali ecc.), a persone in situazione di handicap (centri diurni);
4.     area servizi residenziali e semiresidenziali (case di riposo, servizi di accoglienza per minori, centri residenziali per disabili ecc.);
5.     area sostegno all’emergenza (luoghi di accoglienza per minori, adulti con figli in situazione di grave disagio sociale ed economico, donne sole o con figli in situazione a rischio, case famiglia ecc.).
 
    È un  contributo che viene erogato alla famiglia che si impegna ad assistere l’anziano non autosufficiente, purché presenti i requisiti richiesti dalla vigente normativa regionale in materia.
Il contributo viene erogato agli aventi diritto, definiti in base alle norme regionali vigenti, alle risorse economiche assegnate ed ai criteri definiti a livello assistenziale.
 
    L’art. 17 della legge 328/2000 introduce i “titoli per l’acquisto dei servizi” e demanda alle Regioni la disciplina dei criteri e delle modalità di erogazione.
L’assegno di servizio è un progetto della Regione Marche che intende offrire:
·        la possibilità al cittadino e alla famiglia di scegliere direttamente in una lista accreditata (e nel caso cambiare) il singolo operatore e/o l’impresa che dovrà prestare il servizio a domicilio;
·        servizi domiciliari di buona qualità introducendo la possibilità di decisione e di scelta dei cittadini-utenti
·        conseguire una maggiore equità nell’accesso.
L’assegno servizi è una modalità di intervento che considera i servizi alla persona e la famiglia come una occasione di sviluppo, innovazione anziché un onere di spesa.
La proposta dell’assegno servizi prevede che la domanda di interventi sociali domiciliari per la persona e per le famiglie sia incentivata dal pubblico che concorre, in tal modo, al superamento del lavoro irregolare e sommerso.
 
    è la prestazione assistenziale che la L.335/95 ha istituito in sostituzione della PENSIONE SOCIALE. Per accedere sono necessari determinati requisiti di natura reddituale e di cittadinanza. L'assegno non è reversibile e spetta per 13 annualità.
 
    La figura della badante, così com’è intesa dalla legge 189/2002, è una figura professionale piuttosto recente. Si tratta di una tipologia lavorativa estremamente diffusa, alla cui base c’è l’invecchiamento della popolazione che vede l’Italia ai primi posti nel mondo.
Il lavoro di assistente familiare rientra nella categoria del lavoro domestico alla cui  Normativa fa riferimento. Il codice civile (capo II, articoli 2240 a 2246) definisce
genericamente quale rapporto di lavoro domestico quello avente ad oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico. Ai sensi della legge n. 339/58 il lavoratore domestico è colui che presta la propria opera per il funzionamento della vita familiare.
La prestazione lavorativa dei domestici è riconducibile al rapporto di lavoro subordinato, ovvero:
- deve avere continuità (non deve perciò essere occasionale);
- deve svolgersi all’interno dell’abitazione del datore di lavoro;
- può svolgersi con servizio parziale (ad ore), oppure tutti i giorni della settimana o solo alcuni.
Il lavoro domestico è regolato da un Contratto Nazionale nel quale si precisano i diritti ed i doveri sia del datore di lavoro che del lavoratore.
Il Contratto Collettivo Nazionale, in vigore dall’1 marzo 2007 fino al 28 febbraio 2011
 
    chiedete al primo che incontrate qualcosa a proposito dei ”servizi sociali”, siamo certi che finirà col parlare di assistenti sociali. E’ la figura di OPERATORE SOCIALE (v.) più conosciuta, ma ne abbiamo un’immagine vera, adeguata ai tempi che stiamo vivendo? Proviamo a  semplificare (è rischioso perché la maggior parte degli assistenti sociali sono signore e signorine piene di grinta e talvolta permalose). In “gergo” si chiamano “a.s.”. È un ruolo professionale svolto prevalentemente al femminile e concentrato nelle Pubbliche Amministrazioni (P.A.). Questi ultimi sono due dati di fatto: nove volte su dieci un cittadino che si rivolge al servizio sociale trova un’a.s. donna e la P.A. (pensate in particolare ai Comuni) è il luogo dove questa professione si è strutturata e conseguentemente affermata. E’ vero che in passato c’è stata una presenza significativa di a.s. anche in aziende e enti privati, ma già dai mitici anni ‘60 l’operatività nel settore pubblico di interventi sociali professionali diventa preponderante.
Il SERVIZIO SOCIALE (v.) professionale voluto dalle Pubbliche Amministrazioni, in particolare rivolto all’aiuto e al sostegno a situazioni di disagio e difficoltà, ha consolidato il ruolo dell’a.s. che è stato definito (i maligni dicono che si è autodefinito), come la professionalità sociale centrale. All’interno delle professionalità sociali l’a.s. è in buona compagnia: educatori, addetti all’assistenza di base, PSICOLOGI (v.). Assistiamo oggi ad una bella gara nel consolidare profili professionali e competenze. Le a.s. sono in movimento: formazione professionale specialistica continua, corsi di laurea specifici dedicati… In questo percorso le a.s. sono sostenute da un ORDINE PROFESSIONALE (v.) che, a dire il vero, per qualcuno avrebbe fatto il suo tempo e, sono le stesse assistenti sociali a dirlo, dovrebbe svecchiarsi un po’. La posta in gioco nella sfida che le professionalità sociali hanno fatto al cambiamento in atto nelle politiche sociali è infatti grande. Si tratta di ripensarsi e ripensare a ruoli, organizzazioni, obiettivi e metodi,  in una fase di disagio identificabile in un vero e proprio problema di identità. Allora continuate a pensare pure all’assistente sociale che segue il CASO (v.) della persona che vive in situazione di disagio sociale ed economico, che scrive relazioni sociali, che effettua visite domiciliari; operatore fedele e infaticabile al servizio di Comuni, Province, Aziende Sanitarie, Tribunali per minori, Istituti penitenziari ecc. ma preparatevi ad una nuova generazione di a.s. che dirigono servizi, che progettano con sistematica continuità, che coordinano equipe multiprofessionali, che utilizzano “cartelle sociali” informatizzate.

 
    è una forma di assistenza rivolta a soddisfare le esigenze quasi esclusivamente degli anziani, dei disabili e dei pazienti affetti da malattie cronico-degenerative temporaneamente o permanentemente non autosufficienti, aventi necessità di un'assistenza continuativa, che può variare da:
interventi esclusivamente di tipo sociale
invio di pasti caldi,
supporto psicologico,
disbrigo di pratiche amministrative, 
ad interventi socio-sanitari
attività riabilitative,
assistenza infermieristica,
interventi del podologo,
Il suo obiettivo é quello di erogare un servizio di buona qualità, lasciando al proprio domicilio l'ammalato, consentendogli di rimanere il più a lungo possibile all’interno del suo ambiente di vita domestico
Si accede all’Assistenza Domiciliare Integrata attraverso una segnalazione al Centro di Assistenza Domiciliare dell'Azienda Sanitaria Locale di appartenenza, da parte del medico di base del sanitario del reparto ospedaliero di dimissione del paziente, da parenti o amici, dalle associazioni di volontariato dagli altri servizi dell'Azienda Sanitaria Locale. A seconda delle necessità, verranno stabiliti gli interventi domiciliari da garantire all'utente.
L’ADI prevede accessi programmati dal Medico di base, per prestazioni qualificate con Infermieri professionali, Assistenti di base e consulenze specialistiche se previste dal P.A.I
 
    insieme di attività assistenziali sanitarie e sociali offerte a domicilio, in base al programma personalizzato indicato dall’Unità di valutazione geriatrica territoriale.   
 
    L’assistenza domiciliare sanitaria è l’insieme di interventi a carattere sanitario, infermieristico e riabilitativo, offerti a domicilio, a persone anziane e disabili a rischio di non autosufficienza, parzialmente autosufficienti o totalmente non autosufficienti temporaneamente o permanentemente, per patologie croniche stabilizzate che non richiedono il ricovero in strutture ospedaliere.
prestazioni sanitarie:
interventi di medicina generale e specialistica dipendenti dalle specifiche esigenze dell'anziano assistito.
prestazioni infermieristiche
somministrazione e controllo della corretta assunzione dei farmaci,
effettuazione e  consegna dei prelievi per le analisi di    laboratorio, assistenza per le indagini strumentali,
assistenza ai cateterizzati,
controllo della fleboclisi e delle varie apparecchiature connesse,  registrazione della temperatura,
misurazione della pressione e del peso corporeo,
controllo della dieta alimentare,
effettuazione di iniezioni
medicazioni in genere.
prestazioni di riabilitazione e di recupero psico-fisico
comprendono un insieme di provvedimenti finalizzati al recupero dei deficit natura fisica, psicomotoria, del linguaggio, di mantenimento, e così via.
 
    L’assistenza domiciliare sociale è l’insieme di prestazioni di natura socio - assistenziale offerte a domicilio a persone anziane e disabili, temporaneamente o permanentemente, che non necessitano del ricovero in strutture ospedaliere.
Viene svolta essenzialmente da assistenti domiciliari e da assistenti sociali, da educatori professionali e, in alcuni casi, viene integrata anche da volontari.
Le prestazioni di servizio affidate all'assistente domiciliare mirano innanzitutto a favorire l'autosufficienza della persona, la sua tutela igienico - sanitaria, aiutandolo nell’igiene personale, nella corretta deambulazione, nella preparazione dei pasti, nell’aiuto domestico, nella cura della persona, negli interventi sull'abitazione, nel fare la spesa, nell’accompagnamento ed in altri servizi complementari.
L’assistente domiciliare provvede anche alle attività di segretariato  sociale, come ad esempio il disbrigo di pratiche burocratiche ed di altre commissioni esterne e a tutti gli interventi finalizzati a favorire la socializzazione e il sostegno psicologico del paziente.
 
    Le cure primarie rappresentano il fulcro del sistema di aiuto e sostegno attivato da un servizio sociale o sanitario. Sconfiniamo nel campo d’azione della sanità e, a titolo di esempio, vediamo quali sono le varie tipologie di assistenza primaria messe in campo dai nostri coinquilini del Distretto (v.):
·        l'assistenza medica di base;
·        l’assistenza pediatrica;
·        l'assistenza specialistica ambulatoriale;
·        l'assistenza domiciliare;
·        l'assistenza farmaceutica;
·        l’assistenza protesica;
·        l 'assistenza sanitaria Residenziale e semi-residenziale; 
·        l'assistenza consultoriale, familiare.
 
    L'assistenza sanitaria, disciplinata dall'articolo art. 32 della Costituzione italiana, garantisce il diritto di salute dei cittadini. L'attività di coordinamento e garanzia di questo primario diritto dei cittadini è di competenza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, mentre le regioni ne attuano le finalità.
 
    Il Comune garantisce, avvalendosi di personale dipendente di cooperative sociali, l’assistenza scolastica agli alunni con disabilità, attraverso la figura dell’assistente educatore, per un numero di ore settimanali stabilito in base alle necessità dei minori interessati.
Gli interventi si realizzano in collaborazione con le scuole e con i servizi specialistici.
 
    Attraverso le Aziende USL il Servizio sanitario regionale fornisce ausili (ad esempio la carrozzina, il deambulatore, le sponde, il materasso antidecubito, i pannoloni per l’incontinenza) e protesi (ad esempio le protesi acustiche e quelle ortopediche) a chi ne abbia necessità a causa di una menomazione o di una disabilità. Per avere queste prestazioni bisogna rivolgersi al Distretto  dell´Azienda Usl di residenza, attraverso la rete degli Sportelli unici distrettuali.
 
    o (gruppi) di “mutuo auto aiuto”. Non è un progetto a titolarità delle Scuole guida. E' un gruppo che si forma tra persone che si "riconoscono" per avere problematiche comuni e che, grazie al confronto, sperimentano momenti di crescita, di condivisione e di solidarietà. E’ una delle scommesse più importanti sulla quale si gioca il nuovo modello di welfare; si fonda sulla responsabilità del cittadino che partecipa alla vita della sua comunità locale mettendo in gioco la propria responsabilità individuale e la capacità di relazione interpersonale. Pensate al vostro condominio, ai vostri vicini di casa, alla gente che incontrate nel quartiere…; è una prima rudimentale valutazione che potete fare per capire se si stanno raccontando favole o veramente possiamo costruire una convivenza migliore, più accogliente e serena.
I gruppi di “mutuo auto aiuto” sono quindi realtà significative, che mettono positivamente in crisi le istituzioni, verso le quali, indirettamente, mostrano una sorta di sfiducia in quanto la capacità di promuovere e promuoversi in azioni di cura e accompagnamento è, quasi sempre,  del tutto indipendente dai servizi pubblici organizzati.
 
    della persona, oppure finanziaria. Nel primo caso è parte di un progetto educativo, terapeutico, sociale nel quale l’autonomia di una persona (con svantaggio, con handicap, in situazione di disagio sociale ed economico…) è l’obiettivo di un percorso di aiuto: l’operatore sociale ritiene il termine diverso e non sinonimo di AUTOSUFFICIENZA (v.). Nel secondo caso è il mito, sogno, cruccio, illusione, di una miriade di amministratori di enti, associazioni, imprese, pubbliche e private, dedicate al lavoro sociale.
 
   

rispetto al termine AUTONOMIA (v,) rimanda alla condizione psico-fisica di una persona che da sola e capace di svolgere una completa gestione della normalità quotidiana: vestirsi, mangiare, fare pulizie, comunicare adeguatamente ecc. Vedi NON-AUTOSUFFICIENZA.


 

 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    Bollettino Ufficiale Regionale è lo strumento da consultare (anche via internet) per conoscere le Leggi, le Delibere e ogni altro documento ufficiale pubblicato dalla Regione anche sui Servizi Sociali o sulla Sanità. Il suo corrispettivo nazionale è la G.U. (Gazzetta Ufficiale) della Repubblica Italiana.
 
    termine inglese la cui traduzione letterale significa “ufficio posteriore”. Nelle pubbliche amministrazioni, in particolare, si svolgono attività non a diretto contatto con il pubblico, complementari a servizi aperti ai cittadini, quali il segretariato sociale, gli sportelli dell’anagrafe, gli informagiovani, gli uffici di relazione con il pubblico, detti di FRONT OFFICE (v.).
 
    letteralmente “cattivo viaggio”, stiamo purtroppo parlando di sostanze stupefacenti (acidi, pasticche …) che possono causare anche “brutte esperienze” in cui provi paura, paranoia, situazioni difficili da sostenere.
 
    da “badare” = avere cura, prendersi cura di qualcuno. Il termine non è bello, meglio dire collaboratrici domestiche o aiutanti domiciliari. Di chi stiamo parlando? di quell’esercito composto da migliaia di donne (ma ci sono anche uomini) che ha letteralmente salvato la dignità dello stato sociale italiano. Dovrebbero fare un monumento alla badante ucraina o bielorussa, da collocare in tutte le piazze d’Italia accanto alle statue di Garibaldi ma non lo faranno perché non si può riconoscere ufficialmente i limiti del sistema sociale attuale che, di fronte al dramma di persone anziane o disabili non autosufficienti e delle loro famiglie, si è dimostrato particolarmente incapace.
Chi di noi non ha un parente o un conoscente con una persona anziana in casa assistito da una donna, spesso straniera e il più delle volte CLANDESTINA (v.)? Si utilizza una badante per sostenere una famiglia con uno dei suoi membri non più autosufficiente, quasi sempre anziano; la si utilizza perché i servizi offerti dal pubblico non sono ritenuti adeguati, perché si vuole tenere il nonno o l’anziano genitore lontano dalla casa di riposo, perché, fatta una botta di conti, conviene… Mettiamola come volete, di fatto la badante è utile, molto utile.
Piuttosto è necessario risolvere alcuni problemi: se lavora in nero come metterla in regola senza perdere quella “convenienza” di cui si diceva? Se è clandestina come regolarizzare la sua situazione ?
Alcune Regioni, tra queste le Marche, stanno ipotizzando rimedi, ad esempio nella predisposizione di BUONI o ASSEGNI  di SERVIZIO (v.) finalizzati alle prestazioni sociali domiciliari, si tratta di servizi di supporto domestico (anche quello delle badanti) per la cura di persone anziane o di bambini e prevedono il concorso dell’Ente Pubblico ai costi delle prestazioni delle collaboratrici domestiche.
Discorso più complesso quello della regolarizzazione della presenza in Italia di persone straniere non in regola con la legge: la Legge "Fini - Bossi" ha veramente risolto questa problematica? Comunque oggi c’è un nuovo Governo e si attendono cambiamenti.
 
    dati messi in forma sistematica e facilmente accessibili a tutti, è un servizio di informazione sociale al cittadino.
 
    è nata dalla creatività dei cittadini, caratterizzata da un forte spirito comunitario e solidale. E' un luogo nel quale si compie uno SCAMBIO: le persone che aderiscono mettono a disposizione TEMPO e determinate prestazioni e attendono in cambio altrettanto dagli altri iscritti. Parole chiave: “rapporto di buon vicinato”, “scambio di saperi”, “valore del tempo”.
 
    una Banca intesa come punto di incontro tra risparmiatori con l'esigenza di una gestione del proprio denaro più consapevole e responsabile, e quelle realtà socio-economiche che hanno nel bene comune la propria finalità. In parole povere (assurdo se si parla di Banche), che fine fanno i nostri soldi e quali attività finanziano le "Banche normali"? Se volete fare i "saputelli al passo con i tempi", la potete chiamare anche “merchant bank etica “.
 
    2 centimetri di scalino bastano a fermare una sedia a rotelle, a rendere inutile cioè una protesi che aiutava un disabile a sentirsi uguale a noi, in questo caso nella mobilità urbana.  Se ne parla sempre tanto... ma provate a rompervi una gamba o a girare con un passeggino e vi accorgerete che la fruibilità della città non è affatto garantita a tutti.
Attenzione; oggi, nell’era di internet, le barriere sono anche audio/visive.
 
    si dice, ad esempio, di STRUTTURE RESIDENZIALI o SEMIRESIDENZIALI (v.) che svolgono funzioni abitative, di accoglienza educativa, destinate a persone autosufficienti.
Vedi anche MEDIA INTENSITA’ ASSISTENZIALE  e ALTA INTENSITA’ ASSISTENZIALE.
 
    il termine ha strette parentele con il mondo dell’informatica, deriva da “bench” e “mark” che, tradotto letteralmente dall’inglese, significa: segno di riferimento. La voce “benchmarking” viene utilizzata, in griglie o schede di progetti, interventi o attività, per mettere in evidenza eventuali confronti o comparazioni. A questo punto un’avvertenza: nel nostro mondo non si deve fare come ci hanno insegnato a scuola, per noi è importante sbirciare nel banco del vicino, scopiazzare da chi fa meglio di noi operando con esperienze innovative ed efficaci. Si tratta di fare il tutto con intelligenza, cioè traducendo, adattando, personalizzando, tenendo conto del nostro contesto, delle nostre capacità, del territorio e delle sue risorse.
 
    il lavoro sociale più antico, cioè l’aiuto a persone in situazione di bisogno e difficoltà. L’azione di beneficenza è stata studiata e codificata: chi fa beneficenza (il benefattore) dona il suo tempo, la sua competenza e spesso anche i soldi, per aiutare e sostenere la condizione di sofferenza di altre persone. Lo scambio tra benefattore e beneficiato  evidenzia una diversità certamente sociale, spesso culturale, e la sancisce; per questo motivo si parla criticamente di beneficenza. La beneficenza precede, lo avete già capito, la moderna concezione di WELFARE (v.), basata sui diritti di cittadinanza per tutti. Dunque benefattori e beneficiati appartengono al passato? No, purtroppo, perché nelle società contemporanee, dove il welfare è in crisi, riaffiorano con forza; ecco allora riapparire la privatizzazione degli interventi di aiuto e il riemergere di una funzione sociale di tutela dell’ordine pubblico, proprio come ai vecchi tempi. Infine una curiosità: il paese moderno per eccellenza, gli U.S.A., dove si sono sperimentate le prime massicce azioni di welfare, non ha mai rinunciato a sostenere ambiti, anche istituzionali, dedicati alla beneficenza.
 
   

tutte le attività che attengono, nel quadro della sicurezza sociale, alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti o a pagamento, o di prestazioni economiche, sia in denaro che in natura, a favore dei singoli, o di gruppi, qualunque sia il titolo in base al quale sono individuati i destinatari, anche quando si tratti di forme di assistenza a categorie determinate, escludendo soltanto le prestazioni economiche di natura previdenziale”. Dall’art. 22 del D.P.R. 616 del 24 luglio 1977.

 

 
    ti faccio del bene… quando progetto un servizio, realizzo un intervento, attivo una prestazione sociale.
 
    accesso garantito o agevolato ad un servizio (asilo nido, centro diurno, casa protetta…).
 
    per il senso comune il termine ha sempre significato lo stare bene, in particolare in compagnia di un bel portafoglio gonfio in tasca. L’operatore sociale parla di “benessere sociale” e si riferisce non solo alla condizione di una categoria di privilegiati ma a tutta la popolazione, in favore della quale vanno attivati interventi di promozione dell’agio  e non solo di gestione e di prevenzione del disagio. Di benessere (in alcuni testi si legge “ben-essere”) parla ampiamente, ponendolo come obiettivo prioritario, la LEGGE 328/2000 (v.).
 
    quali sono i beni fondamentali che dovrebbero essere garantiti, a tutti i cittadini, per diritto? Una casa adeguata, un lavoro in regola, un reddito sufficiente, la tutela della salute, un’adeguata istruzione, la possibilità e la libertà di muoversi nel proprio territorio, un ambiente sano…
 
    se vi avventurate nei i meandri delle circolari ministeriali, tra gli appunti del Ministero del Tesoro, le osservazioni dell’Agenzia delle Entrate, oltre al mal di testa, troverete che i cosiddetti beni immateriali sono i diritti di brevetto industriale, i diritti di concessioni, le  licenze e i marchi, i diritti di utilizzazione delle “opere dell’ingegno”, le conoscenze tecniche non brevettate… da ciò si può dedurre che i prodotti del lavoro dell’operatore sociale, le sue relazioni, che danno vita a servizi e prestazioni sono, appunto, beni immateriali… o no ?
 
    le “migliori” (in inglese: best) “prassi” o “pratiche” (pratices). Nel contesto dei percorsi di formazione e aggiornamento è cosa buona e saggia apprendere attraverso le “best pratices”, cioè conoscendo altre valide esperienze, fatte in contesti  operativi diversi. Dunque un invito a confrontarsi e ad allargare le nostre conoscenze di operatori sociali, magari facendo ricorso alla vecchia e mai superata regola del copiare con intelligenza quando incontriamo qualcuno (operatore o organizzazione) che ha già fatto belle cose.
 
    la convenzione O.N.U. sui diritti dell’infanzia (articolo 9) riconosce al bambino il diritto alla “bigenitorialità”, cioè a vivere in modo stabile le sue relazioni affettive e relazionali in un ambiente che garantisca questa continuità, in modo che si possano mantenere e possibilmente sviluppare, rapporti con entrambi i genitori e le famiglie d’origine.
 
    in questo contesto ci interessa il bilancio sociale delle pubbliche amministrazioni, cioè quel documento che racconta (rende conto) ai cittadini interessati (v. STAKEHOLDER) le scelte, le azioni, i risultati, gli obiettivi e tutte le attività che, ad esempio, un Comune ha messo in atto, di regola, in un tempo riferito all’anno solare. Di “bilanci sociali” hanno parlato per prime le grandi multinazionali private, produttrici di beni di consumo, desiderose di presentare all’opinione pubblica un volto diverso dal contesto del mercato e del profitto; fare “bilanci sociali” è significato, ad esempio,  pubblicizzare iniziative di solidarietà. Hanno seguito questa traccia i soggetti del terzo settore e anche nel nostro territorio, già dal 2001, cominciamo a vedere i “bilanci sociali” delle Cooperative che raccontano metodologie di lavoro, valorizzano professionalità, si evidenziano come risorsa locale.Ora tocca ai Comuni. Qualcuno ha anticipato i tempi. Comunque sia, nel territorio della Regione Marche i “bilanci sociali” sono previsti (con riferimento al PIANO SOCIALE REGIONALE v.) dal 2002 come strumento diffuso di lavoro politico e tecnico dei Comuni aggregati negli AMBITI TERRITORIALI (v.). In questo contesto il “Bilancio Sociale” è dunque la raccolta e l’elaborazione di dati qualitativi e quantitativi, comprese le risorse finanziarie, in relazione alle politiche di welfare in un particolare territorio. E’ in particolare l’insieme delle risorse sociali di tutti i soggetti, esperienze e professionalità coinvolte, certamente strutture, servizi e prestazioni, ma anche progetti, analisi, elaborazioni, previsioni, consuntivi, valutazioni, verifiche, documentazioni, comunicazioni, relazioni. E’ uno strumento di monitoraggio e di informazione sugli obiettivi sociali raggiunti. Si predispone il “bilancio sociale” co-progettando il percorso tra diversi interlocutori, è dunque frutto di un processo partecipato predisposto da un professionista con ruolo di Coordinatore, su indicazione del Comitato dei Sindaci
 
     siete in uno stato di bisogno quando vi è necessario un particolare bene, un contributo economico, una prestazione, un servizio per fare fronte alla vostra quotidianità. Il concetto è comunque vago, difficilmente determinabile se non in rapporto ad un contesto specifico, alla possibilità di individuare anche le RISORSE (v.), i DESIDERI (v.) e gli INTERESSI (v.) di una persona. (vedi anche ABILITA’ e DIFFICOLTA’). Nell’ottica del WELFARE STATE (v.) è lo Stato che si fa carico dei problemi della collettività, partendo proprio dal presupposto che un individuo è in una situazione di bisogno quando gli vengono a mancare determinate cose. Chi decide che queste cose sono essenziali per il cittadino e gli devono dunque essere garantite? In questo caso è sempre lo Stato che si propone come una sorta di misuratore dei bisogni e lo fa in riferimento ad una collocazione culturale e storica precisa perché la categoria dei bisogni varia nel tempo e nello spazio geografico; provate a dire ad un bambino del terzo mondo che il suo bisogno primario è il gameboy! Naturalmente una folta schiera di studiosi ha elaborato le proprie brave teorie dei bisogni, per cui troverete classificazioni (bisogni primari e secondari), suddivisioni (materiali e spirituali), definizioni (naturali, universali, determinati da contesti storici specifici…), scale di complessità (bisogni fisiologici, di sicurezza, di affiliazione, di stima, di autorealizzazione). In conclusione il vero problema per noi operatori sociali, che nel tentativo di dare soddisfazione a questa complessità di bisogni ci siamo dentro fino al collo, è avere certezza che il bisogno rilevato coincida con la DOMANDA (v.), interpretata correttamente. Questo, nella sua impegnativa semplicità, è l’obiettivo delle politiche sociali.
 
    è un assegno di 1.000,00 euro previsto dalla legge finanziaria 2006. Riguarda ogni figlio nato o adottato nel 2005 e per i figli dal secondo in su nati o adottati nel 2006 che appartengono ad un nucleo familiare con un reddito complessivo non superiore a 50.000 euro. “Lo sai che la Finanziaria ti assegna un bonus di mille euro? I tuoi genitori potranno riscuoterlo presso questo ufficio postale”. Segue indirizzo e “Un grosso bacio”, firmato Silvio Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio ha scritto a 600mila bebè nati nel 2005, spiegando ai loro genitori le modalità per riscuotere l'assegno da mille euro previsto dalla Finanziaria. Ma, come un maldestro Babbo Natale, ha esagerato negli indirizzi ed ha inviato la lettera anche a chi non ne aveva diritto!!!
 
    non si tratta di rampanti manager che giocano in Borsa, tutt'altro. Parliamo di persone in difficoltà, a rischio di esclusione sociale, che attraverso percorsi sociali-formativi-lavorativi, sostenuti dai Servizi di competenza (Aziende Sanitarie, Comuni ...) sperimentano situazioni minime di autogratificazione e di autonomia personale.
 
    è sempre più frequente vederle in giro sotto forma di bancarelle provvisorie o di punti fissi organizzati come vera “bottega”, sono quei luoghi dove sono in vendita i prodotti delle cooperative sociali impegnate nel reinserimento lavorativo di persone in condizioni di disagio.
 
    puoi usarlo alla FIAT o in un Centro Educativo: è uno strumento di lavoro utile sia per la scelta di un nuovo nome per l’utilitaria del nuovo millennio, sia per la programmazione delle attività socio educative nella prossima stagione. Sta per “tempesta di cervelli” e funziona con il gruppo di operatori, educatori, ma anche con gli “utenti”: si stabilisce il tema da discutere e si scatena la fantasia…; è complementare e anticipa un altro strumento per il lavoro di gruppo: il GIRO DI PAROLA (v.).
 
    Budget  è una parola inglese che significa in generale BILANCIO (v.). In particolare si parla di budget, negli Enti Locali e quindi anche nei servizi sociali, intendendo le risorse finanziarie affidate a dirigenti e responsabili per la gestione del BILANCIO (v.). (Vedi anche P.E.G.).
 
   

in altri tempi il “bullo” era il coetaneo che per farsi bello  le sparava veramente grosse. Oggi la questione è molto più preoccupante e meno innocua. Il fenomeno bullismo è infatti in continuo aumento e riguarda quelle azioni, compiute da singoli o gruppi, che mirano deliberatamente a fare del male (psichico o fisico) verso una persona (vittima) in genere ritenuta debole (ma anche verso altri gruppi). La scuola è senza dubbio il luogo in cui questi atteggiamenti si manifestano con maggiore frequenza, soprattutto durante gli spazi dove manca una figura adulta (trasporto casa scuola, intervalli, gite …).

 

 
    il servizio sociale dell’Ente Locale utilizza documenti che, una volta consegnati ad un cittadino, danno diritto alla prestazione di un servizio; esempio classico, il “buono pasto”, che può essere “riscosso” in una mensa convenzionata. Si possono “acquistare” anche servizi e prestazioni più complesse come, ad esempio, l’assistenza domiciliare erogata da operatori professionisti (vedi anche VOUCHER).
 
    anche nel gergo del mestiere sociale si usa questa espressione quando l’operatore si “brucia” (in inglese “to burn” significa “bruciare”), cioè è travolto dall’impegno emotivo, non gestisce più adeguatamente le sue risorse professionali, è stanco, demotivato, depresso…: è ora che prenda una bella vacanza, ma, se la cosa si ripete di frequente forse è meglio che cambi lavoro.
Il mestiere sociale è tra quei lavori particolarmente a rischio perché contiene una forte componente emozionale, coinvolge in situazioni empatiche ed è centrato sull’altro, l’utente.
Il “burn out” è il frutto di una lenta erosione; qualcuno la definisce una sindrome strisciante che provoca uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale. Come fare per accorgersi di essere “cotti”?
Provate una generale sensazione di svuotamento, vi sentite impotenti di fronte ai problemi,
vivete uno stato di aridità emotiva,
state sviluppando uno concetto negativo di voi stessi, del vostro lavoro, delle altre persone,
vivete una costante sensazione di fallimento rispetto agli obiettivi che vi siete dati?
Se avete risposto sempre sì, siete decisamente in fase avanzata di “burn out”. La casistica del “burn out” è vasta, ma l’esperienza insegna che i più colpiti sono quegli operatori che hanno forti motivazioni ideali, non quelli che fanno il mestiere sociale solo in attesa del “27” o che hanno maturato un atteggiamento decisamente cinico. 
C’è modo di prevenire il “burn out”? In teoria sì: innanzitutto convincetevi che questa situazione di disagio non nasce dalla vostra inadeguatezza, non è un problema dentro di voi, ma è provocato da cause esterne; poi provate a mantenere un certo distacco dal vostro utente e dalla situazione critica che state vivendo, pur manifestando interesse. Non sono ricette improvvisate dai sottoscritti; lo dicono gli esperti, chiamano tutto questo “distacco interessato”. utile -dicono sempre loro- “per resistere al potere irradiante della sofferenza”; comunque sia, in bocca al lupo! E non dimenticate mai di “investire” in FORMAZIONE (v.) e SUPERVISIONE (v.).
 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    La Commissione Medica di verifica, situata presso l’INPS, svolge la funzione di controllo, sotto il profilo sostanziale e formale, dei verbali di visita redatti dalla Commissione Medica della ASL e provvede a convalidarli o a procedere alle verifiche del caso. La Commissione di verifica, infatti, dandone adeguata motivazione, può disporre la sospensione della procedura di riconoscimento dell’invalidità civile, richiedendo ulteriori accertamenti, da effettuarsi presso la stessa ASL o presso la Commissione di verifica.
La Commissione di Verifica può confermare o modificare la valutazione della Commissione Medica della ASL con le conseguenze, in termini di percentuale di invalidità e/o di provvidenze economiche, che ne conseguono. Effettuati gli accertamenti la Commissione Medica ASL redige un nuovo verbale che trasmette per la convalida definitiva alla Commissione di verifica. Viene disposta la revoca della provvidenza economica, se in essere, solo se l’interessato si sottrae alla eventuale visita o accertamento specialistico richiesti dalla Commissione di verifica.
 
   

Centri Autorizzati di Assistenza Fiscale, strumenti che i Comuni possono utilizzare nel caso intendano delegare all’esterno la gestione dell’ISE (v.).

 

 
   

Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza. Nati per accogliere ed identificare persone immigrate da paesi extra-comunità europea,

 
   

.in italiano è molto più significativo: "referente familiare", colui che presta attenzione e vive più frequentemente in contatto con un proprio familiare o amico in stato di bisogno; risorsa importante da individuare in ogni progetto personalizzato.
I più pignoli però distinguono il CAREGIVER, la persona in generale che si prende cura di qualcuno in difficoltà, dal CARER (v. TO CARE) la persona, in particolare un familiare ma anche un amico o un vicino di casa, che offre informalmente il suo sostegno a persone in difficoltà (v. COMMUNITY CARE).

 

 
    è l'organismo pastorale della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) per la promozione della carità. Ha lo scopo cioè di promuovere “la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica” (art.1 dello Statuto).
È nata nel 1971, per volere di Paolo VI, nello spirito del rinnovamento avviato dal Concilio Vaticano II. Sono oggi presenti in Italia 222 Caritas diocesane.
 
   

è un patto tra le istituzioni pubbliche e tutti i cittadini.

Gli enti che erogano servizi devono definire con quali criteri i cittadini accedono ai servizi stessi, le modalità di funzionamento, le procedure messe in atto per tutelare i diritti dei cittadini, quindi trasparenza, chiarezza di ruolo, rispetto ecc., in un contesto che è una sorta di contratto o patto tra ente/organizzazione e utente. La “carta dei servizi” ha una storia recente in Italia, ma è supportata da un robusto quadro normativo: si va dalla direttiva del  Consiglio dei Ministri del 7 gennaio 1994, al decreto legge del 12 maggio 1995 che da regole alle “carte” (servizi pubblici sanitari), fino alla legge quadro di riforma del welfare n. 328 del 2000,  dove, all’articolo 13, si prevede l’adozione di una carta dei servizi sociali da parte di un ente erogatore, requisito necessario per ottenere l’ ACCREDITAMENTO (v.). Come fare una “carta dei servizi” secondo le regole? La direttiva del Consiglio dei Ministri del 1994 articola il percorso in tre parti: la prima deve contenere i principi ispiratori del servizio (uguaglianza, rispetto dei diritti, partecipazione, efficacia, efficienza…), la seconda deve individuare gli strumenti con i quali si concretizzano i principi (valutazione della qualità, definizione di standard, informazione, semplificazione del processo organizzativo…), la terza deve definire le modalità di tutela degli utenti (possibilità di ottenere sanzioni per il mancato rispetto della carta, ascolto di reclami, comitati di garanzia per l’attuazione della carta…). Anche la Legge Regionale (Marche) n.20 del 2000 propone alcune indicazioni; ecco, ad esempio, cosa deve esserci nella carta dei servizi di un Centro diurno per Disabili:

finalità e obiettivi generali;
tipo di prestazioni offerte;
articolazione organizzativa e figure professionali
impegnate;
processi principali del servizio (ammissione,
progettazione, dimissione, ecc);
metodologia di intervento;
organizzazione delle attività;
modalità di collegamento e coordinamento con la
rete dei servizi e delle risorse del territorio;
piano di formazione degli operatori;
programma di valutazione e miglioramento della
qualità.
 

 
   

la “cartella” è lo strumento professionale per eccellenza dell’ASSISTENTE  SOCIALE (V.), strumento storico, nato con il mestiere dell’A.S.. Oggi soggetto a rapida evoluzione perché inserito in un sistema informativo articolato e complesso e, in questo contesto, rappresenta un mezzo capace di rispondere alle nuove esigenze dei cittadini e dunque del Servizio Sociale professionale. La “cartella” ha una valenza informativa e di rete in quanto strumento utilizzato da più operatori. Con la sviluppo delle nuove tecnologie anche nel nostro mondo si sta passando alla realizzazione della “cartella sociale informatizzata”, un miglioramento dello strumento di lavoro a vantaggio dell’operatore e delle necessarie integrazioni/interscambi informativi tra i diversi livelli del sistema di welfare locale.

 

 
    struttura residenziale che ha una funzione prevalentemente alberghiera, dunque destinata a favorire il mantenimento di una vita autonoma e dedicata sia a persone disabili che a persone anziane.
 
   

 o CARCERE, o PRIGIONE, o CELLA, o GATTABUIA, o GALERA, o GABBIO, o ISTITUTO PENITENZIARIO, o LUOGO di DETENZIONE, o CASA di RECLUSIONE…: sembra che il nostro lessico si sia sbizzarrito nel trovare mille modi per allontanare, punire, separare ("bisognerebbe rinchiuderli e buttare via la chiave!)…, eppure sarebbe bello inventare un nome che ci ricordi che si parla di un luogo rivolto principalmente al recupero e al reinserimento di persone che hanno sbagliato o su cui (a volte) hanno sbagliato i giudici.

 

 
    La Casa di Riposo è una struttura di tipo residenziale gestita da soggetti pubblici o privati, finalizzata a fornire accoglimento ad anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti, non assistibili dalle famiglie e che non possono vivere da soli.
Le Case di Riposo sono dotate generalmente di camere pluriletto, con servizi igienici inclusi. Inoltre, dispongono di ampie aree per la socializzazione e lo svolgimento di attività ricreative e del tempo libero, di ambulatori ed aree di servizio quali uffici amministrativi, cucina , lavanderia e guardaroba.
E’ assicurata la presenza continuativa del personale preposto ai servizi tutelari; la partecipazione sporadica di figure specialistiche come lo psicologo, il fisiatra, il geriatra; la presenza periodica del barbiere, del parrucchiere, del podologo.
 
   

struttura residenziale a carattere familiare, con la presenza di adulti che svolgono funzioni educative e di sostegno socio assistenziale E’ destinata a persone temporaneamente o permanentemente prive di sostegno familiare, con età diverse e diverse problematiche “psico-sociali”. La particolarità di questo servizio sta nel fatto che gli adulti (le figure di riferimento educative), fanno parte di una famiglia, anche con figli, che presta servizio dando continuità alla loro presenza nella struttura.

 

 
    La casa protetta è una struttura residenziale socio-sanitaria per anziani non autosufficienti che non possono più essere assistiti a domicilio che prevede permanenze anche di lungo periodo.
L'obiettivo della casa protetta è il mantenimento delle autonomie residue e il recupero delle capacità fisiche, mentali e relazionali della persona anziana grazie alla presenza di personale specializzato che garantisce assistenza personale nelle attività quotidiane, assistenza medica di base, prestazioni infermieristiche e riabilitative.
Per ogni ospite, viene elaborato e costantemente aggiornato un piano di assistenza individualizzato che tiene conto degli specifici problemi e bisogni sanitari, cognitivi, psicologici e sociali della persona identificati nell'ambito di una valutazione multidimensionale eseguita da un'équipe composta da un geriatra, un infermiere professionale un assistente sociale (UVG).
Le strutture prevedono stanze singole e a più letti dotate di arredi, servizi igienici adeguati, presidi e ausili per la mobilità, oltre ad ambienti collettivi per il pranzo e le attività di gruppo.
Vengono infatti organizzate attività di socializzazione, ricreative, culturali e previsti spazi per le pratiche religiose.
L'assistenza alberghiera comprende i servizi di cucina o fornitura dei pasti, di pulizia degli ambienti, di lavanderia, guardaroba e servizi per la cura della persona (manicure/pedicure, parrucchiere, podologo).
Le case protette inserite nella rete dei servizi socio-sanitari per anziani non autosufficienti convenzionate, usufruiscono di prestazioni sanitarie, fornite o rimborsate dalla Ausl, e di un rimborso giornaliero degli oneri a rilievo sanitario Le case protette in Regione
Per richiedere l'accoglienza in una casa protetta convenzionata è necessario rivolgersi agli assistenti sociali tramite lo  Sportello Sociale del proprio comune di residenza,o ai servizi assistenza anziani, dove è anche possibile reperire informazioni sulle prerogative e sulle caratteristiche delle varie strutture ed avere un aiuto competente nell'individuare la soluzione più adatta ad ogni specifico caso.
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    si tratta del "RESPONSABILE DEL CASO" e può essere un operatore sociale o sanitario che è garante di un programma di intervento, per esempio l’ADI (v.), ed è responsabile della sua attuazione.
 
    La cassa integrazione guadagni (CIG) è un istituto previsto dalla legge, consistente in una prestazione economica (erogata dall'Inps) in favore dei lavoratori sospesi dall'obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorano a orario ridotto.
L'istituto è stato introdotto nell'ordinamento per la prima volta con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869, che conteneva disposizioni sulle integrazioni salariali, poi ratificato con modificazioni dalla legge 21 maggio 1951, n. 498. Infine, la legge n. 223 del 1991 ha modificato alcuni paramentri restringendo i tempi di concessione della CIG, al fine di reprimere eventuali abusi.
La ratio legis è quella di venire incontro alle aziende che si trovino in momentanea difficoltà, sgravandole in parte dei costi della manodopera temporaneamente non utilizzata.
 
    «Sindrome da malassorbimento indotta dall'ingestione di cibi contenenti glutine. In individui privi degli enzimi per la digestione di tale complesso proteico, la celiachia è caratterizzata da diarrea con feci grasse. È causata da un'intolleranza alle proteine del glutine, provoca scadimento delle condizioni generali e ridotto accrescimento».
 
    non la singola cooperativa ma l’organizzazione che le contiene, ne conosciamo quattro: LEGACOOP (Lega Nazionale delle Cooperative), CONFCOOPERATIVE (Confederazione Cooperative Italiane), A.G.C.I. (Associazione Generale delle Cooperative Italiane) e U.N.C.I. (Unione Nazionale Cooperative Italiane).
 
    Il Centro di Riabilitazione è una struttura residenziale e non, che fornisce le prestazioni sanitarie di riabilitazione rivolte ad anziani e disabili autosufficienti (anche solo parzialmente) o non autosufficienti,
Interessano soggetti che presentano disabilità transitorie o permanenti;
Il Centro di Riabilitazione può anche essere ubicato all’interno di ospedali, policlinici universitari, poliambulatori territoriali, case di cura e residenze sanitarie assistenziali.
Una stessa struttura può fornire prestazioni riabilitative in regime ambulatoriale, domiciliare, di degenza programmata o in day hospital.
 
   

Il Centro Diurno è una struttura semiresidenziale destinata a fornire accoglienza a persone anziane in condizioni di autosufficienza o con un livello di autonomia ridotto a causa di problematiche di natura prevalentemente fisica, che necessitano di supervisione, tutela, sostegno e aiuto nello svolgimento di alcune delle attività di vita quotidiana.
Si rivolge in modo particolare agli anziani che spesso vivono una condizione di solitudine e di disagio.
Il Centro Diurno oltre a permettere un alleggerimento degli impegni familiari, dovrebbe garantire un’assistenza globale dell’anziano sulla base di piani di lavoro individualizzati, volti ad ottenere una migliore qualità di vita possibile.
Infatti, esso offre attività di riabilitazione, ricreative, culturali, artigianali e numerose occasioni di socializzazione, ponendosi come luogo di incontro per la vita di relazione.
Le prestazioni e i servizi offerti dal centro sono diversi:

CENTRO DIURNO DISABILI (CDD)
E’ un centro che accoglie adulti con disabilità psico fisica medio – grave. Vi operano soprattutto gli educatori professionali che realizzano interventi a carattere riabilitativo e risocializzante a favore degli ospiti del CDD.
Il Centro ha pure una finalità di supporto alla famiglia della persona con disabilità.
CENTRO DI PRONTA ACCOGLIENZA PER ADULTI: struttura residenziale a carattere comunitario dedicata esclusivamente a situazioni di emergenza sociale.

CENTRO DIURNO PER ANZIANI: struttura semi-residenziale ad elevata integrazione sociale e sanitaria, che accoglie anziani parzialmente autosufficienti o non autosufficienti

 

 
   

si tratta di strutture territoriali nate per favorire il funzionamento del mercato del lavoro e finalizzate all'integrazione delle nuove competenze in materia di formazione professionale, orientamento e politiche attive del lavoro. Nelle Marche ne sono stati istituiti 13.

 

 
    La Regione Emilia-Romagna interviene anche per valorizzare il ruolo degli anziani nella società e per renderli protagonisti attivi nel proprio territorio di residenza..
Si tratta di luoghi dove si organizzano attività ricreative, come gite, feste sociali, giochi e manifestazioni culturali, che permettono all?anziano di non rimanere e di non sentirsi isolato.
Ma si tratta anche di centri dove impegnarsi in attività socialmente utili, magari affiancando il Comune nello svolgimento delle sue mansioni.
Curare il verde pubblico, custodire e occuparsi della manutenzione degli impianti sportivi, contribuire alla sorveglianza nelle scuole, prendersi cura di anziani non autosufficienti o di disabili, sono solo alcuni esempi di attività che vedono impegnati gli anziani iscritti ai Centri sociali.
 
    COMUNITÀ ALLOGGIO PER ANZIANI: struttura residenziale totalmente o parzialmente autogestita, a carattere familiare, con ospiti persone anziane autosufficienti.
COMUNITÀ ALLOGGIO PER DISABILI: struttura residenziale che ospita persone in situazione di handicap (fisico, psicofisico, intellettivo, …) o persone anziane prive di riferimenti familiari adeguati. In riferimento alla tipologia dello svantaggio e in presenza di adeguata autonomia, queste strutture possono prevedere una presenza non continua di operatori e forme di parziale autogestione.
COMUNITÀ ALLOGGIO PER EX TOSSICODIPENDENTI: servizio residenziale temporaneo a carattere familiare, dedicato a persone che hanno concluso il programma terapeutico riabilitativo in altre strutture (residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali), prive di riferimenti familiari o per le quali sia più opportuno l’allontanamento dal nucleo familiare.
COMUNITÀ ALLOGGIO PER GESTANTI E MADRI CON FIGLI A CARICO: servizio residenziale, temporaneo, di tipo familiare per donne sole in attesa di un figlio o con figli minorenni, prive di validi riferimenti familiari o per le quali sia più opportuno l’allontanamento dal nucleo familiare. Possono essere ospitate anche donne detenute in carcere ammesse alla detenzione domiciliare.
COMUNITÀ ALLOGGIO PER PERSONE CON DISTURBI MENTALI: servizio residenziale con tipologia di convivenza a carattere familiare finalizzato al sostegno nel percorso di autonomia e integrazione sociale. La permanenza può essere temporanea o permanente. La Comunità ospita persone che hanno concluso programmi di terapia e riabilitazione in strutture e servizi sanitari, prive di riferimenti familiari o per le quali sia più opportuno l’allontanamento dal nucleo familiare.
 
    una modalità per unire diversi soggetti responsabili con la finalità di gestire, integrare servizi e campi di intervento. Nel sociale si consorziano Comuni, si consorziano Comuni e Aziende locali sanitarie. Chi sceglie la forma “consorzio” intende  dotarsi di uno strumento caratterizzato da forte autonomia gestionale, che agisce in una particolare dimensione territoriale, non coincidente con il singolo Comune o con la Provincia. Il risultato è un’associazione di Enti che accorpano servizi e funzioni, risorse professionali ed economiche. Dunque il consorzio ha autonomia gestionale, personalità giuridica, autonomia statutaria e di regolamento. Sono stati recenti provvedimenti legislativi (es D.L. 112/98, legge 328/2000 e vedi TESTO UNICO) a proporre nuovi sistemi di funzione delle autonomie locali, attraverso percorsi di riorganizzazione fondati sul “riposizionamento” del servizio sociale. Non è compreso, in questo modello, il Consorzio avente rilevanza economica e imprenditoriale.
Nel mondo della COOPERAZIONE SOCIALE (v.) è previsto il “consorzio”, costituito “come società cooperative aventi la base sociale formata in misura non inferiore al 70% da cooperative sociali “ (articolo 8 della legge 381/91).
 
    è un contratto a tempo determinato, che mira a favorire l'entrata dei giovani nel mondo del lavoro e l'acquisizione di una qualifica professionale, secondo il progetto formativo predisposto dall'azienda. Vi sono due tipologie di contratto: "tipo A" (volto all'acquisizione di professionalità di medio-alto livello, durata massima 24 mesi) e "tipo B" (per l'inserimento professionale, durata massima 12 mesi). Può essere applicato da imprese in qualunque settore produttivo, da associazioni, fondazioni e liberi professionisti disposti ad assumere giovani di età compresa tra i 16 e i 32 anni non ancora compiuti, iscritti nelle liste dell'Ufficio di collocamento.
 
   

onvivere, cioè vivere con qualcuno, in senso generale o particolare, in gruppo o in coppia, con quello del tuo stesso colore o con l’altro, magari nero e di un’altra religione… In tutti i casi, una bella scommessa!

 

 
   

ecco quale tipologia di lavori possono svolgere le coop. sociali di tipo B. e dunque quante occasioni ci sarebbero per inserire nel mondo del lavoro persone fragili, svantaggiate, disabili, eccovi accontentati:
gestione del verde pubblico,
gestione canili e gattili,
derattizzazioni e disinfestazioni varie,
pulizia ambienti,
tipografia e stampa,
affissioni,
raccolta differenziata,
fornitura arredi (es. in legno),
lettura contatori,
facchinaggio,
manutenzione strade,
bidelli,
lavanderia e stireria,
fotoriproduzione e archiviazione,
tinteggiature e piccole opere murarie,
custodia garage e parcheggi,
gestione attività  cimiteriali,
rassegna stampa informatizzata,
gestione centralini telefonici…

 
   

l’8 novembre 1991 (modificata con L. 52/96) Camera e Senato approvarono la legge n. 381 sulla “disciplina delle cooperative sociali”. “Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso:
a)  la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi; 
b) lo svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate” (articolo 1).
La legge della Regione Marche n. 50 del 1995, all’articolo 2, riprende la 381/91 e precisa che ci sono dunque cooperative sociali:
·         di “TIPO A” (quelle ad esempio che operano in CONVENZIONE (v.) con gli enti locali per gestire centri diurni per giovani con handicap o centri di aggregazione per adolescenti);
·         di “TIPO B” (quelle, ad esempio che, sempre in convenzione con l’ente locale, gestiscono attività lavorative – attività di stampa in una tipografia,  manutenzione del verde pubblico ecc. -, garantendo l’inserimento di persone svantaggiate e/o disabili);
·         a queste si aggiunge una ulteriore tipologia, la “C”, comprendente i consorzi di cooperative, come previsto dall’articolo 8 della 381/91 (vedi CONSORZIO).
La Regione Marche ha sostituito la legge 50 del 1995 con una nuova legge regionale, la L.R, n. 34/01 "Promozione e sviluppo della Cooperazione Sociale".
Genericamente si utilizza, spesso come sinonimo,  anche il termine IMPRESA SOCIALE (v.).
Una curiosità interessante in Italia ci sono oltre 221.000 imprese sociali, di queste 1/10 con più di 5 soci.

 

 
    siamo in un Istituto di Scuola media superiore e il Consiglio di classe nello scrutinio finale dell'ultimo anno, attribuisce ad ogni alunno meritevole, un  punteggio che tenga conto del rendimento scolastico degli ultimi tre anni. Tale punteggio (credito formativo) si va ad aggiungere ai risultati riportati dai candidati nelle prove scritte ed orali dell'esame di stato.
La partecipazione ad attività esterne alla scuola (anche nel campo socio- educativo) determina in parte il proprio credito formativo.
 
    o “curatore speciale”. Parliamo di infanzia e adolescenza, il “curatore” è colui che compie, in nome e per conto di un bambino o un ragazzo privo del sostegno genitoriale, un determinato atto giuridico. Al contrario del TUTORE (v.) non rappresenta stabilmente il minore ma solo nel compimento di un singolo o di una serie limitata di atti (curatore “ad acta”) o processi (curatore “ad processum”).
 
    Le cure palliative […] rappresentano la cura globale e multidisciplinare dei pazienti affetti da malattia che non risponde più a trattamenti specifici e di cui la morte è la diretta conseguenza».
Le cure palliativeaffermano la vita e considerano la morte come un evento naturale;
non accelerano né ritardano la morte;
provvedono al sollievo del dolore e degli altri sintomi;
integrano gli aspetti psicologici, sociali e spirituali dell'assistenza;
offrono un sistema di supporto per aiutare la famiglia durante la malattia del paziente e durante il lutto […].
Il controllo del dolore, degli altri sintomi e dei problemi psicologici, sociali e spirituali è di fondamentale importanza. Lo scopo delle cure palliative è il raggiungimento della migliore qualità di vita possibile per i pazienti e per le loro famiglie. Coloro che operano nelle cure palliative sono professionisti di diverse discipline, raggruppati in équipe. L'équipe delle cure palliative è costituita da un medico, un psicologo, un infermiere, un assistente sociale, un "counsellor" [...], un volontario e dal paziente stesso, insieme alla famiglia. La peculiarità delle cure palliative è di adattarsi giorno per giorno alle esigenze del paziente e dei suoi familiari. Pertanto, ogni cura e ogni trattamento richiedono una revisione continua delle terapie e un'attenzione costante; ogni progetto di cura applica i mezzi più moderni e le terapie più avanzate».
 
   

si tratta della carta d'identità di chi lavora anche nel campo sociale. Tenere aggiornato il proprio percorso formativo e professionale è un compito a cui non ci si può sottrarre…, ma, per favore, evitate di riempire pagine e pagine di "cose inutili".  A volte qualcuno ci inserisce pure gli incontri di condominio se avevano argomenti di tipo sociale: "abbattimento barriera architettonica, chiusura automatica del portone per rischio extracomunitari ….".  Per non fare brutte figure grammaticali, vi ricordiamo che al plurale si dice: CURRICULA VITAE.

 

 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    nel difficile tentativo di trovare opportuna denominazione di persone che vivono particolari situazioni di sofferenza e difficoltà, qualcuno ha pensato bene di usare il termine “disabile” per comprendere generalmente tutte le persone in situazione di handicap fisico, psichico, psico-fisico, di varia gravità. Il termine è composto dalle prefisso “dis”  (che dà valore peggiorativo, indicando qualcosa o qualcuno che non funziona a dovere) e “abile”.
 
    l’operatore sociale usa questo termine in riferimento ad una situazione o condizione sociale; lo stesso operatore, se aggiornato, vi parlerà anche di promozione dell’agio e non più solo di lotta al disagio. Nonostante questo il disagio rimane all’ordine del giorno e allora, scorrendo questo dizionario, vi ritroverete davanti, molte volte,  questo termine.
 
 
    In quest’area rientrano utenti che presentano più problematiche spesso correlate quali ad esempio alcooldipendenza o tossicodipendenza, carcere, malattie terminali e/o virali ( es. cirrosi epatiche, sieropositività), ad handicap fisici o psichici in seguito a traumi - incidenti o logoramento dello stato di salute causa la dipendenza stessa.
Sono utenti, quasi sempre, con un’elevata compromissione delle capacità personali e relazionali.
Essi vanno accompagnati nello svolgimento anche dei più piccoli atti della vita quotidiana, in quanto talmente fragili da non riuscire a gestirsi, senza una guida che tenga i fili della loro esistenza.
 
    Il distretto è’ la struttura operativa che meglio consente di governare i processi integrati fra istituzioni, gestendo unitariamente diverse fonti di risorse (del SSN, dei Comuni, della solidarietà locale).
Il controllo direzionale dovrà consentire il monitoraggio dei processi assistenziali integrati, correlando le risorse impiegate ai risultati ottenuti.
Le Regioni, nei rispettivi Piani, preferibilmente sociosanitari, provvedono a definire i criteri di finanziamento e gli indirizzi organizzativi, mettendo in grado le aziende USL di programmare l’entità delle risorse da assegnare ai distretti.
 
    tutti abbiamo diverse abilità e, naturalmente, non siamo capaci di fare tutto, ovvero in qualche cosa siamo certamente “disabili”. Dovrebbe essere sinonimo di DISABILE (v.) ma, naturalmente, non lo è. Lo diciamo più avanti anche a proposito del termine HANDICAP (v.): in questi anni si è assistito ad un continuo peregrinare tra terminologie, alla ricerca affannosa di quella più adeguata a definire alcune  persone e la loro situazione di vita. Fino ad ora si era sottolineata la “mancanza“ di qualche cosa, ora tutto questo non sembra più “politicamente corretto” e si sposta l’attenzione sulle abilità che tutti: bianchi o neri, belli o brutti, possediamo. Il principio è corretto, infatti un buon operatore sociale sa che un percorso di aiuto e sostegno si fonda sulle risorse che ogni persona è comunque in grado di esprimere e non su quello che non c’è o non può essere fatto, ma il termine ci sembra un po’ demagogico. Vedremo se sarà la definizione vincente e conclusiva, in quel caso ci adatteremo anche noi.  
    parola che difficilmente trovate nei veri vocabolari; è uno di quei termini del "walfarese" che indica nel domicilio, nella casa in cui si abita, l'obiettivo primo dell'intervento da mettere in atto. "Prima di pensare alla STRUTTURA RESIDENZIALE (v.), cerco di coinvolgere tutte le risorse disponibili affinché la persona possa rimanere nella propria abitazione"; questo è un modo di pensare di un operatore che crede nella domiciliarità. L'ADI (v.) o il SAD (v.)  sono alcuni dei servizi figli di questo pensiero.
 
    entri in casa, cacci un urlo e si accendono le luci con sottofondo dei REM che strimpellano la struggente “everybody hurts”, batti le mani si apre il frigo e si chiudono le imposte… ecco qua la “domotica”. Detta così potrebbe sembrare l’esaltazione del lusso e dell’inutile; pensando a persone disabili la cosa cambia prospettiva e diventa interessante. Del termine “domotica” si danno due interpretazioni:
una generale, dove questo neologismo, derivato dal francese “domotique”, (composto dal latino domus = casa e informatique = informatica) indica scienze e tecniche connesse con l'elaborazione delle informazioni, tramite strumenti tecnologici, all'interno dell'ambiente di vita o di lavoro;
una particolare, che intende la “domotica” come automazione domestica. Se avete l’apricancello siete già in sintonia.
 
    insieme di risorse varie, strumentali, professionali, metodologiche, organizzative, finanziarie, culturali ecc. disponibili all’uso operativo. Es.: la “dotazione dei servizi sociali del Comune di…”.
 
   

oppure “sindrome di Down”, dal nome del medico inglese (J.L.H. Down, 1828-1896) che ha studiato per primo questa malattia, dovuta ad una anomalia dei cromosomi. E’  detta anche “trisomia 21”, ma per lungo tempo abbiamo chiamato coloro che ne sono colpiti anche “mongoloidi” . Per i più rappresentano l’handicappato tipo: quel viso, quegli occhi, quel sorriso che viene in mente quando si pensa ai diversi, disabili. Oggi le cose stanno cambiando, ma rimangono pregiudizi: sono tutti uguali, sono sempre felici, non vivono a lungo, non hanno affetti, non sanno del loro handicap, sono eterni bambini, indifesi, da viziare, non sanno esprimersi…: pregiudizi, specifici appunto.

 

 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    questo termine significa letteralmente “governo elettronico”. Lo scenario è quello di INTERNET (v.) coniugata con le Pubbliche Amministrazioni, in un processo che intende portare tutto (Enti Locali, scuole, settori produttivi vari, innocenti famigliole, associazioni e circoli bocciofili e tanto altro) nella cosiddetta “era digitale”. Come? Costruendo un quadro normativo adeguato (avete presente le firme digitali, le gare d’appalto on line, l’onnipresente documentazione informatica…?): regole tecniche per rendere efficaci le connessioni tra diversi sistemi informatici; risorse finanziarie dedicate; formazione specialistica per gli operatori coinvolti nel processo innovativo. “Governo elettronico” per utilizzare nuove tecnologie e, dicono, cambiare il mondo delle Pubbliche Amministrazioni: il modo di erogare servizi, di snellire procedimenti burocratici, di ampliare e semplificare l’accesso del cittadino al “Palazzo”.
 
    se già vi siete preoccupati o incuriositi, leggendo le considerazioni a proposito di E-GOVERNMENT (v.), preparatevi al rincaro di dose. L’e-learning (dall’inglese “e” = elettronico + learn = imparare) è la formazione, l’apprendimento fatto per mezzo del computer. In pratica può essere un vero e proprio sistema di formazione, che utilizza tecnologie informatiche e telematiche, attraverso la rete. Si riprende e si intende superare il più noto concetto di “formazione a distanza”, tentando di migliorarlo con l’interattività della rete informatica e quindi con una maggiore personalizzazione dell’intervento formativo, riproponendo la dimensione relazionale dell’aula e risolvendo il problema dell’isolamento dell’allievo .
 
    è una professionalità sociale, in forte rilancio. Non confondetevi con insegnanti o professori vari delle scuole di Stato. Parliamo di operatori sociali e, in questo caso, di una professionalità nata molto spesso a partire da scelte individuali, sulla  generosità di molti giovani, in particolare, che, tanti anni fa, cominciarono a condividere percorsi di aiuto e sostegno insieme a persone in situazione di svantaggio. Erano gli anni ’70, quando anche nei nostri territori nascevano i primi centri diurni per disabili, quando si progettavano, disorganiche ma molto partecipate, le prime esperienze di formazione finalizzate a qualificare le competenze. Solo nel 1998 verrà definito un profilo professionale specifico per questa figura (Decreto Ministeriale n.520/1998) e sarà previsto il possesso del diploma universitario che abilita all’esercizio di questa professione sociale.
 
    aiutare una persona a sviluppare la sua personalità, ha lo scopo di “rendere l’uomo autore del proprio bene.” (A.Rosmini). A noi interessa più che l’educazione l’ ”educare”, l’esperienza vissuta, il processo educativo in atto, quello di cui tutti facciamo esperienza quotidiana. Il linguaggio lo esprime con metafore implicite nelle parole che usiamo: “educare”, “formare”, “istruire”, “coltivare”, sono infatti rispettivamente metafore pastorizie, artigianali, operaie, contadine. (cfr. C.M. Martini – Dio educa il suo popolo).  Noi del campo sociale possiamo affiancare la metafora del “sostenere” (v. SOSTEGNO SOCIALE).
L’educazione, comunque, non è under 18 (allargata a 40 per gli eterni adolescenti!), ma è un percorso che ci accompagnerà per tutta la vita.
 
   

Il concetto di «équipe multidisciplinare» individua un modo di lavorare nell'adattamento degli strumenti e delle metodologie. L'équipe è formata da un gruppo di professionisti che lavorano insieme per la produzione di servizi. A seconda della tipologia del servizio erogata, l'équipe multiprofessionale può avere nel suo organico assistenti sociali, medici, psicologi, infermieri, pedagogisti, sociologi, educatori e operatori del settore amministrativo. Gli operatori dell'équipe hanno ruoli, funzioni e formazione molto differenti tra loro, per responsabilità, mansioni e richieste caratteristiche delle diverse professionalità. Ognuno ha capacità tali da gestire con più efficacia e competenza un aspetto del rapporto con l'utente piuttosto che un altro. Frutto del  lavoro in équipe è l'elaborazione di un progetto di vita  globale che guarda  la persona nella sua interezza

 

 
    il termine non è bello, ma è utile per distinguere tra quei servizi e prestazioni che un Ente pubblico vuole tenere per sè, utilizzando organizzazioni e personale “esterno”, oppure non vuole più, cedendo competenze, gestione e controllo ad altri (PRIVATIZZARE v.). Un esempio di esternalizzazione: un Comune desidera ampliare la sua rete di servizi per disabili e lo fa affidando, con una GARA DI APPALTO (v.), la gestione di un centro diurno ad una COOPERATIVA SOCIALE (v.) che mette a disposizione il suo personale che è, comunque, soggetto a regole e finalità definite dallo stesso Comune.
La legge di riforma del welfare (la 328 del 2000) ha rafforzato il ruolo dei Comuni riuniti in AMBITI (v.) territoriali, quali titolari dei servizi sociali che, in forma singola o associata, possono fare ricorso a diverse forme di gestione. Tra queste l’ “esternalizzazione”. L’affidamento con gare di appalto della gestione di servizi e prestazioni ai privati è un’operazione praticata da tempo e proprio per questo, oggi, nel contesto della PIANIFICAZIONE SOCIALE (v.) partecipata, deve essere affrontata dall’Ente pubblico con alcune attenzioni. Un buon amministratore deve infatti  valutare se queste forme di gestione sono ancora valide per quel territorio o se sia più conveniente ricorrere a forme innovative di gestione associata con l’utilizzo di diversi strumenti: dall’UFFICIO COMUNE (v.) all’AZIENDA SPECIALE (v.); deve tenere conto delle linee di indirizzo regionali che derivano dalla legge di riforma 328/2000; se e come sia possibile e conveniente superare la forma delle gare di  APPALTO (v.); in che modo conciliare le modalità di esternalizzazione con l’idea di SUSSIDIARIETÀ (v.) e con i percorsi di CO-PROGETTAZIONE (v.).
 
    chiunque non sia cittadino della Comunità Europea, e subito ci vengono in mente i cinesi, i maghrebini, gli slavi, i creoli, i filippini, i nigeriani…: qualcuno che la nostra presunzione avverte come inferiore. Sarà per questo che non pensiamo che extracomunitari sono anche gli statunitensi, i giapponesi, i canadesi, gli svizzeri, gli  australiani, i campioni stranieri del basket e del calcio …. Il primo razzismo o pensiero discriminante è già ben radicato nelle parole ridotte a slogan.
 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
   

Frequently Asked Questions ovvero Risposte a Domande Frequenti. Mamma come nascono i bambini? Babbo perché fumi? Nonna perché fai il lifting? Oggi potrete rispondere ai vostri bimbi con la fatidica frase “fammi una f.A.Q.”, così, una volte per tutte, pubblicheremo sulla bacheca del bimbo curioso tutte le risposte alle domande che il frugolo ci pone di frequente. Appena risolti i problemi in famiglia potrete visionare le “FAQ” che vi interessano come professionista, sul sito di un ente, di un’azienda, di un’associazione…

 

 
   

è una figura che supera il ruolo di CONDUTTORE di GRUPPO, riuscendo a spostare il carico di responsabilità e di lavoro sui componenti del gruppo stesso e non sul conduttore: facilita la conduzione circolare di gruppi, incontri ….
In generale, nel processo di costruzione delle nuove politiche di welfare, con questo termine si intende un ruolo professionale dedicato al coordinamento e alla promozione e sviluppo di reti locali (ad esempio vedi COORDINATORE D’AMBITO). La “letteratura” esistente sulla figura del facilitatore, recente ma ampia, concorda nell’individuare il campo di intervento nella riorganizzazione dei servizi alla persona e alle famiglie in riferimento all’integrazione dei servizi (sociali, educativi, sanitari, del lavoro...) e di sostegno al disagio abitativo.

 

 
    al titolo II “rapporti etico-sociali”, articolo n.29 della COSTITUZIONE (v.) della Repubblica Italiana si dice che “ la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.
All’articolo n.4 del DPR del 30 maggio 1989, n.223 si definisce la “famiglia anagrafica”, cioè “un insieme di persone, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune, legate da: vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, vincoli affettivi”. … Qualcuno dice anche “famiglia  come oggetto e co-soggetto di assistenza”, i più fantasiosi definiscono la famiglia come il 4° settore (vedi TERZO SETTORE).

 
    Si tratta di una questione di BREVETTI, che, a loro volta, influenzano in modo sensibile il costo di un farmaco (ricerca, lancio …). Una volta scaduto il brevetto, se un farmaco è ancora interessante da un punto di vista terapeutico, può venir prodotto e commercializzato (sempre da Aziende autorizzate) utilizzando, anziché il marchio di fantasia, il nome chimico generico. Nasce così il FARMACO GENERICO, con costi minori e relativo risparmio sia per il paziente che per il Servizio Sanitario Nazionale.
L’articolo 7 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, è la norma di riferimento e dispone che : "A decorrere dal 1 dicembre 2001 i medicinali non coperti da brevetto aventi uguale composizione in principi attivi, nonché forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, numero di unità posologiche e dosi unitarie uguali, sono rimborsati al farmacista dal Servizio sanitario nazionale fino alla concorrenza del prezzo più basso del corrispondente farmaco generico disponibile nel normale ciclo distributivo regionale, sulla base di apposite direttive definite dalla regione".
 
    effetto retroattivo o meglio, per tradurre letteralmente, alimentazione (feed = alimento) retroattiva (back = indietro). Infatti nella COMUNICAZIONE (v.) la reazione ad un messaggio è il suo alimento necessario ed inevitabile.
Nel nostro mestiere spesso si lavora con altri e il “feedback” comunica (al nostro collega o al gruppo di lavoro nel quale siamo inseriti) le conseguenze, positive o negative, che il comportamento (di una persona o del gruppo) provoca sugli altri.
“feedback positivi”, ad esempio quando avete fatto un buon lavoro ed è necessario rafforzare un comportamento propositivo ed efficace;
“feedback negativi”, quando il vostro comportamento è stato percepito  negativamente e si vuole evitare che si ripropongano comportamenti indesiderati.
 
 
    “campo”, in inglese. Il termine, in voga anche a casa nostra, è spesso abbinato a ricerche, progetti, tirocini, esperienze varie, fatte... sul campo, presso aziende, servizi, strutture. E’ dunque utilizzato nei testi che presentano MASTER (v.) o progetti di formazione (es. “field research”, “field project”).
 
    in gergo sociale si usa per dire “una serie” di cose, esempio una “filiera” di richieste
 
    E' un medico, laureato in medicina e chirurgia, che ha conseguito il diploma di specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione, frequentando un corso universitario post-laurea di 4 anni. Dirige i reparti ospedalieri o ambulatoriali di Medicina Fisica e Riabilitazione del Servizio Sanitario Nazionale.
Individua il protocollo medico specialistico riabilitativo e le modalità e la durata delle prestazioni di medicina fisica e riabilitativa, attraverso la visita fisiatrica e la compilazione della cartella clinica. E' responsabile del progetto riabilitativo e ne coordina gli interventi tecnici, effettua la diagnosi della menomazione causa della disabilità, la diagnosi funzionale e la prognosi riabilitativa.
L'atto medico del fisiatra si concretizza nelle prestazioni diagnostiche e valutative, terapeutiche (farmacologiche o strumentali) e riabilitative.
La fisiatria è una disciplina medico-specialistica, esistente in tutti i paesi del mondo, denominata anche Medicina Fisica e Riabilitativa.
L'interdisciplinarietà della fisiatria è forse l'aspetto che maggiormente caratterizza il medico specialista: il fisiatra. Infatti la medicina riabilitativa è operante negli esiti delle malattie traumatologiche, ortopediche, reumatologiche, neurologiche, otoiatriche, respiratorie, urologiche, cardiologiche, dermatologiche, angiologiche.
La menomazione che ne derivano possono trovare giovamento dalla medicina riabilitativa; ma il principio fondamentale e prioritario ad ogni intervento medico riabilitativo è la diagnosi, la quale deve essere fatta secondo le regole classiche della medicina :
- anamnesi: deve essere accurata;
- esame obiettivo generale;
- esame obiettivo specialistico, attraverso le conoscenze di clinica, semeiotica, biomeccanica ed anatomia funzionale;
- esami di laboratorio e strumentali.
 
    il Fisioterapista è l'operatore sanitario abilitato a svolgere in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, funzione e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia, congenita o acquisita.
In riferimento alla diagnosi ed alle prescrizioni del medico, nell'ambito delle proprie competenze, il Terapista della Riabilitazione:
elabora, anche in equipe multidisciplinari, la definizione del programma di riabilitazione volto all'individuazione ed al superamento del bisogno di salute del disabile;
pratica autonomamente attività terapeutiche per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive utilizzando terapie fisiche, manuali, massoterapiche e occupazionali;
propone l'adozione di protesi ed ausili, ne addestra all'uso e ne verifica l'efficacia;
svolge attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari ed in quelli dove si richiedono le sue competenze professionali;
verifica le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.
Il Fisioterapista, attraverso la formazione complementare, integra la formazione di base con indirizzi di specializzazione nel settore della psicomotricità e della terapia occupazionale.
La specializzazione in psicomotricità consente al fisioterapista di svolgere assistenza riabilitativa sia psichica che fisica in soggetti in età evolutiva con deficit neurosensoriale o psichico.
La specializzazione in terapia occupazionale consente di operare nella traduzione funzionale della motricità residua, al fine dello sviluppo di compensi funzionali alla disabilità, con particolare riguardo all'addestramento per consueguire l'autonomia nella vita quotidiana, di relazione, anche ai fini dell'utilizzo di vari tipi di ausilio in dorazione alla persona o all'ambiente.
Il percorso formativo viene definito con Decreto del Ministero della Sanità e si conclude con il rilascio di un attestato di formazione specialistica che costituisce titolo preferenziale per l'esercizio delle funzioni specifiche nelle diverse aree, dopo il superamento di apposite prove valutative.
Il Fisioterapista svolge la sua attività nell'ambito di strutture sanitarie pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale
 
     riferito all’AGIRE  per PROCESSI  il termine ci dice che le FASI  che lo compongono sono tutte correlate tra loro e scorrono (il flusso) con continuità perseguendo obiettivi e risultati pre-determinati.
Usato anche: “flussi di finanziamento”, di “informazioni” ecc.
 
    se traduciamo il termine con pericolosa approssimazione, viene fuori “gruppo di fuoco”, che rimanda il ricordo a tristi vicende del recente passato. Allora attenti, in questo caso si tratta di uno strumento, una specifica tecnica di lavoro di gruppo che viene di regola utilizzata per agevolare gli operatori nella conoscenza, partecipata, di un particolare (il focus) argomento.
Come funziona un “focus group”? è una sorta di intervista collettiva che prevede un’osservazione fatta su di un GRUPPO (v.) di persone, scelto è inserito in una situazione di dibattito. Grazie alla presenza di un conduttore che stimola la discussione, con la complicità di uno o due osservatori, si cerca di intavolare un confronto rispetto ad un argomento prestabilito e di fare emergere i pareri e i punti di vista spontanei dei soggetti presi in esame. Il tutto viene annotato (spesso registrato) e diviene materiale informativo molto utile perché, dicono i sostenitori del “focus group”, è un metodo di lavoro diretto e vero portatore delle opinioni altrui.
 
    termine inglese, significa letteralmente "seguire sopra". Facciamo un esempio: avete organizzato un corso di formazione per operatori sociali, dopo sei mesi dalla conclusione del corso volete verificare se sono stati raggiunti gli obiettivi di apprendimento proposti, richiamate in aula i corsisti… state facendo un follow up.
 
    sono quel “complesso di beni”, con personalità giuridica, destinati specifici scopi (sociali, culturali, morali…), organizzato e gestito da amministratori. A noi interessano tutte ma in particolare le “Fondazioni” bancarie perché hanno molti soldi e sono oggi viste come l’ultima speranza per incrementare, sostanzialmente, le possibilità di spesa in favore delle politiche sociali: più soldi = più servizi = più benessere per tutti. Dunque quando gli Enti pubblici piangono miseria… “Fondazione”  pensaci tu.
 
   

il contrario di NO-PROFIT (v.). Che succederà se (o quando) chi vuol far quattrini con il “sociale” e con i guai della gente entrerà alla grande nella gestione di servizi e prestazioni, bussando alla porta dei cittadini E chiedendo direttamente di essere retribuito senza la mediazione dei servizi pubblici? In un sistema in cui si preveda che le famiglie si assumano, senza intermediari, la responsabilità di servizi e prestazioni di cui necessitano, andremo verso la miracolosa efficienza del mercato o verso la degenerazione del servizio sociale e dei diritti di cittadinanza, in particolare per la parte più debole della nostra comunità?
Noi non abbiamo una risposta certa, la flessibilità del mercato ci affascina ma le garanzie fornite dalla pubblica responsabilità ci sembrano irrinunciabili e siccome anche chi è molto più esperto di noi ha questi dubbi, per ora, concluderemo con un laconico: “for-profit? no grazie!”.

 

 
    ovvero la “manutenzione” dell’operatore sociale. La formazione specialistica oggi, fortunatamente, non è più vissuta come un accessorio del lavoro sociale, ma come l’alimento fondamentale di competenze e professionalità. Chi organizza un percorso di FORMAZIONE SPECIALISITICA (v.) deve tenere conto del bisogno formativo dell’operatore sociale, che, per primo deve essere in grado di esprimere le sue esigenze formative. Non solo, anche l’Ente che utilizza un particolare PROFILO PROFESSIONALE (v.) deve saper valutare e definire quale sistema professionale gli è necessario, come migliorarlo e come mantenerlo efficiente.  Il profilo professionale è caratterizzato da specifiche COMPETENZE (v.) professionali, che altro non sono che l’insieme, integrato, di conoscenze e capacità richieste per svolgere l’attività di operatore sociale.
In sintesi possiamo riassumere queste competenze nelle:
conoscenze teoriche, riferite a normative, contesti istituzionali e organizzativi;
conoscenze tecniche, relative a metodologie, tecniche e modalità di esercizio dell’attività di operatore sociale;
capacità cognitive e relazionali, riferite a processi che consentono di produrre quel comportamento professionale e quella relazione che ci è richiesta.
Su queste competenze e capacità, richieste per svolgere al meglio il proprio lavoro, si costruisce un percorso formativo, si organizzano corsi, si garantisce la continuità.
FORMAZIONE PROFESSIONALE: nella Costituzione italiana ci sono un paio di articoli (117 e 118) dedicati alla formazione professionale, ripresi nel 1978 da una legge nazionale, la n. 845 del 21 dicembre, che disciplina tale attività affidandole alle Regioni. In particolare, la Regione Marche, si è data due leggi specifiche (la n. 16 del 1990 e la n. 2 del 1996) con le quali ha delegato alle Province funzioni amministrative in materia di formazione professionale, tra queste l’importante competenza di approvare, gestire e controllare l’attuazione dei progetti formativi co-finanziati dalla Comunità Europea.
FORMAZIONE SPECIALISTICA: gli operatori sociali utilizzano il termine FORMAZIONE (v.) intendendo l’apprendimento di informazioni e lo sviluppo di competenze specifiche, mirate ad una professionalità particolare (educatore, assistente sociale…) e a conoscenze non generiche.
 
   

il termine è latino, significa “foro”, cioè la piazza principale della città dove gli antichi romani svolgevano attività commerciali, amministrative e giudiziarie. Oggi “forum” sta per convegno, assemblea. Dedicato a particolari problemi, compresi quelli sociali.

 

 
   

ovvero “raccolta fondi”. Dalla nobile e scarsamente remunerativa questua del prete di campagna per reggere la parrocchia, all’odioso “pizzo” del mafioso di turno per far sopravvivere la sua congrega di malfattori, ci sono sempre stati diversi modi per cercare denaro nel territorio a sostegno delle proprie attività, l’obiettivo lo stesso: utilizzare le risorse dei cittadini. Da qualche tempo diversi soggetti del sociale (associazioni di volontariato, gruppi giovanili, organizzazioni no profit  in genere…) hanno rilanciato in senso solidale questa tradizione organizzando campagne di “ricerca fondi” per il proprio sostentamento e per la realizzazione di progetti particolari. La ricerca è rivolta a chi è potenzialmente disponibile: fondazioni e aziende profit. Un’alternativa (a volte) ai finanziamenti pubblici, una scelta (sempre più spesso) per giocare nel territorio la propria autonomia e creatività. Per fare fund rising è necessario dotarsi di tecniche e metodologie specifiche, conoscere e muoversi adeguatamente nel territorio, alla ricerca di partner significativi (e con portafoglio fornito) per progetti sociali.

 

 

 

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    Gruppi d’Acquisto Solidale. Sono formati da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro, secondo il concetto di solidarietà che è il criterio guida nella scelta dei prodotti. Esprimono la necessità di un cambiamento profondo del nostro stile di vita e come tutte le esperienze di consumo critico vuole immettere una “domanda di eticità” nel mercato, per indirizzarlo verso un'economia che metta al centro le persone e le relazioni. I criteri su cui si basano i GAS sono la scelta di prodotti locali a vantaggio di una maggiore freschezza e di un minore impatto ambientale, di prodotti biologici ed ecologici, la preferenza nell'acquistare presso piccoli produttori, spesso esclusi dai canali della grande distribuzione e l'attenzione alla dignità del lavoro e all'impatto ambientale. L'acquisto in gruppo, oltre che favorire il risparmio alle famiglie, favorisce lo scambio di idee, la circolazione delle informazioni su prodotti e produttori, la definizione dei criteri con lo scopo di ridurre e ri-orientare i consumi e di rappresentare un'alternativa economica praticabile.
 
    Gazzetta Ufficiale… della Repubblica Italiana. Vedi anche BUR.
 
   

siete dietro ad un progetto e la tirate per le lunghe? occhio a mister Henry. Henry Gantt, ingegnere industriale di inizio ‘900, pensò bene un giorno di inventare uno strumento, sotto forma di diagramma, per rappresentare graficamente i tempi di un PROGETTO (v.) suddivisi per fasi/attività. Voleva così avere immediata visualizzazione della tempistica e l’evoluzione, nel tempo, del progetto… spione!

 

 
    all’inglese, lo scarto, la differenza, ad esempio: il “gap” tra l‘emergere dei bisogni e l’offerta dei servizi.
 
    all’inglese, lo scarto, la differenza, ad esempio: il “gap” tra l‘emergere dei bisogni e l’offerta dei servizi.
 
    adri, madri e condivisione degli impegni di cura dei figli. Oggi si tende a privilegiare interventi a sostegno del ruolo e delle competenze genitoriali, affinché i genitori non siano abbandonati a loro stessi nel difficile e complesso percorso educativo dei figli. Possiamo tranquillamente affermare che non si usa il termine "nonnialità" per il ruolo educativo dei nostri nonni.
 
    è la conduzione economica e amministrativa di un'attività (in modo particolare nel campo commerciale), ma si parla anche di "gestione di un caso", indicando il ruolo dell'operatore sociale nei confronti di una situazione o di persone. Ancora una volta, tanto per cambiare, economia e sociale, conti e relazioni, si incrociano. Noi vi ricordiamo l'etimologia della parola, dal latino “gestionem”, derivato di “gerere” (supino gestum) che significa "portare, condurre".
GESTIONE ASSOCIATA: “l’unione fa la forza” o “chi fa da se fa per tre?”, ci riferiamo ai mille e più Comuni d’Italia. Dibattito aperto soprattutto a proposito di politiche sociali e che purtroppo si affronta ancora con poche idee e, come diceva il saggio, assai confuse. Eppure ai dubbi di politici e dirigenti che temono, associando funzioni e servizi di diverse amministrazioni, di perdere un po’ di potere, risponde l’implacabile evidenza delle cifre e dei fatti: sempre più difficile reperire risorse finanziarie per i singoli bilanci comunali, in aumento i bisogni sociali dei cittadini, necessità di sviluppare qualità e omogeneità nelle prestazioni di aiuto a persone  e famiglie.  L’unione dunque fa la forza. Di Gestione associata del sistema di servizi sociali, si parla da decenni, già il D.P.R. n. 616/1977 stabiliva che le Regioni identificassero gli ambiti, in genere sovracomunali, ottimali per l’organizzazione dei servizi sociali e che prevedessero per gli enti locali l’obbligatorietà della gestione associata entro tali zone. Il principio è stato ribadito in senso generale dalla legge Bassanini (n. 59/1997), dal relativo decreto attuativo (n. 112/1998) e, da ultimo dal Testo Unico n. 267/2000 e dalla legge quadro sul sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali n. 328/2000 (v.). Il problema non è, dunque, dato dal “se” la funzione ed i servizi sociali debbano essere svolti in forma associata, bensì solo quello di stabilite “come” ciò debba avvenire. La Regione Marche, con le nuove linee guida (DGR n.551 del 2 maggio 2006) per la riorganizzazione degli Ambiti (v.), ha dato un significativo contributo agli enti locali per il perseguimento della gestione associata, raccordando compiti e ruoli di Regione, Province, Comunità Montane e, naturalmente, Comuni.
GESTIONE DIRETTA: anche in questo caso ci riferiamo al Comune e ad una particolare modalità di gestione dei servizi sociali e/o educativi. Quando per un servizio, o un intervento, il Comune si assume direttamente le spese e utilizza il proprio personale, cioè il servizio e/o l’intervento sono in pratica parte dell’Amministrazione stessa: c’è gestione diretta o, come dicono i tecnici, gestione in economia.
 
   

si trovano presso le Procure; per trovare i telefoni e gli indirizzi occorre andare sul sito del Ministero della Giustizia, selezionare l'Ufficio giudiziario competente cioè il "Tribunale sezione distaccata" e scrivere il nome del comune.

 

 
    siamo in tema di BANDI  e APPALTI  Questo termine sottintende una metodologia innovativa capace di regolare, in maniera integrata e con contratti pluriennali, tutti (ecco l’innovazione) i servizi (gestione, manutenzione…) che fanno riferimento ad una determinata attività o servizio (es. una residenza protetta per anziani). Con la “filosofia” del “global service” si vuol creare il presupposto per economie di scala nella attività gestionale, per migliorare  EFFICIENZA (v.) ed EFFICACIA (v.) in particolare nel coordinamento e nel controllo delle ESTERNALIZZAZIONI (v.).
 
    termine inglese, significa “governo”, “dominio”. Lo si utilizza per definire le modalità del GOVERNARE (v.) l’azione sociale e l’erogazione di servizi e prestazioni (es. l’integrazione tra sociale e sanitario, la partecipazione dei cittadini ecc.). Ma attenzione, non è tutto così semplice, chi utilizza il termine “governance” intende evidenziare una rottura decisa con le pratiche di governo pubbliche fondate esclusivamente su indicatori e obiettivi di efficacia ed efficienza scontati ed autoreferenziali. Infatti si aggiungono anche quelli dell’equità delle prestazioni, della legittimità, politica e morale, dell’azione pubblica, della capacità di verificare e controllare, della responsabilità di chi dirige, della partecipazione (vedi SUSSIDIARIETÀ). In sintesi si fa “governance”  se si producono e gestiscono regole, anche concertate e quindi condivise, che fanno e sviluppano politiche di welfare.
 

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    non si tratta di un retaggio nostalgico sovietico, bensì di una sigla; Hazard Analysis Critical Control Point, che si può tradurre come il “Sistema di Analisi dei rischi e di controllo dei punti critici”. Avete ancora le idee confuse? Andate, allora, a leggervi l’art. 3 del D. leg. 155/97 sull’attuazione di alcune direttive CEE, concernenti l’igiene dei prodotti alimentari. La legge non riguarda solo le grandi industrie alimentari ma anche Comunità, Centri Diurni, servizi sociali, sanitari ed educativi che offrono pasti, al proprio interno. Ma avete presente le preoccupazioni di una mamma, per il proprio bambino all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia?
 
    Nella classificazione dell'OMS ICIDH (international classification of impairments, disabilities and handicaps, classificazione internazionale delle menomazioni, disabilità e handicap) del 1980 si definiva con handicap lo svantaggio sociale della persona con disabilità.
Quest'ultimo termine si riferiva invece alla menomazione alla base dell'handicap. Questo documento è ora superato dall'International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF), classificazione internazionale del funzionamento, disabilità e salute) del 2001 dove il termine disabilità comprende le difficoltà sia a livello personale che sociale, mentre il termine handicap viene sostituito dal concetto di restrizione della partecipazione sociale.
Il termine deriva dalla parola inglese che nello sport indica uno svantaggio assegnato ai competitori più forti per rendere più interessante una gara (vedi l'handicap nel golf).
In genere la disabilità che causa l'handicap è rappresentata da difficoltà sensoriali o legate alla mobilità o alle relazioni con il prossimo. Alcuni esempi di handicap fisico oltre alla sordità o la cecità possono essere la paraplegia, la distrofia muscolare, la paralisi cerebrale infantile (detta anche paresi spastica). In campo psichiatrico possono essere persone affette da schizofrenia, ritardo mentale, autismo, sindrome di Down.
Il termine handicappato nel linguaggio corrente viene usato come sinonimo di disabile, che prevale ad esempio nel linguaggio burocratico, ma è forse ritenuto troppo crudo (per via del prefisso dis-) per essere usato altrove; recentemente persino il termine handicappato è stato contestato e se ne è proposta la sostituzione con eufemismi sociali come "diversamente abile" o "diversabile" (fortemente contestati da alcune associazioni di disabili).
 
   

anche questa volevamo risparmiarvela, poi abbiamo sentito parlare di “modello a holding” riferito all’AZIENDALIZZAZIONE (v.) dei servizi da parte degli Enti Locali, quindi anche dei servizi sociali e allora ci tocca anche questa parola inglese che significa, in gergo economico, “società finanziaria”.

 

 
    a “home”= “casa”, “less”= “senza”, termine inglese per dire “senza casa”, “senza fissa dimora”. Una popolazione in crescita, giovani e adulti, donne e uomini che per varie vicende della vita, spesso sfortunate ma talvolta anche per scelta, vivono senza una casa.  

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    interagire, cioè un modo sintetico per sottolineare l’incontro tra modalità di relazione che possono essere diverse formalmente (operatori sociali di diversi Enti di appartenenza) e operativamente (operatori sociali con diverse competenze). L’interazione conferma l’esistenza dell’altro e si fonda su relazioni che provocano effetti retroattivi o FEEDBACK (v.).
 
    ovvero International Organisation for Standardization. È un ente privato svizzero, con sede a Ginevra, nato nel 1947. E il 9000? Nel 1987 l’ente ha codificato alcune regole, definite appunto 9000, ritenute sufficienti e necessarie affinché un’azienda produca prodotti di qualità. Queste regole hanno avuto, nel 1994 e nel 2000, successive modifiche e aggiustamenti finendo per essere recepite anche a livello europeo, non come  normativa, ma come “certificazione” di prestigio. Di queste sembra non si possa più fare a meno, per avere un’immagine vincente nei confronti dei cittadini/consumatori. Delle norme I.S.O. 9000 si occupa infatti il C.E.N. (Comitè  Europèen de Normalisation) e, in Italia, l’U.N.I. (che è l’ente Nazionale Italiano di Unificazione). Perché parlarne nel sociale? Perché la moda delle certificazioni I.S.O. ha tracimato dalle aziende che producono auto o birra ai servizi, pubblici e privati, che producono relazioni sociali.
Passi per una mensa o un servizio di pulizie, ma fare l‘equivalenza,  nell’analisi dei “processi produttivi”, tra, ad esempio, un centro diurno per l’handicap e una ditta che produce detersivi, ci pare un po’ azzardato! (vedi QUALITA’).
 
    coloro che si trasferiscono in un Paese diverso da quello di origine. Oggi è uno dei fenomeni più contraddittori: salvezza del mondo occidentale (mano d'opera, "svecchiamento" della popolazione, badanti) o fonte di problemi (delinquenza, conflitti culturali, religiosi…). Qualche consiglio per l'operatore sociale: lasciate da parte tampone e inchiostro (qualcuno aveva chiesto di prendergli le impronte digitali delle mani e dei piedi ed è stato subito accontentato con una legge!) e scrivetevi nell'agenda questi obiettivi da perseguire o verificare:
conoscenza e rispetto delle normative per l'ingresso e il soggiorno in Italia,
prima accoglienza,
ricerca di una casa,
lavoro,
sanità,
assistenza,
istruzione,
assistenza legale,
percorsi di integrazione….
e buon lavoro e buona contaminazione
 
    impresa”, cioè attività (economica) e/o azienda organizzata con l’obiettivo di produrre beni e servizi + “sociale”, cioè tutto quello che riguarda la società, individui o gruppi.
Vedi COOPERAZIONE SOCIALE
 
    il contrario di ESCLUSIONE (v.). Oggi nel sociale è molto più apprezzato di "inserimento", ma non ne conosciamo bene il motivo. Se siete indecisi tra le due, rimanete sereni  e utilizzate la parola INTEGRAZIONE (v.), pur non essendo un sinonimo, non sbaglierete mai.
 
    L' indennità di disoccupazione è la pratica attraverso il quale lo Stato finanzia il sostentamento di individui disoccupati che, non avendo la possibilità di offrire prestazione lavorativa alcuna, non percepiscono reddito da lavoro. Questo tipo di indennità, concessa dallo Stato principalmente sotto forma di sussidi, è una pratica ampiamente diffusa in Europa piuttosto che negli Stati Uniti.
A seconda della giurisdizione sul lavoro vigente e dello status della persona, le somme erogate possono coprire solo i bisogni essenziali oppure possono compensare il mancato guadagno in modo proporzionale al salario precedentemente percepito. Spesso fa parte di un più ampio programma di previdenza sociale.
 
   

come prevede l'articolo 174 del codice penale l'indulto “è un atto di clemenza generale che condona in tutto o in parte la pena inflitta o la commuta in una pena di specie diversa”. Per essere applicato deve essere accertata la colpevolezza dell'imputato. Anche l'indulto, come l’AMNISTIA (v.), può essere sottoposto a condizioni od obblighi, tra questi l’affidamento ai servizi sociali territoriali. In caso di ritorno a vecchie abitudini, si applica l'istituto della revoca.
Tra gli effetti collaterali del ritorno alla società civile di un carcerato c’è il problema dell’integrazione sociale e lavorativa, a questo proposito in Italia stanno nascendo delle reti per il reinserimento degli ex-detenuti.

 

 
    che c’entra costui con noi del sociale? C’entra, c’entra… È una figura professionale della sanità che spesso troviamo come partner in servizi territoriali come l’A.D.I. (v.) o in strutture come le residenze protette per anziani (v.). Si tratta di classici ed efficaci esempi di integrazione, professionale, tra sociale e sanità.
 
    punti di incontro per favorire la comunicazione tra giovani: vengono raccolte e divulgate informazioni su occupazione, orientamento scolastico e professionale, tempo libero, volontariato …. Oltre ad essere occasioni di conoscenza e opportunità sono anche un luogo di incontro e di relazioni.
 
    è il docente che aiuta, all'interno della scuola, studenti disabili con problemi fisici, sensoriali, cognitivi, comportamentali… comunque sia con difficoltà di apprendimento. Molti credono che sia il sostegno dedicato al disabile, invece il suo ruolo è quello di “sostenere” la classe nella quale è inserito il bambino/ragazzo in difficoltà, nei percorsi di integrazione e apprendimento.  
    è l’incontro di responsabilità a vari livelli. Una prassi, un PROCESSO(v.) ma a volte un mito che pervade diverse AREE (v.) di  INTERVENTO (v.). Presuppone che persone e risorse di vario genere appartenenti a diverse parrocchie si uniscano per realizzare il bene comune. C’è l’integrazione sociale e  sanitaria che è la più gettonata e la più complessa per gli OPERATORI (v.) sia del sociale che del SANITARIO (v.); c’è l’integrazione di PUBBLICO (v.) e PRIVATO (v.), l’integrazione  con la Scuola, con il territorio, l’integrazione interna ad una specifica organizzazione o ente e quella esterna ecc. ecc.
Per definire il quadro dell’integrazione si può seguire il seguente schema che prevede:
la definizione dei LUOGHI  (v.) dell’integrazione,
dei CAMPI (v.),
del REGIME (v.),
dei VERSANTI (v.),
delle MODALITA’ (v.).
Il processo di integrazione può essere suddiviso in tre livelli:
INTEGRAZIONE ISTITUZIONALE (v.),
integrazione GESTIONALE (v.),
integrazione PROFESSIONALE (v.).
Vedi anche INTEGRAZIONE SOCIALE E SANITARIA.
INTEGRAZIONE ISTITUZIONALE: un processo di relazioni che ha l’obiettivo di costruire rapporti stabili tra diversi soggetti (Enti, organizzazioni…). In questo caso per integrazione si intende la realizzazione di collaborazioni reali che si fondano su obiettivi condivisi, si formalizzano con atti ufficiali (accordi di programma e protocolli di intesa) e diventano operativi nel quotidiano, coinvolgendo diversi operatori, anche con l’aiuto di regolamenti adeguatamente predisposti. C’è integrazione istituzionale tra Comuni, ASL, Province, Regioni; tra i loro servizi; tra questi e il Privato sociale.
INTEGRAZIONE SOCIALE: solo quando delle persone, che vivono in una comunità, stabiliscono ed elaborano reti di relazioni positive, che permettono di realizzare il proprio progetto di vita, possiamo parlare di vera “integrazione sociale”.
INTEGRAZIONE SOCIALE E SANITARIA: in molti sostengono che sia  la madre di tutte le integrazione nelle politiche di welfare. Soggetti protagonisti sono Aziende Sanitarie Locali e i Comuni, singoli o associati.  Quali sono le competenze della sanità, quali le competenze dei servizi sociali, quali le competenze comuni o meglio quelle difficilmente separabili? E’ solo una questione di costi da suddividere (quanto paga un’Azienda Sanitaria, quanto paga un Comune)? o un complesso e articolato processo che vede affiancati operatori sociali e sanitari nel definire livelli essenziali di servizi e azioni di miglioramento degli stessi?
L’integrazione sociale e sanitaria è necessaria per rimuovere bisogni complessi della persona, una complessità che richiede azioni di tutela della salute e azioni di sostegno e protezione sociale. I tecnici e i politici (DPCM del 14 febbraio 2001: Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie) individuano delle “aree” o “settori” all’interno dei quali si concretizza l’integrazione:
materno infantile
handicap
anziani
patologie psichiatriche
dipendenze dalla droga, alcol e farmaci
malattie sociali
patologie derivate da HIV
patologie oncologiche.
In riferimento a queste “aree” fare integrazione sociale e sanitaria significa attivare adeguate modalità di risposta alla ovvia domanda di continuità tra azioni finalizzate alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione.
Ancor prima della riforma del welfare (legge 328 del 2000) si è parlato di RIFORMA SANITARIA (v.) che, tra l’altro, ha incentivato l’integrazione a livello locale.
A livello istituzionale chi gestisce il processo di integrazione?
I Comuni, che hanno la regia, il compito di progettare e realizzare il sistema integrato,
Le Province che concorrono alla programmazione, definiscono e promuovono percorsi formativi,
Le Regioni che programmano gli interventi sociali,
Lo Stato che garantisce livelli essenziali ed omogenei di prestazioni sociali in tutto il territorio nazionale.
Ci sono poi due altri importanti livelli dell’integrazione:
gestionale, con l’obiettivo di individuare modalità organizzative e di coordinamento per garantire un efficace svolgimento delle attività e dei servizi, con particolare riferimento al territorio,
professionale, con l’obiettivo di coordinare il lavoro di responsabili, tecnici e operatori.
 
    termine da utilizzare con particolare riferimento alla qualità degli interventi assistenziali, es. “offrire sostegno adeguato diversificando l’intensità assistenziale”.
 
    Ai cittadini italiani residenti in Italia o agli stranieri titolari di carta di soggiorno che hanno ottenuto la certificazione di cecità, sordomutismo o invalidità civile spettano una o più delle provvidenze e prestazioni economiche previste dalla legislazione nazionale vigente: pensione di inabilità, assegno mensile di assistenza, indennità di accompagnamento, etc.
 
   

E’una modalità di certificazione (autocertificazione per la precisione) per verificare il diritto d’accesso alle prestazioni assistenziali.
Tutte le amministrazioni per fornire dei servizi possono chiedere agli utenti la certificazione ISEE per assicurarsi che coloro che chiedono e agevolazioni o sgravi versino effettivamente in una situazione di bisogno. A tal fine viene considerata la situazione economica di tutto il nucleo familiare avendo come riferimento lo stato di famiglia anagrafico. A tal fine si considera il reddito conseguito da tutti i componenti il nucleo familiare nell’anno precedente la domanda ed il patrimonio mobiliare e immobiliare di tutto il nucleo al 31 dicembre dell’anno precedente.
Le prestazioni collegate all’ ISEE:
• Assegno per il nucleo familiare
• Assegno di maternità
• Asili nido ed altri servizi educativi per l’infanzia
• Mense scolastiche
• Prestazioni scolastiche (libri scolastici, borse di studio…)
• Agevolazioni per tasse universitarie
• Prestazioni del diritto allo studio universitario
• Servizi socio sanitari domiciliari
• Servizi socio sanitari diurni, residenziali, ecc…
• Agevolazioni per i servizi di pubblica utilità (luce,telefono,gas)
• Altre prestazioni economiche assistenziali
La certificazione ISEE ha la validità di un anno dalla data di sottoscrizione, ameno che non si verifichino delle variazioni, ad esempio la nascita di un figlio. Per la dichiarazione ISEE, come ogni altra forma di assistenza fiscale (red,730…), ci si può rivolgere ai CAF del sindacato

 

 
   

Istituto Nazionale di Statistica. La frase più detta da economisti, sociologi, politici e affini è: “come dice l’ISTAT”. Questo istituto di ricerca periodicamente pubblica i suoi “rapporti” che raccontano la nostra Italia con la cruda oggettività (o pretesa oggettività) delle cifre, l’autorevolezza delle documentazioni e, di qui, l’ ”ipse dixit”. Rafforzata dalla mission stessa dell'Istituto: "Affrontiamo le sfide della società della conoscenza con la consapevolezza dei nostri mezzi ed anche con la convinzione profonda che la crescita della funzione statistica nel paese deve trovare alimento nella rete europea e poter contare sulla collaborazione di tutti: amministrazioni, imprese e cittadini". Compiti dell’Istat: “Il decreto che ha istituito il Sistema statistico nazionale (D. Lgs. 322/1989) assegna all’Istat (art. 15, comma 1, lett. g) il compito di pubblicare e diffondere i dati, le analisi e gli studi effettuati dall’Istituto. L’Istat diffonde le informazioni ai cittadini, alle imprese, alle istituzioni e le trasmette agli organismi europei e internazionali”.

 

 
    è uno di quei termini di fronte al quale abbiamo pensato: “lasciamo perdere, non c’è l’ha ordinato il medico di fare questo dizionario”. Perché, visti i tempi che corrono, parlare di intercultura senza cadere nella pura teoria, o peggio nella retorica, è quasi impossibile. Seguiteci e ci darete ragione: dire “intercultura” significa pensare alla convivenza di persone e gruppi, diversi nell’agire sociale e nel pensiero culturale.
·         Significa vivere relazioni di normale quotidianità tra diversi;
·         significa non ignorarsi ma riconoscere e valorizzare queste diversità;
·         significa essere capaci di contestualizzare relazioni e comportamenti;
·         significa pensare e realizzare connessioni tra il nostro concetto di “particolare”, il nostro concetto di “locale” e la globalità;
·         significa rapportare questa globalità ad un altro “particolare” e ad un altro “locale”, diverso da noi;
·         significa riportare tutto ad una coesione sociale, ad un concetto di cittadinanza aperta al dialogo. 
Interculturalità è dinamicità, è stimolo contro la pigrizia mentale che ci abitua alla consuetudine, è reciprocità, incontro, dialogo, riconoscimento, integrazione.  Ci siamo chiesti dove si gioca veramente la partita dell’interculturalità? Non crediamo nelle trasmissioni di “Bruno Vespa” e neppure nei “Reality Show”, molto di più nei bar, nei negozi, nelle pizzerie, nei cinema, nei luoghi insomma della convivenza quotidiana e, naturalmente e soprattutto, nelle scuole… di ogni ordine e grado.
 

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non si tratta di nome di donna, stiamo infatti parlando dei LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA SANITARIA (v.), da garantire a tutti i cittadini. Sono offerti dal Servizio Nazionale Sanitario, a titolo gratuito o con la partecipazione alla spesa da parte dell'utente. Purtroppo i LEA, molto spesso, raggiungono lo scopo soltanto di "livellare verso il basso" (risparmio) i servizi già esistenti nel territorio nazionale! I livelli corrispondenti sociali si chiamano LIVEAS (v.)

 

 
    sono momenti (o monumenti?) di promozione occupazionale che si articolano attraverso iniziative progettuali che le Amministrazioni attuano coinvolgendo i soggetti identificati per legge (disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità), per interventi di pubblico interesse o utilità e per favorire la crescita professionale. Ma è sempre così ?
Certo che sarebbe interessante sapere quali sono i L.S.I.: cioè i lavori socialmente inutili!
 
    per capire questa nuova forma di lavoro ci facciamo aiutare dal resto dell'Unione Europea, che da più tempo utilizza questa possibilità: i Tedeschi lo chiamano: "leasing di mano d'opera", i Francesi e gli Spagnoli lo definiscono: "lavoro in affitto". Si tratta infatti della possibilità per le imprese di "affittare" dipendenti a tempo determinato reclutandoli da agenzie specializzate iscritte ad un apposito albo. La normativa è stata introdotta nella L 196/97 (Pacchetto Treu).
 
   

 Livelli Essenziali di Assistenza Sociale; la sanità sta al sociale come i LEA (v.) stanno ai LIVEAS. I livelli essenziali e uniformi delle prestazioni e degli interventi sociali rispondono ai bisogni prioritari di un'assistenza sociale  omogenea per tutti i potenziali utenti del territorio nazionale e costituiscono il parametro per la quantificazione delle risorse necessarie. I requisiti dei LIVEAS sono fissati dalla pianificazione nazionale (L. 328/00 art. 22 e Piano nazionale attuativo), regionale (Piano sociale) e d'ambito (Piano di zona)

 

 
    Il logopedista e specializzato nella prevenzione e nel trattamento dei disturbi del linguaggio e della comunicazione nei bambini, negli adulti e negli anziani. La sua attivita e volta all'educazione e alla rieducazione di tutte le malattie che provocano disturbi della voce, della parola, del linguaggio orale e scritto e degli handicap comunicativi. Puo seguire bambini con ritardo nel linguaggio o adulti e anziani che a seguito di una malattia o un evento traumatico non riescono piu a esprimersi mediante la parola o la scrittura e a comprendere le parole e gli scritti degli altri. Si tratta di una professione riconosciuta dallo Stato, vale a dire che per il suo svolgimento e necessario il conseguimento di un titolo di studio specifico che permette l'iscrizione in un apposito albo professionale. L'attivita e svolta come dipendente o collaboratore di strutture sanitarie.
Le sue attivita possono comprendere: prendere visione della prescrizione del medico, e anche in équipe con altri specialisti (neuropsichiatra, terapista della riabilitazione, psicologo, pediatra, foniatra, otorino) esaminare il paziente; elaborare un programma personalizzato di riabilitazione; proporre al paziente l'adozione di ausili (computer, macchina fotografica, protesi per la sordita); far svolgere al paziente il programma di riabilitazione; controllare le condizioni del paziente, informando il medico sul risultato dei trattamenti.
La sua attivita si svolge prevalentemente presso ospedali, centri di riabilitazione, case di riposo, centri benessere, presso il domicilio dei pazienti.
 
    Letteralmente "Tempo libero, ozio" , indica il tempo di riposo dal lavoro, dedicato allo svago e oggi rappresenta l'esperienza del PIACERE e del DIVERTIMENTO, collegata soprattutto alle tematiche giovanili della notte e della ricerca di sensazioni forti e uniche. Riusciremo mai, noi adulti, mostrare e provare LOISIR / PIACERE, anche nella "noiosa quotidianità"di ogni giorno? Si può stare bene e provare gusto della vita anche a scuola, in famiglia e sul lavoro; forse è proprio questo che hanno bisogno di vedere i nostri figli.
 
    La lungodegenza medica è un servizio ospedaliero destinato ad accogliere anziani, generalmente non autosufficienti, affetti da patologie tali da risentire scarsamente dei trattamenti riabilitativi finalizzati alla ripresa dell’autonomia, ma che necessitano sia di assistenza che di trattamenti fisioterapici, incentrati o ad ottenere un certo miglioramento della condizione di malattia o ad impedirne il peggioramento.
In particolare, le unità di lungodegenza sono riservate a quei pazienti che, conclusa la fase acuta del ricovero, necessitano di un prolungamento dell’intervento assistenziale ospedaliero in quanto presentano una situazione funzionale compromessa (da cui ha origine una riduzione delle condizioni di autosufficienza psico-fisica).
Le strutture lungodegenziali dovrebbero avere uno stretto collegamento con il territorio, interfacciandosi con i medici di base e con l’assistenza domiciliare integrata, in quanto il ricovero in lungodegenza non dovrebbe essere un ricovero "a vita", ma rappresentare un momento assistenziale nell’ambito di una malattia cronica.
 

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    si dice, ad esempio, con riferimento a STRUTTURE RESIDENZIALI e SEMIRESIDENZIALI (v.) che hanno funzioni di tutela, destinate a persone in situazione di fragilità, a rischio di perdita di autonomia e prive di validi supporti familiari. Vedi anche BASSA INTENSITÀ ASSISTENZIALE e ALTA INTENSITA’ ASSISTENZIALE.
 
   

es. mediatore culturale, mediatore dei conflitti… Se nel commercio il mediatore è colui che riesce a far concludere un affare, nel mondo sociale è colui che riapre positivamente delle relazioni conflittuali: si tratta sempre di un bella “impresa”!

 

 
   

l’operatore sociale sa, che le relazioni umane, non sono sempre e comunque finalizzate ad una situazione di “pace”; il conflitto esiste ed è inevitabile; è importante, però, comprenderne le ragioni e adoperarsi per raggiungere accordi, relazioni più positive tra le parti. La “mediazione” dunque serve per rendere di nuovo possibile una convivenza.

 

 
    si tratta di tutti quei percorsi che vengono attivati per aiutare e sostenere una coppia in crisi o chi si separa o divorzia. Compito arduo perché l’obiettivo è la riorganizzazione di relazioni diventate difficili che coinvolgono inevitabilmente anche i figli, anelli deboli del corto circuito in atto e che, comunque, devono trovare nell’opera del mediatore familiare garanzie e tutela affinché possano godere della responsabilità genitoriale di mamma e papà.
 
   

sono il Medico di Medicina Generale e il Pediatra di Libera Scelta.

 

 
    è il primo riferimento quando l’anziano ha problemi di salute: è lui che consiglia e prescrive ciò che è necessario, che si tratti di una cura o di una visita specialistica.
Il medico di famiglia è particolarmente attento a determinate patologie legate all’invecchiamento e, ad esempio, può farsi carico anche dell’assistenza ai pazienti diabetici non insulino dipendenti.
 
    alla domanda perché un servizio, un’organizzazione, un’azienda esiste si risponde qualcosa che è appunto la ragione d’essere dello stesso servizio, organizzazione,  azienda. Ci verrebbe da dire “missione” ma con i rimandi religiosi che il termine induce, si preferisce l’inglese, apparentemente più laico, “mission”.  
    dal verbo inglese “to mob” che significa “assalire con violenza”. Pensate che il primo che lo ha utilizzato sembra essere stato l’etologo Konrad Lorenz che con questo termine descriveva il tentativo, violento, di alcuni uccelli di aggredire il nido di altri colleghi volatili… “Mobbing” è oggi il modo più diffuso per definire un nuovo fenomeno sociale: la violenza psicologica nel luogo di lavoro. Osservando il “mobbing” si analizzano le conseguenze, soprattutto sulla sfera neuro- psichica, di chi è esposto ad un comportamento ostile e protratto nel tempo, da parte di qualche figlio di buona donna, sia esso un superiore o un collega di lavoro.
 
    a più dimensioni: quindi se l' intervento MULTIDISCIPLINARE (v.) si caratterizza nel coinvolgimento di diverse discipline/professionalità, quello multidimensionale mette in campo diversi interventi/dimensioni (sociale, medico, farmacologico, educativo …).
 
    lavorare in EQUIPE (v.), in STAFF (v.), in GRUPPO (v.) significa far agire insieme diverse professionalità e competenze, ad esempio gruppi di lavoro integrati tra operatori sociali e sanitari.
 
    forma di comunicazione o di strumento, che utilizza, integrandoli, più media contemporaneamente: es. laboratorio multimediale.
 
    La musicoterapia è una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche
 
    forma di aiuto reciproco e di assistenza responsabile e condivisa.
 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    è una delle “virtù” principali del buon operatore sociale che deve porsi costantemente la difficile domanda del come “negoziare” la relazione con chi viene aiutato. Cos’è dunque la “negoziazione”? È un tentativo di costruire un modo comune di vedere le cose, con l’utente, un punto di vista condiviso entro il quale è possibile avanzare delle richieste, dei cambiamenti, l’assunzione di responsabilità.
Si dice anche “strumento negoziale” in riferimento agli ACCORDI DI PROGRAMMA (v.) definiti tra soggetti istituzionali quali, ad esempio, gli Enti Locali.
 
   

termine inglese, significa RETE (v.). Alcuni operatori sociali, probabilmente anglofili irriducibili, lo usano senza problemi; ci abbiamo messo un bel po’ per imparare che cosa significa rete e che cosa è lavoro di “rete” ed ecco che arriva lo snob che usa il termine “network” rischiando di fare

 

 
   

il termine rimanda alla condizione psico-fisica di una persona che da sola non è capace (o non lo è più) di gestire la sua quotidianità: vestirsi, mangiare, fare pulizie, comunicare adeguatamente. La non–autosufficienza è la soglia oltre la quale intervengono sostegni e aiuti relazionali e strutturali (case protette, centri diurni, assistenti domiciliari). Le persone più a rischio sono gli anziani e i disabili.

 

 
    (si può scrivere anche “nonprofit”: non profitto, non giovamento) sono organismi con finalità non lucrative come l’ASSOCIAZIONISMO (v.), il VOLONTARIATO (v.), la  COOPERAZIONE SOCIALE (v.). Vedi anche ONLUS.
NO PROFIT : non è una ripetizione, avete già letto NON PROFIT(v.) ma, avendo ascoltato accese discussioni deciderete quale terminologia utilizzare a proposito di una cooperativa sociale o di una associazione: se dite “no-profit”  significa che volete escludere ogni idea o attività finalizzata ad un  profitto/guadagno; se dite “non-profit”  significa non escludere l’idea di un profitto/guadagno che però e finalizzato allo sviluppo o al consolidamento dell’azione solidaristica, sociale.
 

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    Organizzazione Mondiale della Sanità. I suoi fondatori hanno voluto che la salute venisse riconosciuta quale diritto fondamentale dell'uomo, infatti nel testo dell'atto costitutivo dell'OMS è scritto che: "il godimento del miglior stato di salute raggiungibile costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche, condizione economica o sociale".
 
    in generale quello che voglio ottenere; in particolare, ad es. nel contesto di un PROGETTO (v.), oltre alle MOTIVAZIONI (v.) e alle FINALITA’ (v.) generali, segue la definizione degli obiettivi particolari che si vogliono raggiungere.
In riferimento al sistema dei servizi sociali, gli OBIETTIVI GENERALI sono naturalmente riferiti alla complessità, gli OBIETTIVI PARTICOLARI  a singole componenti.
Conoscete la SMART? no, non ci riferiamo alla mini autovettura per gli amici di Biancaneve, ma ad un acronimo che il solito intelligentone ha proposto per ricordarci come devono essere gli obiettivi:
S = significativi,
M = misurabili,
A = “action oriented” cioè “orientati all’azione”,
R = realistici,
T = “time bounded” cioè “definiti in un determinato periodo di tempo”.
 
    Le cure odontoiatriche  sono garantite gratuitamente alle persone con patologie che provocano problemi di natura odontoiatrica o che hanno un reddito ISEE fino a 8.000 euro/anno; per chi ha redditi ISEE da 8.000 a 12.500   è richiesto un contributo di 40 euro per ogni prestazione; per redditi ISEE da  12.500 a 15.000 euro il contributo richiesto è di 60 euro per ogni prestazione; per redditi ISEE da 15.000 a 20.000 euro è richiesto un contributo di 80 euro per ogni prestazione; per redditi ISEE da 20.000 a 22.500 è previsto il pagamento della tariffa stabilita dal Servizio sanitario regionale per ogni prestazione (significativamente inferiore ai prezzi di mercato).
 
    si intende l’omogeneità (l’essere uniforme, dello stesso genere) di servizi, prestazioni ed interventi, in un particolare territorio, secondo livelli qualitativi e quantitativi regolamentati. E’ uno dei principi e delle finalità previste per la programmazione e l’organizzazione del sistema di interventi e servizi sociali come indicato dalla legge di riforma del welfare (328/2000), ma anche da precedenti decreti legislativi che regolano l’azione degli Enti locali (vedi D.LGS 31 MARZO
 
    Il piano "anti-caldo" e il sistema di previsione del disagio bioclimatico
La Regione Emilia-Romagna elabora ogni anno specifiche linee guida per mitigare gli effetti delle ondate di calore sulle persone più fragili e più a rischio di complicanze. Esse comprendono una rete di sostegno e assistenza della quale fanno parte Comuni e Aziende Usl, con associazioni di volontariato e terzo settore, e un sistema regionale in grado di prevedere, con 72 ore di anticipo, l’arrivo delle ondate di calore. Il sistema di previsione del "disagio bioclimatico" è attivato durante la stagione estiva ed è consultabile ( vedi il link) nel sito internet dell´Arpa (l´Agenzia regionale prevenzione e ambiente dell´Emilia-Romagna) con approfondimenti relativi agli effetti del caldo sulla salute e ai gruppi di persone più a rischio e con alcuni consigli pratici.
 
    Organizzazione non lucrativa di utilità sociale, meglio nota con l'acronimo ONLUS, indica una categoria tributaria che gli articoli 10 e seguenti del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, prevedono possa essere assunta da associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative e altri enti di carattere privato, con o senza personalità giuridica, i cui statuti o atti costitutivi, redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata, prevedono espressamente una serie di requisiti. Tale qualifica attribuisce la possibilità di godere di agevolazioni fiscali.
 
    Organizzazioni Sindacali (doppia “o” e doppia “s” per il plurale).
 
    hi opera, chi fa determinate azioni, derivato dal latino “operari” (operare) e ancora da “opus” (lavoro).
OPERATORE DI RETE: L’operatore sociale che si avventura nel LAVORO DI RETE (v.) deve mettere in campo alcune caratteristiche senza le quali difficilmente saprà avviare la costruzione della RETE (v.) stessa.
·         Dovrà dunque essere disponibile a riconoscere la parzialità ed il limite del suo intervento in quanto molte risorse, adeguate per risolvere problemi o attivare progetti, sono presenti nel territorio indipendentemente da lui, quindi il suo sapere di tecnico dovrà connettersi con tanti saperi, diffusi nel luogo dove si trova ad operare.
·         Dovrà di conseguenza considerare gli altri non come utenti di servizi o di attività, contenitori da riempire con l’aiuto e il sostegno programmato da bravo professionista, ma come risorsa in quanto protagonisti della comunità locale e artefici del cambiamento auspicato.
·         L’ALTRO (v.) non è comunque e sempre cliente del servizio sociale, non richiede sempre e soltanto soluzioni al suo bisogno ma è portatore di interessi e desideri.
·         Altra buona regola è quella di evitare tecnicismi che si fondano sulla presunzione di avere a disposizione strumenti per affrontare ogni situazione, in campo sociale ed educativo, nell’illusione di poter rispondere ai problemi con soluzioni pre-confezionate. Non si vuole dire che la tecnica è inutile, le competenze professionali restano comunque necessarie ed è indispensabile metterle in campo, è importante però essere consapevoli che la tecnica risolve solo parte dei problemi e quindi occorre cercare il nuovo.
·         Infine è necessario avere  consapevolezza che le reti non si costruiscono dal niente e quindi accorgersi delle reti informali esistenti, stimolarne lo sviluppo e non dimenticare mai che la rete nasce sempre da relazioni tra persone.
OPERATORE DI STRADA: si tratta di quella figura specifica di operatore sociale, caratterizzata dal lavoro "sporco" di strada: il suo luogo di lavoro sono quegli spazi (soprattutto di ritrovo di giovani) dove quotidianamente si vive l'esclusione (bar, parchi, panchine, muretti ….). Opera in modo particolare nel contesto delle strategie della RIDUZIONE DEL DANNO (v.). Da non confondere l'operatore di strada con il cantoniere.. (da questa battutaccia di Roberto, mi dissocio pienamente).
OPERATORE SOCIALE: il protagonista di questo “dizionario critico”.
Chi è l’operatore sociale? Tutti, nessuno e centomila; comunque sia, è lui il protagonista delle politiche sociali e quindi del presente “dizionario”. C’è una definizione estesa che comprende un sacco di gente (dall’assistente sociale al dirigente dei Servizi Sociali, dall’operatore privato, di strada, all’operatore pubblico, passando per le associazioni di volontariato al singolo cittadino “impegnato”), c’è una definizione ristretta che limita la definizione a pochi addetti ai lavori muniti di specifiche qualifiche (es. assistenti sociali, educatori professionali, psicologi, assistenti di base…). 
OPERATORE UMANITARIO: diffusi nel mondo in mezzo a guerre e catastrofi sociali, nei quartieri critici delle nostre città, sono gli operatori di pace e i mediatori interculturali.
 
    sinteticamente OSS, è una figura professionale recente, codificata dall'Accordo Stato-Regioni del 18 febbraio 2001. Tale operatore sostituisce le precedenti figure professionali che si occupavano di assistenza, sia nell’area sanitaria (OTA), che nell'area sociale (ASA, OSA, ADEST ecc.), con una figura più completa, integrando funzioni, compiti e competenze delle due aree, in un unico iter formativo. Il suo compito è quello di svolgere attività che aiutino le persone a soddisfare i propri bisogni fondamentali, finalizzate al recupero, al mantenimento e allo sviluppo del livello di benessere, promuovendone l'autonomia e l'autodeterminazione.
L'ambito lavorativo riguarda sia strutture sanitarie (come ospedali, cliniche, ASL), che strutture sociali (centri diurni integrati, case di riposo, assistenza domiciliare, comunità di recupero, case famiglia, comunità alloggio, servizi di integrazione scolastica ecc.), si trova quindi a lavorare in collaborazione con professionisti dell'area sociale (assistenti sociali, educatori, ecc.) e dell'area sanitaria (medici, infermieri, fisioterapisti ecc.) a seconda dell'area di intervento. Sempre a seconda dell'area in cui si troverà ad operare, il suo sarà un intervento prettamente tecnico (area sanitaria, dove pur godendo di una certa autonomia nell'assistenza di base, può occuparsi di ulteriori attività solo dietro precisa attribuzione di medici e/o infermieri,come stabilito dai rispettivi profili professionali nazionali), o un intervento fondato sull'aspetto relazionale con l'utente (area sociale).
 
   

può essere Regionale o Provinciale. Si tratta del sistema informativo per supportare le scelte programmatorie e per valutare i successivi risultati; deve infatti favorire i processi propri del sistema operativo superando due grandi scogli delle attuali politiche sociali: la FRAMMENTAZIONE (v.) e la disomogeneità.

 

 
    …per reperire dati e informazioni. Il termine in generale è riferito, ad esempio, ad un territorio del quale si vuole conoscere le risorse in professionalità, servizi e strutture. In particolare è lo strumento, ad esempio dell’educatore, per conoscere la situazione di un utente del suo servizio. Si osserva per avere un rapporto consapevole, adeguato, con il territorio nel quale si opera; per fare questo si utilizzeranno metodi di rilevazione specifici dei dati e delle informazioni. Alcuni distinguono diverse tipologie dell’ ”osservazione”: es. “esplorativa”, “descrittiva”, “focalizzata”. Ricordate comunque che, e questo può aiutarvi se siete assillati dal rigore scientifico, l’osservazione non è mai neutrale, perché ognuno di noi è condizionato da una particolare visione del mondo e questo influenza l’approccio con la realtà.
(strumenti di): in un contesto educativo si utilizzano particolari strumenti di osservazione, quali:
·         griglie di osservazione tematica,
·         diario,
·         piani di osservazione dello sviluppo,
·         check list,
·         audioregistrazioni o videoregistrazioni,
·         scheda per l’osservazione dei comportamenti…
 
    L'osteoporosi è una malattia sistemica dell'apparato scheletrico caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo.
Le ossa diventano quindi più fragili e sono esposte ad un maggior rischio di frattura per traumi anche minimi.
Le fratture costituiscono l'evento clinico più rilevante dell'osteoporosi, anche perché interessano con maggiore frequenza il polso, le vertebre ed il femore.
Nel caso di fratture di femore il ricovero in ospedale è indispensabile e nella maggior parte dei casi è necessario l'intervento chirurgico con inserimento di protesi.I dati epidemiologici dimostrano che solo il 50% dei pazienti rimane autosufficiente dopo una frattura di femore e che la qualità di vita successiva viene comunque compromessa.
Le conseguenze delle fratture vertebrali sono meno drammatiche ma, specie se le vertebre fratturate sono due o più, ne possono derivare dolore continuo alla schiena, riduzione della motilità, cifosi (incurvamento in avanti della colonna vertebrale), riduzione della statura, difficoltà respiratorie.
La rilevanza dell'osteoporosi deriva anche dalla sua diffusione: l'incremento della vita media che ha caratterizzato gli ultimi decenni ha fatto salire il numero degli individui a rischio di osteoporosi e quindi di frattura, e la tendenza appare inesorabilmente in aumento.
Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1990 si sono verificate circa 1.700.000 fratture di femore nel mondo; ne sono previste 6.300.000 per il 2050. Questi numeri impongono una sempre maggiore attenzione da parte delle organizzazioni sanitarie per identificare i soggetti a rischio e le terapie più appropriate, ma La riforma del welfare, a partire dalla legge quadro nazionale 328/2000, dal Piano Sociale Regionale fino agli atti di indirizzo e pianificazione conseguenti, punta a riconsegnare ad ogni persona/cittadino il ruolo di protagonista nella ricerca e nello sviluppo del benessere individuale e della propria comunità.
Tanti sono gli ostacoli che intralciano questo percorso di responsabilizzazione e uno di questi può essere individuato in un “mondo sociale” che rischia di chiudersi in se stesso, con un proprio linguaggio, spesso cifrato, che impedisce invece di favorire i necessari processi di comunicazione.
Nasce così l’idea di un dizionario del welfare, capace di rendere accessibile a tutti il “linguaggio sociale” arricchito, negli ultimi tempi, da nuovi termini partoriti dalla riforma legislativa e dalla contaminazione con altri modelli provenienti da diversi paesi.
 
    termine inglese da “out” – “fuori” e “(to) come” – “venire”; significa “risultato” o “conseguenza”. Usato anche in riferimento ai processi di valutazione della QUALITA’ (v.) dei servizi. Vedi OUTPUT.
 
    termine inglese, significa “emissione, uscita”, da “out” – “fuori” e “(to) put” – “porre”. Nasce come termine del pianeta informatico per significare l’uscita di informazioni prodotte da un p.c. Vedi  OUTCOME.
Anche questo termine sta inflazionando il linguaggio sociale, lo si usa, ad esempio, per sintetizzare l’attività produttiva di un Ente, per cui i Servizi Sociali di un Comune hanno come “output”: relazioni, servizi, prestazioni. Ma dove c’è un “output” c’è anche un INPUT che, nel nostro esempio, possono essere valori, professionalità, metodologie, cultura ecc. che il Comune acquisisce dall’esterno.
 
   

spesso nei titoli di convegni, anche del sociale, appare questo termine. Niente paura, letteralmente significa "dare fuori risorse"  e indica la possibilità, di un'Azienda o un Ente…, di affidare ad un'organizzazione esterna parti delle proprie attività aziendali. Insomma è pari pari ad un'altra "parolaccia"  sempre più in voga: ESTERNALIZZAZIONE


 

 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    Piano Assistenza Individualizzato, all’interno di strutture residenziali per anziani. Si tratta di una modalità di lavoro innovativa che si discosta dalle vecchie logiche standardizzate, dove i bisogni delle persone sono considerati tutti uguali e le attività sono costituite dalla somma delle singole prestazioni. Questo modo di operare programma invece i percorsi assistenziali sulla base della unitarietà della persona e dei bisogni individuali. Il P.A.I. è lo strumento che, sulla base di una osservazione completa della persona, delle sue capacità, potenzialità, bisogni e abitudini di vita, individua gli obiettivi da raggiungere, pianifica gli interventi assistenziali da svolgere, assegna le risorse da impiegare, programma i tempi di realizzazione e ne verifica l’efficacia. In estrema sintesi il P.A.I. rappresenta il know-how del Centro Residenziale e/o Casa Protetta e si configura come il prodotto finale delle seguenti azioni organizzative:
l’articolazione delle residenze in nuclei,
l’assegnazione predefinita del personale assistenziale ad ogni nucleo,
la specializzazione del personale assistenziale nella funzione di tutor ,
l’individuazione di una figura responsabile per ogni nucleo.
 
    si configura come un percorso formativo con genitori di bambini, adolescenti e giovani con problematicità. Si tratta di un percorso di sostegno affinché la famiglia abbia una preparazione adeguata e una conoscenza approfondita del “deficit” del proprio figlio e possa collaborare attivamente con gli operatori che lo hanno in carico. Il parent training diventa comunque uno strumento, non solo di maggior conoscenza teorico pratica per i genitori, ma anche possibilità per superare situazioni di sconforto e reagire alla disperazione.
 
 
    ricordate la storia della mela, del serpente e dei due che se la sono mangiata scatenando l’ira di dio. Secondo voi di chi è stata la colpa? se dite Eva sarete bollati come inguaribili maschilisti, se dite Adamo  passerete per femministe fuori moda, se, con un guizzo di fantasia, direte che entrambi avevano la stessa opportunità di astenersi dal boccone passando direttamente al dessert, tralasciando la frutta, siete tra quelli che credono nelle pari opportunità. Le pari opportunità tra uomo e donna non sono certo, purtroppo, al punto di arrivo, ce tanta strada da fare ancora. Molto è stato fatto ma non ci sono in Italia (ma le cose peggiorano tragicamente in tante altre parti del mondo) misure incisive ed adeguate per migliorare la condizione della donna rispetto all’uomo, in particolare nel rapporto con il lavoro. In alcuni enti locali è stata istituita la figura del “Consigliere…” pardon “Consigliera di Parità”, che agisce nelle commissioni provinciali per il lavoro, rappresenta legalmente le lavoratrici discriminate ed è legittimata ad agire in giudizio per denunciare qualsiasi tipo di discriminazione nei confronti di donne nel mondo del lavoro. “Pari opportunità” non è solo una faccenda privata tra uomini e donne, ci sono altri “pareggi” da difendere o raggiungere e riguardano questioni di razza, di età, di disabilità.
 
    La Sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW) è una malattia che può provocare diverse aritmie: la tachicardia da rientro nodale è quella più tipica. La Sindrome di WPW nasce da una incompletezza nel processo d’isolamento tra atri e ventricoli. In alcune persone, infatti, persistono singoli o multipli fasci di tessuto cardiaco con capacità conduttive, che collegano elettricamente atri e ventricoli in aggiunta al nodo atrio-ventricolare. In questi casi si verifica una condizione simile a quella della doppia via nodale: uno stesso impulso elettrico può circolare molte volte, avanti e indietro, utilizzando il nodo atrio-ventricolare e i fasci atrio-ventricolari accessori. In assenza di fasci accessori, se si verificano aritmie molto rapide nell’atrio, il nodo atrio-ventricolare non conduce tutti gli impulsi ai ventricoli, proteggendo la persona da frequenze cardiache troppo elevate e a volte pericolose per la vita; al contrario, in presenza di vie accessorie con particolari caratteristiche, questo meccanismo protettivo viene a mancare e aritmie normalmente solo fastidiose possono diventare ad alto rischio. I sintomi e le modalità cliniche con cui la Sindrome di WPW si presenta sono simili a quelli della tachicardia da rientro atrio-ventricolare: insorgenza e cessazione brusche, senso di cardiopalmo regolare.
 
    e' una tipologia di lavoro a orario ridotto, che può essere instaurata sia nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato che determinato e che si svolge con modi e tempi prefissati.
Qualche volta un operatore sociale si definisce a "part-time", svolgendo altre attività lavorative e tenendosi un'uscita di sicurezza da un  eventuale “BURN OUT” (v.)
 
    per gli inglesi significa “associazione” e, con riferimenti commerciali, “società”; il termine deriva infatti dal Carson, l’amico inseparabile di TEX WILLER (v.), ora il termine è diventato “famoso” anche per noi operatori sociali perché nelle azioni di RETE (v.) incontriamo spesso soggetti, istituzionali e non, reali o verbo “to partner”, cioè “associare”, “fare da compagno”.
 
    gli inglesi utilizzano questo termine per descrivere un lavoro che facevano anche le nostre nonne quando con due ferri da maglia mettevano insieme diverse pezze di vari colori e ottenevano simpatici copriletto. Qualcuno utilizza questa parola per definire il welfare italiano oggi, un sistema di “pezze (risorse, enti, professionalità…)” diverse (sociale e sanità, pubblico e privato), che dovrebbe produrre una tela omogenea ma che rischia continuamente di “sbrindellarsi”.
 
    indica sia un’ “istituzione”, di regola assistenziale (associazioni private, sindacati…), sia l’atto di “appoggiare, tutelare”…
PATRONATO SOCIALE: è un servizio a tutela di prestazioni pensionistiche, previdenziali, infortuni e malattie professionali, previdenza integrativa, immigrazione, fisco, welfare e diritto di famiglia…… .  Ecco uno slogan che riassume bene il ruolo del Patronato Sociale : "L'impegno quotidiano per i diritti e la promozione sociale delle persone, soprattutto di quelle più deboli, e delle famiglie, costituisce la nostra missione."
 
     è una somma di denaro che, chi ha finito di lavorare, percepisce, mensilmente e per tutta la vita. Di pensionati è pieno il mondo (il nostro) e il fatto che molti di questi siano clienti dei servizi sociali la dice lunga sulla consistenza di queste somme. Il sistema pensionistico è vario e complesso, c’è la pensione di anzianità (si finisce di lavorare dopo aver prestato un certo numero di anni di servizio), la pensione di vecchiaia (quando si è superata una certa età), e sono le PREVIDENZE (v.) più note. Ci sono poi la pensione contributiva, la pensione sociale, la pensione di invalidità, la pensione di reversibilità, la pensione con l’estero, la pensione facoltativa, la pensione privilegiata diretta o indiretta, c’è il prepensionamento, ma anche la pensione per i lavoratori autonomi, la pensione per le casalinghe, l’integrazione con la seconda pensione, le pensioni “riassorbite”, i supplementi di pensione, la pensione d’annata (come il vino!), il ricalcolo delle pensioni… Se volete saperne di più affidatevi a qualche esperto sui diritti dei lavoratori oppure aspettate che anche noi due si vada in pensione…magari, a tre stelle, a Madonna di Campiglio.
PENSIONE SOCIALE  (ASSEGNO SOCIALE): è dovuta a quei cittadini che non hanno redditi, oppure che hanno redditi inferiori ad un minimo stabilito.
 
    una volta entrato in Italia, lo straniero che intenda soggiornarvi, anche per un breve periodo, deve richiedere il permesso di soggiorno in Questura (attualmente entro otto giorni lavorativi dall'ingresso): la motivazione, la durata, la revoca dipendono dal tipo di legge che regola le politiche migratorie. Significativa questa frase che abbiamo ascoltato, ma non ricordiamo dove: "molti uomini e donne, ogni giorno, chiedono un permesso di soggiorno per vivere nella società dei cosiddetti normali".
 
    (in italiano “Uso terapeutico degli animali da compagnia”, in sintesi - UTAC), un neologismo di origine anglosassone coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson negli anni '50-'60. Il termine pet-therapy indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico.
 
    E’ un nuovo strumento di programmazione distrettuale dei servizi sociali e socio-sanitari. Ha come compito quello di registrare i bisogni dell’area famiglia, minori, anziani, disabili, immigrati e adulti e di programmare i servizi necessari a rispondere ai bisogni rilevati e agli obiettivi definiti nei Piani per la Salute.
 
    avete presente l’idea di “cittadinanza sociale”, è qui che si inserisce il tema della “portabilità” di diritti e doveri.
 
 
    esercizio della): tutti i diritti, i doveri e i poteri dei genitori nei confronti dei figli. Ma attenzione, i tempi sono cambiati, non pensate al “padre padrone” di antica memoria, la potestà, quando i genitori stanno insieme, è esercitata sia da mamma che  da papà. In caso di SEPARAZIONE (v.) o DIVORZIO (v.) si prevede ugualmente l’esercizio congiunto della potestà. Certo ci sono tradizioni, culture, istanze religiose che avrebbero qualcosa da contestare a tutto questo ma non c’è che una soluzione, cambiare testa e adeguarsi ai principi del diritto e della democrazia.
 
    solo considerando alcune situazioni e persone un “peso” ci si può permettere di usare questo “modo di dire”, ecco allora che la comunità  “prende in carico” un problema, l’operatore sociale o sanitario “prende in carico” una persona… In particolare il termine viene riferito alla modalità operativa dell’assistente sociale (nel campo sociale) che “prende in carico” gli utenti avviando un percorso di osservazione, conoscenza, progettazione dell’intervento, erogazione dell’intervento/prestazione di aiuto e verifica dei risultati. Identica cosa per chi opera nella sanità, compresa la cura nell’erogazione dell’intervento/prestazione.
 
    PREVENZIONE del disagio/emarginazione : c’è una priorità degli interventi di sostegno e aiuto sociale che dovrebbe essere rivolta alla prevenzione del disagio e dell’emarginazione. Diciamo “dovrebbe” perché le nuove politiche di welfare rischiano di essere tali e talmente estese da provocare conflittualità interne al sistema. Cultura, scuola, casa, formazione, tempo libero…il nuovo sistema dei servizi sociali si occuperà di questo e altro, apparentemente senza priorità. Ad esclusione di pensioni di invalidità, contributi economici continuativi o assegni sociali, rischiano il riconoscimento di un DIRITTO ESIGIBILE (v.) persone con handicap, minori e anziani che necessitano di interventi specifici di assistenza sociale quali contributi economici per situazioni di emergenza, servizi domiciliari ecc.
PREVENZIONE SOCIALE: come per i colleghi della sanità prevenire significa lottare per contrastare fattori di rischio. In particolare prevenzione ”sociale” significa “migliorare le condizioni socio-ambientali”, “contenere eventi che minacciano di degradare ulteriormente il contesto sociale”, “intervenire sulle ferite provocate al contesto sociale”, “ripristinare condizioni sociali danneggiate”, “se proprio non si può rimediare del tutto al danno, almeno alleggerire il disagio”.
 
 
    cioè essere capaci di prevedere avvenimenti del futuro e provvedere per affrontarli al meglio; questo in generale. In particolare, per l’operatore sociale, il termine viene utilizzato distinto da ASSISTENZA (v.) e rimanda alla COSTITUZIONE (v.) quando, all’articolo 38, ci si riferisce ai lavoratori e al diritto che essi hanno di essere tutelati in caso di malattia, infortunio, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria (previdenza sociale)
 
    termine inglese, significa letteralmente “intimità”, cioè “vita privata”. Quella intimità di cui noi operatori sociali siamo esperti, perché come pochi altri veniamo a conoscenza, improvvisamente e con dovizia di particolari, della vita di gente fino ad un attimo prima sconosciuta, che abita, per poche ore o per sempre, la nostra stessa comunità. Una vita che ci viene raccontata, a volte gridata in faccia, per disperazione, bisogno, rabbia, provocazione e di fronte alla quale esercitiamo il nostro mestiere, anno dopo anno, fingendo di esserci abituati.
A proposito di “privacy”, c’è una legge che la tutela e riguarda tutti i cittadini (L.675/96 a tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali).
 
    il termine riassume e dà nome ai nuovi protagonisti delle politiche sociali: associazioni, gruppi di volontariato, cooperative sociali
 
    il termine indica una modalità di conoscenza del territorio. Nella predisposizione dei PIANI DI ZONA (v.) è necessario utilizzare un’adeguata DOCUMENTAZIONE (v.) che ci permetta di:
osservare e rilevare dati e informazioni generali sulla popolazione,
capire quali sono i bisogni
che tipo di domanda viene dai residenti,
quali servizi sono presenti,
come operano,
quali sono le altre risorse esistenti.
Per fare un buon lavoro, da operatori sociali seri, sarebbe opportuno giungere ad una conoscenza del proprio territorio in buona compagnia, coinvolgendo cioè gli ATTORI (v.) della comunità (CONOSCENZA PARTECIPATA).
 
    è lo strumento principe dell’operatore sociale e si utilizza seguendo un percorso ormai praticamente standardizzato, fatta eccezione per la terminologia che definisce in diversi modi le varie fasi. La progettazione indica che il pensiero elaborato per risolvere un determinato problema:
prende in considerazione l’esistente (osservazione e analisi delle caratteristiche, risorse, problematiche di un territorio),
definisce finalità generali e ...
obiettivi particolari,
risultati attesi,
individua i destinatari (o utenti o clienti),
predispone le professionalità necessarie all’attivazione del progetto,
determina le risorse economiche,
dice quali sono i tempi di realizzazione ...
e gli spazi dove operare,
elenca strumenti,
materiali ...
e metodo di lavoro,
predispone le modalità di verifica...
e di documentazione.
 
PROGETTAZIONE SOCIALE: teoria e metodo uniti per realizzare finalità sociali, cioè legami, relazioni. Non si tratta dunque solo di predisporre adeguatamente l’erogazione di prestazioni e servizi ma di progettare con la finalità di garantire diritti reali per tutta la cittadinanza.
Si possono distinguere diverse modalità di progettazione sociale, ad esempio:
“modalità induttiva”, il processo di progettazione ha inizio dalla lettura del bisogno, della situazione;
“modalità deduttiva”, opposta alla precedente, l’operatore/progettista ha bene in mente gli obiettivi da raggiungere ma non tiene conto della situazione, della lettura del bisogno;
“modalità empirico/critica”, non spaventatevi, è il giusto compromesso che definisce gli obiettivi tenendo conto contestualmente della lettura del bisogno e degli obiettivi  propri dell’istituzione di appartenenza.
 
    in generale un processo operativo, decisionale, che permette all’operatore sociale di utilizzare adeguatamente le risorse disponibili (professionali e non, in persone e cose) organizzando attività, distribuite nel tempo e nello spazio.
In particolare l’azione dell’Educatore che individua, ordina, propone attività (in un Centro Educativo per giovani con handicap, in un Centro per Giovani ecc.) definendo contenuti, competenze professionali, personale, metodologia, strumenti, materiali, tempi, spazi, costi.
PROGRAMMAZIONE SOCIALE DI TERRITORIO: organizzare, in un territorio, una rete di servizi che operano in favore di persone (vedi PROTEZIONE SOCIALE), utilizzando il metodo della pianificazione degli interventi e individuando i soggetti di questa azione secondo un logica di “costruzione” dal basso, (ad esempio l’agire da protagonista della comunità locale, con un ruolo di regia esercitato dai Comuni). E' ormai assodato che la PROGRAMMAZIONE DAL BASSO non è stata ideata dagli amichetti di Biancaneve.
 
    PROJECT LEADER: se non vi piace più la parola coordinatore, referente, responsabile, che non sono sinonimi (ma nel caso di gruppi di lavoro vengono usati come tali), eccovi un prodotto aggiornato d’oltre Manica (leader = capo, guida e project = progetto).
PROJEC MANAGEMENT: è un metodo di gestione di progetti che, dicono i testi ufficiali,  orienta al risultato perché si propone un approccio sistemico (v.) al cambiamento e al miglioramento di organizzazioni, servizi ecc. Si avvale di metodologie specifiche e di regole, di strumenti di previsione, prescrizione, gestione e controllo.
PROJECT WORK: “project”, in inglese = “progetto” (questa traduzione ci è costata un fatica notevole, credeteci !) “work” = “lavoro”. Un modo un pò complicato per dire  i “compiti” che di solito un gruppo di operatori svolge, su mandato di un docente, durante un corso di formazione professionale specialistica.
 
    Trattamenti specialistici e protesi garantite gratuitamente ad adulti e anziani con un reddito ISEE fino a 8.000 euro/anno.
Per chi ha redditi ISEE da 8.000 a 22.500 euro, le protesi fisse e mobili sono fornite dalle Aziende sanitarie a prezzi calmierati (per le protesi mobili è previsto un contributo da parte della persona fino a 300 euro ad arcata
 
    una relazione di aiuto che ha come obiettivo il superamento di problemi e disturbi psicologici e mentali.
 

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    tutte le caratterizzazioni e proprietà di un servizio (o attività o intervento…) che lo rendono capace di soddisfare i bisogni e le aspettative del cittadino, utente dello stesso. L’operatore sociale pensa alla qualità con particolare attenzione al tema fondamentale della RELAZIONE(v.).
QUALITÀ ATTESA: la QUALITA’ (v.) che i cittadini, utenti di un servizio, si aspettano di sperimentare.
QUALITÀ DEI SERVIZI: qualità e servizi sociali fanno una bella coppia, non è detto che vadano sempre d’accordo, ma sono obbligati a convivere. Viene in mente il termine più ampio di QUALITA’ SOCIALE e qui le cose si complicano perché non c’è un metro adeguato per misurare, una bilancia giusta per pesare, una lente efficace per vedere. O meglio, non ci sono strumenti generalmente condivisi di misurazione, di certo non c’è e non ci sarà un unico strumento ma un sistema di metodi e tecniche di valutazione, ricerca, verifica. La Sanità si è già dotata di un sistema di valutazione della qualità. Senza entrare nel merito diciamo solo che il sociale non può seguire la stessa strada. Basti pensare a certe deviazioni aziendalistiche compiute da alcune ASL. Pensate ancora a come è organizzato il lavoro nella sanità, ai livelli di standardizzazione di certe prestazioni, livelli che un buon operatore sociale non accetterà mai, geloso com’è della flessibilità propria del suo mestiere.
Valutare la qualità dei servizi sociali è cosa veramente particolare; ci dobbiamo porre domande del tipo: abbiamo garantito adeguatamente i diritti di quel cittadino? I servizi possono rientrare in pochi e limitati standard con cui confrontarci con comodo e senza rischi?
E poi, c’è un guaio che complica ulteriormente la misurazione della qualità: l’immaterialità dei servizi che prendiamo in considerazione. I servizi producono relazioni, se queste sono soddisfacenti ce lo può dire sia l’utente che l’operatore, entrambi coinvolti in una relazione complessa e, a volte, conflittuale. Vedete che le cose si complicano quando è il “fattore umano” ad essere al centro di tutto il circuito.
In più, la qualità di un servizio e di una prestazione non la si rileva subito ma solo dopo un certo tempo e, per complicarci la vita, di qualità ce n’è più d’una: oltre a quella percepita dall’utente, dovete infatti aggiungere quella che intende vivere l’operatore e quella che pretende di ottenere l’Ente che gestisce il servizio. Dunque è un compito difficile verificare la qualità, certamente necessario, comunque fondato su fattori, INDICATORI (v.), STANDARD (v.) condivisi, frutto di un processo di ricerca partecipato da operatori, dai gestori, dagli utenti (o da chi può rappresentarli).
QUALITÀ DELLA VITA: ci sono dei tecnici, normalmente organizzati in “gruppi di ricerca”, che puntualmente, ogni anno, ci propongono rapporti o documentazioni che ci informano sulla qualità della nostra vita.  Essi stessi si rendono conto di invadere un campo, quello della mia, tua, nostra felicità, e che c’è il rischio di presunzione e inesattezza. Di fatto sanno che è impossibile dire il vero ed essere oggettivi, comunque ci provano, dandosi un metodo per affrontare l’intricata e complessa articolazione di cause che sono alla base della cosiddetta “qualità della vita” in una città, in un territorio, in una intera nazione. Ad esempio: ci si riferisce a degli INDICATORI (v.), vengono stabilite delle “dimensioni” da analizzare (popolazione, ambiente, lavoro, tenore di vita, affari, disagio sociale, criminalità, servizi per il tempo libero ecc.), si definiscono STANDARD (v.), si predispongono procedure per la classificazione al fine di descrivere livelli diversi di qualità (es. buono, sufficiente, scarso, insufficiente…). Il tutto poi viene riportato al pubblico, tramite giornali, radio e tv, spesso in termini di comparazione e dunque tramite graduatorie, con grande indignazione di quei cittadini il cui territorio risulta al di sotto della “soglia della sufficienza” e grande gaudio di quelli che si trovano nel “gruppo d’eccellenza” (tutta terminologia usata dai tecnici).
QUALITÀ EROGATA: quello che effettivamente è il SERVIZIO (v.), le prestazioni che sono di fatto date.
QUALITÀ PERCEPITA: a volte ci pare di fare veramente bene il nostro lavoro ma rischiamo spesso di essere auto referenziali se non ci mettessimo all’ascolto del cittadino, utente dei nostri servizi. Dunque l’utente che riceve la prestazione indicherà se c’è e quale è lo scarto tra la qualità erogata e quella percepita, esprimendo il suo grado di soddisfazione.
QUALITÀ PROMESSA: quello che un servizio ha esplicitamente garantito ai cittadini, utenti di un determinato servizio.
QUALITÀ SOCIALE: vedi QUALITà DEI SERVIZI
QUALITÀ TOTALE: termine impressionante, troppo assoluto e definitivo per piacere all’operatore sociale che vive gestendo anche precarietà e criticità. Comunque sia non è l’operatore sociale a dire che il termine è complesso, lo dicono gli esperti. È infatti difficile dare una definizione esauriente ma ci si può provare: vi va bene “la qualità totale è il risultato dell’utilizzo di tutti i fattori, umani e tecnici, che intervengono nelle diverse fasi di un processo produttivo”? Se riuscite ad applicare questa definizione anche ai processi socio/educativi siete a posto, abbiate però l’accortezza di non fermarvi ad un approccio efficientistico, del tipo:  valutazione dei soli “costi/benefici”. Un approccio globale sarebbe più indicato.
 

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    all’interno delle nuove politiche di welfare, la nozione di “reciprocità” ha particolare significato nelle azioni di aiuto e sostegno a persone in situazione di disagio sociale ed economico (vedi POVERO). L’operatore sociale "contratta" l‘aiuto (un contributo economico, un alloggio…) solo se l’utente restituisce qualcosa di utile alla società, come, ad esempio, il suo impegno a lavorare, a smettere di bere ecc. Qualcuno definisce queste modalità come lo “schema welfarista dell’aiuto condizionato”.
 
 
    non possiamo tradurre questo termine inglese semplicemente con “guarigione”, ma piuttosto con forme verbali riflessive, quali ad esempio “riaversi” “riappropriarsi”, “recuperarsi”. Si tratta di un percorso grazie al quale il paziente (pensate alla  salute mentale o alle dipendenze) sia il protagonista del suo passaggio dal ruolo passivo di vittima a quello attivo di protagonista.
 
 
    nell’immediato dopoguerra l’Italia si trovò ad affrontare seriamente il problema della povertà. Ricoveri di mendicità, sussidi di assistenza, furono gli strumenti utilizzati per cercare di vincere la “miseria”. Oggi ci risiamo, c’è un’emergenza “famiglie povere”: sono 2,6 milioni, pari all'11,7% del totale, cioè più di 7 milioni e seicentomila persone. Nel sud, in particolare, una famiglia su quattro vive al di sotto sella soglia di povertà. Ecco allora ritornano, con nomi nuovi, gli strumenti di contrasto alla miseria, tra questi la reintroduzione del “Reddito Minimo di Inserimento”, misura da applicare nei territori, concertata con le regioni e le parti sociali, che presterà attenzione al numero dei componenti e al reinserimento lavorativo e sociale.
 
 
    il RAA gestisce quotidianamente ed operativamente i Nuclei ed il Centro Diurno coordinando il personale di assistenza (AdB). Rappresenta il punto di riferimento principale per i familiari degli utenti per qualsiasi informazione riguardante l’assistenza erogata quotidianamente nei Nuclei/Centro Diurno (igiene, abbigliamento, alimentazione, ecc..).
 
    struttura residenziale nella quale è prevista un’adeguata integrazione sociale e sanitaria. E’ destinata a persone disabili (handicap psicofisici, anziani non autosufficienti…) con esiti di patologie non curabili a domicilio che richiedono elevati livelli di assistenza ma non necessitano di prestazioni sanitarie complesse (per queste ci sono le Residenze Sanitarie, v.).
 
 
   

La RSA, residenza sanitaria assistenziale, è una servizio residenziale a maggiore valenza sanitaria rispetto alla casa protetta, che ospita anziani non autosufficienti con esiti stabilizzati di patologie, fisiche, psichiche, sensoriali o malattie croniche, non assistibili a domicilio e che richiedono riabilitazione, terapie e assistenza continua.
Considerate la maggiori esigenze sanitarie degli ospiti, l'RSA deve garantire una maggiore intensità assistenziale con una maggiore presenza di personale medico, infermieristico, terapisti, assistenti di base.
Scopo dell'RSA, analogamente alla Casa Protetta, è il recupero funzionale e il mantenimento delle abilità residue fisiche, mentali e relazionali, nonché la prevenzione dell'aggravamento del danno funzionale subito in seguito a patologie complesse ma che non necessitano di ricovero in strutture ospedaliere.
Informativo delle Politiche Sociali (SIPS) selezionando territorio e tipologia, nel portale EmiliaRomagnaSociale.
Per richiedere l'accoglienza in una RSA convenzionata è necessario rivolgersi agli assistenti sociali del proprio comune tramite lo Sportello Sociale o ai servizi assistenza anziani, dove è anche possibile reperire informazioni sulle prerogative e sulle caratteristiche delle varie strutture ed avere un aiuto competente nell'individuare la soluzione più adatta ad ogni specifico caso.

 

 
     si fondano sul principio della continuità terapeutica e assistenziale e sul rapporto tra intervento ospedaliero, sistema residenziale e domicilio. Bisogna cercare di decifrare per prima cosa le sigle: RSM - Residenze Sanitarie Medicalizzate (erogazione di assistenza ad alta intensività nell'area post acuzie e generalmente dopo le dimissioni dall’ospedale) e si distinguono in RST - Residenze Sanitarie Terapeutiche (condizioni di non autosufficienza non stabilizzata, degenza tra i 60-90 giorni) e RSR - Residenze Sanitarie Riabilitative ( assistenza riabilitativa finalizzata al massimo recupero funzionale, degenza tra i 120 giorni RSR intensive e i 240 giorni RSR estensive). RSA - Residenze Sanitarie Assistenziali (v.)
 
    termine inglese che significa “risorsa”, “capacità di recupero”. Si riferisce alla capacità che gli individui hanno di tirarsi fuori da situazioni di stress e di fatica esistenziale. Ci siamo sempre chiesti, se i nostri nonni, i pastori del medioevo  o i legionari romani, che non conoscevano l’inglese, subissero lo stress e fossero capaci di cavarsela… Ma torniamo a noi, “resilience” sintetizza una particolare capacità di agire, o meglio, di reagire, che è frutto di un mix virtuoso fatto non solo di risorse interne all’individuo, ma di un vero e proprio processo interattivo, positivo, con l’esterno (un ambiente familiare favorevole, una relazione affettiva appagante e, perché no, un buon terapeuta).
 
   

si dice anche RETE SOCIALE (v.). Parola chiave che esprime un metodo (modello a rete) o meglio, il metodo di lavoro dell’operatore sociale, all’interno delle politiche di welfare. Si comincia dalle persone, “la rete” suggerisce nodi e connessioni tra soggetti istituzionali e non, pubblici e privati che operano e si relazionano con pari dignità e responsabilità in un determinato territorio. Costruire la rete in un particolare territorio, significa costruire un “noi” sociale, utilizzando specifiche tecniche e metodologie (vedi  LAVORO DI RETE). Non è facile costruire reti sociali perché si basano su relazioni tra persone e le persone non sono sempre e comunque convinte che, collegandosi con altri, le cose possano veramente cambiare in meglio. Spesso si è portati a credere che la qualità della vita dipenda da scelte personali e questo individualismo indebolisce i legami sociali.
Le condizioni perché si attivino reti, sono dunque, precise:
vi deve essere un forte interesse per il perseguimento di obiettivi particolari, almeno per uno dei protagonisti della rete;
l’obiettivo deve essere sufficientemente complesso da permettere la ragione di essere e il coinvolgimento di più soggetti;
se nella rete vengono coinvolte istituzioni o associazioni, l’impegno richiesto deve essere formalizzato e non lasciato all’impegno e alla buona volontà del singolo;
chi promuove iniziative, dove sia necessaria una rete di diversi protagonisti, deve evidenziare un ruolo centrale nella gestione delle risorse messe in campo;
tutti i protagonisti della rete devono poter mettere in campo competenze;
devono essere presenti linguaggi riconoscibili, non omogenei, ma compatibili, come metodologie, modelli, teorie professionali;
il modello di comunicazione, attivato nella rete, deve essere dialogico e quindi interattivo.

RETE (2): non c’è solo la “rete sociale”; sappiamo bene che con l’avvento di internet hanno assunto un ruolo fondamentale, anche per noi operatori sociali, le tecnologie di rete. In questo caso parlare di “rete” significa esclusivamente fare riferimento a mezzi per trasferire informazioni tra due o più punti o terminali. Chi se ne intende di queste cose identifica diverse tipologie di reti, in riferimento al modo in cui questi punti/terminali sono collegati. Ci sono “reti punto-punto” (point to point network) e reti in cui tutti gli utilizzatori della rete condividono un unico canale di comunicazione (broadcast network). Poi ci sono reti che si distinguono per, diciamo così, raggio di azione: reti locali (LAN cioè “Local Area Network”), reti metropolitane (MAN, cioè “Metropolitan Area Network”) e reti geografiche (WAN, cioè Wide Area Network). E poi… e poi basta perché più di così non ne sappiamo e se l’argomento vi interessa procuratevi un altro dizionario.
RETE DEI SERVIZI:  la dotazione e il SISTEMA (v.) di professionalità, competenze, strutture, prestazioni che operano, in un determinato territorio, collegate tra loro. Una buona rete di servizi è tale se è flessibile, personalizzata, integrata e continuativa.
RETE DEI SERVIZI ESSENZIALI: (con riferimento al Piano Sociale Regionale - Marche) è la dotazione di professionalità, competenze, servizi, prestazioni e strutture che i Comuni devono garantire all’interno dell’ AMBITO TERRITORIALE (v.). Equivale ad uno STANDARD (v.) di adeguatezza delle politiche sociali, in un determinato territorio. I PIANI DI ZONA (v.) devono indicare le modalità organizzative dei servizi e le risorse necessarie per realizzare la “rete dei servizi essenziali” (quanto, quando e in che modo). 
Le prestazioni essenziali si riferiscono a chiari ed esplicitati “diritti degli utenti” per il godimento dei quali si definiscono:
le priorità di risposta (es. persone in situazione di povertà, con incapacità totale o parziale, con difficoltà di integrazione),
i criteri di selettività per l’accesso (es. servizi erogati in base alle condizioni economiche ed eventuale partecipazione al costo delle prestazioni),
le modalità di prestazione,
gli ambiti di intervento.

RETE DI LILLIPUT: si tratta di una rete nazionale di associazioni, gruppi e singoli che hanno a cuore, in modo particolare, i temi della giustizia, della pace e di uno sviluppo armonioso con la natura. Gli aderenti si chiamano "lillipuziani" e hanno nella "non violenza" il cardine del proprio agire. Sono coinvolti nel lavoro dei "SOCIAL FORUM" (v.) nazionali, europei e mondiali. Per capire meglio le finalità riportiamo uno stralcio del documento della prima assemblea nazionale: “Nel momento in cui le leggi del profitto pretendono di dominare ogni ambito del vivere umano, distruggendo la base naturale su cui si fonda la vita del Pianeta, e la politica è incapace di contrastare lo strapotere dell’economia dominante, noi, oltre mille tra semplici cittadini, associazioni e gruppi, rivendichiamo il diritto di riappropriarci della facoltà di decidere del nostro futuro, e ci sentiamo parte integrante di una nuova forma di cittadinanza sociale”.

RETE ORIZZONTALE: in riferimento alla partecipazione, nelle politiche di welfare,  di nuovi soggetti, protagonisti della comunità locale, quali i singoli cittadini portatori di risorse, l’IMPRESA SOCIALE (v.), l’ASSOCIAZIONISMO … (vedi SUSSIDIARITA’).

RETE SOCIALE: è il risultato del lavoro di RETE (v.). Ma a che cosa serve? A ricomporre. Che cosa? Un modo di vivere, un gusto alla qualità delle relazioni. Come? Affrontando le complessità sociali, ricostruendo un tessuto sociale, ricomponendo specializzazioni e parcellizzazioni di cui è piena la nostra comunità. Ma siete matti? Probabile, visto che si sta un po’ troppo mitizzando la parola “rete”, ma che sia necessario provare a vivere meglio non è proprio da via di testa. Allora se la cosa vi interessa andate a vedere LAVORO DI RETE, per vedere come si fa

 
    strumento a disposizione degli operatori degli Enti pubblici per misurare la ricchezza dei cittadini che vogliono ottenere agevolazioni (es. assegni di maternità, fornitura gratuita di libri di testo per la scuola, ma anche contributi, esenzioni ecc.), verificando la condizione di effettivo bisogno. Vedi ISEE.
 

  A      B      C      D      E      F      G      H      I      L      M      N      O      P      Q      R      S      T      U      V      Z   
    1. L’Assistenza Domiciliare è uno strumento del servizio sociale di competenza del Comune, al fine di consentire alle persone in difficoltà la permanenza a domicilio, ossia nella propria nicchia ecologica intesa come il contesto “dotato di senso” dove la persona viene valorizzata nella sua globalità.
2. Il Servizio promuove il lavoro di rete sia formale (strutture, enti pubblici, privati, MMG), che informale (parenti, vicinato, volontariato, ecc.), nell’ottica di una presa in carico complessiva della persona in condizioni di difficoltà.
3. Il SAD concorre inoltre al soddisfacimento di bisogni legati alla sicurezza sociale, pertinenti alle competenze del Comune, espressi sia dal singolo cittadino che dalla comunità.
Il destinatario è la persona residente, domiciliata o ospite sul territorio comunale, in situazione di bisogno e difficoltà rilevata dall’Assistente Sociale.
Il servizio effettua le seguenti prestazioni:
- igiene della persona;
- mantenimento, recupero e stimolazione delle autonomie personali;
- potenziamento e mantenimento delle risorse relazionali e di socializzazione sia individuali che comunitarie;
- monitoraggio di situazioni problematiche segnalate dal Servizio;
- igiene della casa;
- collaborazione per il soddisfacimento di bisogni socio-assistenziali e monitoraggio per     
   quelli sanitari.
 
    E’ l’intervento di assistenza domiciliare pensato per minori ed adulti con un grado di handicap medio - grave. Gli operatori che lo realizzano sono Ausiliari Socio Assistenziali ed Educatori Professionali che prestano la loro opera a domicilio.
 
    La sclerosi multipla è una patologia che colpisce il sistema nervoso centrale, cioè cervello e midollo spinale. È caratterizzata da una progressiva degenerazione della mielina. Quest'ultima è una sostanza che detiene un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema nervoso centrale.
La mielina riveste, come una guaina, le fibre nervose permettendo la trasmissione degli impulsi (messaggi o comandi) che dal cervello e dal midollo spinale, si dipartono verso le altre parti del corpo e viceversa dalla periferia vanno al centro.
La distruzione delle guaine mieliniche, nel sistema nervoso centrale, causa il blocco o il rallentamento della normale conduzione degli impulsi nervosi comportando il manifestarsi di una estrema varietà di sintomi propri di questa malattia.
Le zone in cui la mielina è stata danneggiata o distrutta vengono anche dette «placche» o aree di demielinizzazione. Tali aree nel tempo vanno incontro ad un processo di indurimento, o meglio di cicatrizzazione. Da qui nasce il nome sclerosi multipla: «sclerosi» per la presenza di lesioni cicatrizzate (le placche), «multipla» per il fatto che le lesioni possono interessare varie zone del sistema nervoso centrale.
 
   

letteralmente dall'inglese "passare al setaccio". Indica l'esecuzione sistematica di esami in una determinata popolazione per ricercare e studiare una patologia.

 

 
     luogo pubblico, dedicato ad una specifica attività,  accessibile a tutti, gratuito, dove i cittadini possono avere informazioni per accedere ai servizi e per conoscere le risorse esistenti che operano, in un dato territorio, nel settore sociale e sanitario. Non è dunque una semplice attività di sportello ma uno strumento ESSENZIALE (v.) del servizio sociale. Non solo informazione ma ACCOMPAGNAMENTO (v.), ASCOLTO (v.), ORIENTAMENTO (v.),  COMUNICAZIONE (v.), per rafforzare l’autonomia decisionale dei cittadini/utenti.
I tecnici dicono che il “segretariato sociale” può essere inteso sia come “servizio” che come “funzione professionale”:
è “servizio” in quanto il segretariato sociale si identifica con una sede organizzativa e professionale (di un Comune, di un Ambito, di un Distretto…) che opera con funzioni di indirizzo e accoglienza, quindi è un concreto riferimento per cittadini, per gli operatori, per l’intera comunità locale;
è “funzione” in quanto ci sono operatori specializzati (es. assistenti sociali) che “fanno segretariato sociale” riassumendo competenze dedicate all’ascolto, all’accompagnamento, all’orientamento e all’adeguato incontro tra domanda/bisogno rilevato e risposta/offerta.
SEGRETARIATO SOCIALE (di servizio sociale professionale): legge 328/2000 (v.), art. 22, comma 4. Svolge attività di informazione, orientamento e consulenza in favore di tutti i cittadini con problemi relativi all'area sociale. Il servizio si avvale della professionalità delle assistenti sociali che, dopo un’adeguata valutazione di bisogni/esigenze individuali e familiari, offrono:
informazioni in merito a diritti, prestazioni e modalità di accesso ai servizi territoriali (es. del Comune);
informazioni sulle risorse sociali pubbliche e private disponibili, nel Comune e nel territorio;
consulenza personalizzata al singolo cittadino ed ai nuclei familiari italiani e stranieri.
 
    Con senilità (più volgarmente detta anzianità o vecchiaia) ci si riferisce alle età prossime al termine della vita media degli esseri umani, l'ultima parte del ciclo vitale umano. Vengono usati vari eufemismi per indicare le persone in età senile. Le persone anziane hanno limitate capacità rigenerative e sono più vulnerabili a disturbi, malattie e sindromi rispetto agli altri adulti.
 
   

Servizio Tossicodipendenza; è regolato da vari atti normativi nazionali (L.162/90; T.U. 309/90 ….) e regionali. E' la struttura pubblica di riferimento dell'Azienda Sanitaria per svolgere attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione della tossicodipendenza e alcoldipendenza. Da un po' di tempo si chiamano U.O. (Unità Operative) Dipendenze Patologiche: sognano di diventare Dipartimenti. La Regione Marche sta avviando (novembre 2006) questo sogno (vedi DIPARTIMENTO DIPENDENZE PATOLOGICHE).

 

 
    Gli anziani in difficoltà o i loro familiari possono rivolgersi al Servizio Assistenza Anziani (SAA)  nel Distretto dell’Azienda USL del proprio territorio.
L’anziano deve prendere contatto con un assistente sociale. Viene fatta una prima valutazione della situazione, coinvolgendo eventualmente gli uffici e gli operatori del Comune per problemi di tipo sociale. 
Se necessario, l´aziano viene visitato dagli specialisti dell´Unità di valutazione geriatrica territoriale (UVGT): uno staff composto da un medico geriatra, un infermiere professionale e un assistente sociale. La UVGT elabora un piano assistenziale personalizzato e inserisce l’anziano nella rete dei servizi  sanitari e socio-sanitari. Questa rete comprende anche i servizi per le demenze e per l´Alzheimer
 
    con legge n. 64 del 6 marzo 2001 il  Parlamento della Repubblica ha approvato specifiche “disposizioni relative alla costituzione del Servizio Civile nazionale”. Un’occasione importante, con la fine del servizio di leva obbligatorio, per chi intende favorire la realizzazione di principi di solidarietà, promuovere solidarietà e cooperazione a livello nazionale e internazionale, contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani (uomini e donne) mediante attività svolte anche in enti ed amministrazioni operanti all’estero (dall’articolo 1: “principi e finalità).
Per organizzare adeguatamente la pratica del Servizio Civile, volontario, nel territorio, viene istituito un albo comprendente tutti gli enti, pubblici o privati, accreditati alla presentazione di progetti che devono comunque riguardare i “seguenti ambiti omogenei:
·         assistenza (settori assistenza, cura e riabilitazione, reinserimento sociale e prevenzione);
·         ambiente e protezione civile (settori: protezione civile, difesa ecologica, tutela e incremento del    patrimonio forestale, salvaguardia e fruizione del patrimonio forestale);
·         cultura ed educazione (settori: promozione culturale, educazione, salvaguardia del patrimonio artistico).
(Circolare ministeriale del 29 novembre 2002, parte 4: i progetti).
Il giovane (18-28 anni) che presterà Servizio Civile volontario sarà “premiato” con il riconoscimento di “crediti formativi” da parte della scuola, della formazione professionale, dell’Università
 
    è un programma che consente ad un giovane (18 - 25 anni) di svolgere attività di volontariato fuori dall'Italia: Ogni progetto deve prevedere 3 partner: il volontario, l'organizzazione d'invio e l'organizzazione di accoglienza. Dopo di che ci si può sbizzarrire  secondo i propri gusti (arte, cultura, servizi alle persone, ambiente, sport ….).
 
    in psicoanalisi, delimita un'area spazio-temporale vincolata da regole, che determinano ruoli e funzioni, in modo da poter analizzare il significato affettivo dei vissuti del paziente, in una situazione specificatamente costruita per questa rilevazione. Sì, lo sappiamo, il linguaggio della psicoanalisi non è così immediato; per rimanere terra-terra diciamo che con il setting si determinano: il ritmo delle sedute , la loro durata, le modalità dell'incontro…..
 
    avete figli piccoli, diciamo sotto i tre anni ? siete pensionati ? avete redditi da fame  (da 7/8 mila € in giù)? bene (si fa per dire...) vi meritate la "social card" che vi servirà per pagare bollette e prodotti alimentari. In Italia, nel 2009, la "carta" ha un valore annuale di ricarica di circa 480 €, 40 € al mese. E così tutti più felici e contenti, peccato però che i soldi per finanziare le "card" di solito si prendono togliendo risorse ad altri interventi di sicurezza sociale (es. tagliando  il fondo sociale nazionale, quello che finanzia i servizi sociali dei Comuni) e che non dovrebbe proprio essere divertente presentarsi alle casse di un supermercato dichiarando la propria "povertà, esibendo la modernissima "card", per avero lo sconto sulla mortadella.
 
    si scrive anche “socio-sanitario”; a noi piace di più “sociale e sanitario”.  Con questo termine si definiscono tutti servizi e le prestazioni che hanno l’obiettivo di rimuovere bisogni complessi della persona e quindi richiedono sia azioni di tutela per la SALUTE (v.), compresi interventi sanitari, sia azioni di sostegno e protezione sociale, finalizzate al miglioramento della situazione di vita familiare e ambientale, a favorire le relazioni interpersonali, a consentire un efficace inserimento sociale, in particolare per le persone più deboli.
 
    Si tratta di una attività rivolta alle persone anziane autosufficienti che si sviluppa nel periodo estivo.
Il servizio, realizzato in collaborazione con il Sindacato Pensionati di Pianoro, si esplica sia nella parte organizzativa e logistica, sia in un eventuale contributo per sostenere la spesa
 
    Con la denominazione di Statuto dei Lavoratori, ci si riferisce alla legge n. 300 del 20 maggio 1970, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento.", che è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano. La sua introduzione provocò importanti e notevoli modifiche sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello dei rapporti fra i datori di lavoro, i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali; ad oggi di fatto costituisce, a seguito di minori integrazioni e modifiche, l'ossatura e la base di molte previsioni ordinamentali in materia di diritto del lavoro
 
    Si fa riferimento a residenze e comunità che ospitano in forma residenziale e senza limiti temporali utenti con gravi disabilità, privi di familiari o con familiari impossibilitati ad accudire il disabile.
 
    parola difficile da trovare anche nei dizionari eppure è diventata “parola chiave” nelle politiche di welfare. Viene dal latino subsidiari, “portare aiuto” e se ne distinguono due tipologie: “sussidiarietà orizzontale” e “sussidiarietà verticale”. I trasferimenti finanziari dallo Stato agli ENTI LOCALI (v.) sono un esempio di verticalità; l’azione di associazioni o gruppi di volontariato che affiancano nel territorio l’ente locale con servizi o prestazioni in favore di FASCE DEBOLI (v.), sono un esempio di orizzontalità. Può capitare che associazionismo e volontariato sostituiscano, invece di affiancare, l’ente pubblico; in questo caso si apre una delicata questione politica e culturale, c’è chi sostiene il primato del “pubblico” sul “privato”, se non altro come azione di regia e controllo, chi l’annullamento del “pubblico” in favore di libera iniziativa privata e magari di piena  libertà alle logiche di MERCATO ). Voi da che parte state?
Vedi anche POTERE SUSSIDIARIO.
Ora pensate di sapere (quasi) tutto sulla sussidiarietà? ebbene non arrabbiatevi se vi diciamo che (per qualcuno) questa parola è gia in crisi perché insufficiente e limitata. Si preferisce parlare di GOVERNANCE (v.) che, oltre ad essere un termine legittimato nell’Unione Europea, riassume l’idea di un governo allargato che, attraverso una regolazione pubblica (l’Ente Pubblico), permette a tutti i partners della comunità locale di concorrere a progettare il welfare.
 
   

è una delle parole d'ordine della programmazione "intelligente" ed è spesso accompagnata dalla parola "eco" prima di sviluppo. Per avere sviluppo sostenibile deve esserci una sostenibilità economica, ma anche sociale, ambientale e culturale. E' necessario che si pervenga ad una CONTAMINAZIONE(v.) dell'economia e dell'ecologia a tutti i livelli, così come è necessario un corretto equilibrio fra aree rurali ed urbane. Lo sviluppo sostenibile, quindi, non è solo difesa dell'ambiente, ma un intervento anche  scientifico e tecnologico che comporta nuove forme di governabilità, con la consapevole partecipazione delle persone. Spesso si abbina con lo SVILUPPO COMPATIBILE, ovvero i processi irreversibili di crescita non devono compromettere la qualità della vita. Vedi AGENDA 21

 

 

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Tribunale Amministrativo Regionale: quante volte vi sarà capitato di fare i conti con una delibera bloccata da un ricorso al TAR! E' un organo della giurisdizione amministrativa, competente a giudicare in primo grado sui provvedimenti amministrativi impugnati per motivi di legittimità (cioè di conformità alla legge) e lesivi di un interesse legittimo (cioè di un interesse del singolo corrispondente ad un interesse pubblico generale).
Il TAR ha giurisdizione all'interno della propria circoscrizione, che coincide con il territorio della Regione, e ha sede nel suo capoluogo. E' suddiviso in sezioni e le sue decisioni sono assunte da un collegio di tre giudici. Contro le decisioni del TAR è ammesso ricorso, in secondo grado, davanti al CONSIGLIO DI STATO

 

 
    termine inglese, significa “bersaglio”, lo usano anche gli operatori sociali, naturalmente in senso metaforico, per definire, ad esempio, la tipologia dei destinatari di un progetto, di un servizio di un’attività
 
    di “tavoli di concertazione” si parla naturalmente non solo a livello locale ma anche a livello nazionale ad es. “tavolo di concertazione Governo-Associazioni, Governo-Sindacati…”
 
    trattamento sistematico di una patologia per migliorare lo stato di salute. Dal greco "therapéia”, derivato di "therapéuein" che significa "occuparsi di, curare". Questo termine da un concetto puramente sanitario (terapia farmacologia, medica…) si è trasformato in percorsi intersettoriali, sempre più attenti alla personalizzazione e all'integrazione dell'intervento (terapia familiare, occupazionale, socio-riabilitativa…).
 
    Il primo l’agricoltura, il secondo l’industria, il terzo… i servizi. Qualcuno, con specifico riferimento alla COOPERAZIONE SOCIALE (v.), lo chiama anche “soggetto no-profit”, ma è una sintesi troppo particolare. In generale il terzo settore comprende tutte quelle istituzioni, distinte dal settore privato e pubblico, non aventi scopo di lucro e recentemente si comincia anche a differenziare la sua composizione partendo proprio dalla distinzione tra cooperazione sociale e VOLONTARIATO (v.). Il terzo settore purtroppo da anni non riesce a migliorare il proprio posto in classifica, rimanendo sempre medaglia di bronzo.
 
    è una quota di partecipazione alla spesa di un servizio o di una prestazione; esempio classico è la partecipazione alla spesa nell'ambito del Servizio Sanitario pubblico.
L'esenzione ticket è l'esonero dal pagamento della partecipazione alla spesa secondo criteri stabiliti per legge
 
    o statunitense James Tobin (1918 – 2002) era un bel tipo: non solo perché ha vinto, da economista coi fiocchi, il premio Nobel, ma anche perché aveva avuto l’idea di tassare le grandi speculazioni che si annidano, frequentissime, nelle transazioni finanziarie che avvengono nel misterioso (per noi) e complesso mondo dei mercati internazionali. Un misero 1% che, però, avrebbe consentito, non solo di frenare le speculazioni, ma di avere a disposizione, dei singoli Stati o di organismi internazionali deputati, ingenti somme di denaro da investire in programmi e progetti di solidarietà. In particolare quelli mirati allo sviluppo dei Paesi più poveri. Come è andata a finire? A parte il gran tifo che questa idea ha raccolto tra i movimenti “no-global”, i governi dei Paesi più ricchi si sono, al momento, ben guardati dal mettersi d’accordo per l’applicazione della “Tobin Tax”.
 
    dall’inglese “training” = “allenamento” e “autogeno” = “che si genera da se”. Quando eravamo ragazzi ci dicevano che il “training autogeno” era la versione occidentale dello YOGA (v.) e in effetti i presupposti sono gli stessi. È stato un medico psichiatra tedesco, tale J.H. Schultz (1884-1970), a ideare questa tecnica di rilassamento psichico e fisico definita dai tecnici “di auto-induzione psicosomatica” che si fonda su rappresentazioni della mente trasformate (se siete bravi) in percezioni del corpo. Può essere utile all’operatore sociale? Se avete bisogno di rilassare i vostri muscoli, di contenere uno stato d’ansia, di trovare un momento di pausa distensiva, di recuperare energie psichiche e fisiche, di migliorare la concentrazione, di ascoltarvi dentro… insomma di stare meglio, si! Se però, come noi, siete inguaribili nostalgici recuperate qualche “posizione” del vecchio e caro “yoga”.
 
    Le agevolazioni fiscali previste dalla normativa statale per l´acquisto o l´adattamento di veicoli , l´esenzione dal pagamento del bollo auto, i contributi regionali previsti dalla LR 29/97 per l´acquisto o l´adattamento di un autoveicolo privato, il contrassegno invalidi. Inoltre per il trasporto pubblico sono disponibili particolari abbonamenti a tariffe agevolate.
Per maggiori informazioni vedi link alle schede dell´URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico della Regione Emilia-Romagna - urp@regione.emilia-romagna.it - n. verde 800-662200).
La Regione Emilia-Romagna e i Comuni favoriscono la mobilità e l'utilizzo dei trasporti pubblici locali (Autobus e Ferrovie regionali) mettendo a disposizione delle persone anziane o disabili abbonamenti annuali agevolati che è possibile acquistare presso le Aziende locali di trasporto
I principali benefici previsti per la mobilità privata di anziani e disabili sono: le agevolazioni fiscali previste dalla normativa statale per l'acquisto o l'adattamento di veicoli; l'esenzione dal pagamento del bollo auto; i contributi regionali per l'acquisto o l'adattamento di un autoveicolo privato; il contrassegno invalidi
Carburante: il servizio per gli invalidi dal benzinaio
per gli automobilisti con contrassegno invalidi la possibilità di effettuare le operazioni di "self-service post pay" tramite il personale addetto ed usufruire delle condizioni di sconto previste per questo sistema di rifornimento
 
    Esistono due tipi di traverse:
1. «Traversa salvamaterasso rimboccabile: (…) L'ausilio è composto da un supporto di materiale impermeabile che consente la rimboccatura sotto il materasso e da un tampone assorbente in fluff di pura cellulosa, disposto nella parte centrale del supporto, con o senza polimeri superassorbenti, ricoperto di un telino in TNT ipoallergenico nel lato rivolto all’utilizzatore.
2. Traversa salvamaterasso non rimboccabile: (…) Il presidio è composto da un supporto di materiale impermeabile e da un tampone assorbente in fluff di pura cellulosa, con o senza polimeri superassorbenti, ricoperto di un telino in TNT ipoallergenico nel lato rivolto all’utilizzatore». 
 
    l’italiano “tutore” è tutta un’altra cosa rispetto al fascinoso termine inglese. In generale il tutore è la persona incaricata da un giudice della tutela  (sicurezza) di un minore o di una persona disabile o interdetta.
Nel servizio sociale con il termine inglese si intende, oggi, l’operatore esperto  e istruttore che si affianca all’utente in esperienze di TIROCINIO (v.) o di inserimento lavorativo. Nel primo caso, ad esempio, può trattarsi di un’assistente sociale o di uno psicologo che si mette a disposizione di uno studente; nel secondo caso può essere un operatore esperto che accompagna un giovane, in situazione di handicap o tossicodipendente, in un’azienda pubblica o privata. Negli USA il “tutor” è l’assistente universitario. Termine usato anche per il nuovo Servizio Civile Volontario.
 
    È colui che rappresenta il tutelato» per il quale si è proceduto all'interdizione «nel compimento di tutti gli atti della vita civile, ad eccezione di quelli cosiddetti "personalissimi" (per esempio, il matrimonio e il testamento). (…) Il tutore deve rendere conto del proprio operato unicamente al Giudice Tutelare. (…) L'incarico del tutore è obbligatorio e gratuito, salvo il diritto ad un'equa indennità, proposta dal Giudice Tutelare, nel caso di grandi patrimoni. L'incarico non può essere imposto per un periodo superiore ai dieci anni, salvo che il tutore non sia un parente.
I principali compiti del tutore sono:
la cura della persona incapace (…);
la rappresentanza negli atti civili e l'amministrazione dei beni dell'incapace (…);
redigere l'inventario dei beni (…);
redigere un rendiconto annuale delle entrate e delle spese sostenute;
richiedere l'autorizzazione al Giudice Tutelare per i singoli atti di particolare rilevanza».
 

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    dalla realtà della tossicodipendenza viene l’interessante esperienza delle “unità di strada”. Sono équipe di operatori sociali che nascono dall’integrazione di diversi soggetti: Ente Locale, ASL, Privato Sociale, Volontariato. Attuano relazioni di aiuto che privilegiano l’andare incontro (in strada appunto…) alla persona in situazione di difficoltà, sostenendola ed accompagnandola senza attendere richieste di aiuto. Si va in STRADA (v.), in auto o con il classico pulmino, per raggiungere e prendere contatto con le persone proprio dove vivono, si incontrano e si aggregano, laddove sperimentano disagio,  sofferenza, esclusione dalla società e dalle sue regole. Sono anche una buona fonte di informazione sul territorio.
 
    Dal 2 ottobre 2000 sono attivi gli ambulatori dedicati al Progetto “CRONOS”  secondo le indicazioni del Ministero della Sanità. Si tratta di un’opportunità in più per i malti di Alzheimer e per le loro famiglie.
L’ambulatorio  è gestito da un medico geriatra, che tramite la visita stabilisce una diagnosi quanto più corretta possibile e verifica se ci sono i criteri per l’utilizzo dei farmaci (Donepezil e Rivastgmina).
Sia la visita che gli eventuali farmaci forniti, sono totalmente gratuiti e vi si accede tramite richiesta del Medico di base. Alla visita occorre arrivare forniti della maggiore documentazione possibile (vecchie cartelle cliniche, analisi, TAC, ecc…)Il medico incaricato cercherà di ricostruire le fasi della malattia in modo da formulare una diagnosi. Può a questo scopo richiedere ulteriori esami ed invitare il paziente a ripresentarsi dopo averli effettuati.Se viene formulata la diagnosi di Morbo di Alzheimer  viene anche fornita al paziente, in assenza di controindicazioni, una scatola dei due farmaci prima citati.
Dopo un mese si effettua una visita di controllo per verificare gli effetti collaterali e la necessità o meno di aumentare la dose o di cambiare medicinale e viene di nuovo fornito  il farmaco per altri due mesi. Durante questa ulteriore visita viene rivalutato il quadro clinico e formulato il piano Terapeutico definitivo. Il paziente può a questo punto rivolgersi al medico di base per la prescrizione (sempre gratuita) del farmaco. L’ambulatorio effettuerà una visita di controllo ogni 6 mesi,
Se il medico dell’ambulatorio non consegna nessun farmaco significa che non ha riscontrato nel paziente la probabilità che il farmaco possa arrecare beneficio, ovvero:
il paziente ha una malattia diversa dal Morbo di Alzheimer;
la diagnosi è morbo di Alzheimer ma lo stadio è troppo avanzato; sono presenti altre malattie che rendono pericoloso l’uso del farmaco.
Inizio attività del processo di screening ed accertamento diagnostico per pazienti con malattia di Alzheimer sospetta o già diagnosticata: 2 Ottobre 2000
Le visite specialistiche hanno luogo con il seguente calendario: Mercoledì e Venerdì dalle ore 9.30 alle 12.30
I pazienti visitati sono  inviati dal medico di medicina Generale al consultorio; dopo la visita viene consegnato il referto specialistico;
Dal 5° mese dall’inserimento nel progetto (somministrazione del farmaco: rivastigmina, donepezil cloridrato, o galantaminax), il MMG  ( Medico curante) può prescrivere il farmaco direttamente al paziente, sulla base del piano terapeutico definito. Il paziente riceverà il farmaco gratuitamente presso ogni farmacia.
I Manuali del Progetto Regionale demenze, sono stati distribuiti presso i Consultori U.V.A. distrettuali con lo scopo della diffusione della pubblicazione ai familiari durante la valutazione psicologica dei pazienti.
Il servizio Assistenza anziani (S.A.A.) promuove la diffusione dei manuali presso i Responsabili dei Servizi Sociali dei Comuni, presso i Responsabili dei Centri diurni e delle Case Protette. Il testo della pubblicazione è reperibile anche sul sito Web regionale dedicato agli anziani (http://www.regione.emilia-romagna. It_psociali/anziani/) Le visite geriatriche per il PROGETTO CRONOS vengono prenotate direttamente presso il Servizio Assistenza Anziani del Distretto Sanitario – via Repubblica,11.
 
    Unità di valutazione geriatrica: è composta dal geriatra, dal medico di base, dall’assistente sociale comunale e da un infermiere. Valuta il bisogno per la definizione di un piano di intervento personalizzatos.
Viene attivata    per l’accesso ai servizi socio-sanitari integrati (ADI, telesoccorso, Progetto Anziani, assegno di cura, Casa protetta).
 
    La Regione e gli Enti locali valorizzano le attività delle Università della terza età in considerazione della rilevanza che tali soggetti rivestono per l´offerta di educazione non formale.
Per questo motivo la Regione assegna contributi alle Province che promuovono e sostengono le attività delle università.
 
    è la persona che fa uso di un servizio. Il termine è ampiamente usato nel mestiere sociale insieme a  CLIENTE (v.), CITTADINO (v.) oppure da combinazioni come “utente-cliente”, “cittadino-utente”.
Dal latino “utente”, participio presente di “uti” = “usare”.
 

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Ogni anno le Aziende USL, in collaborazione con i medici di famiglia, organizzano i servizi per garantire gratuitamente la vaccinazione  antiinfluenzale per gli anziani e per le persone a rischio (bambini e adulti con malattie croniche, operatori sanitari Etc.).
La vaccinazione è gratuita per gli ultrasessantacinquenni.

 
    attività che deve garantire al cittadino utente del servizio sociale che i servizi erogati siano di qualità. Si valutano il processo di erogazione del servizio diretto all’utente, le attività complementari che supportano tale processo (es. attività amministrative), le prestazioni dei lavoratori. Chi valuta non potrà mai essere neutrale, in quanto non si può astrarre da modelli di riferimento, valori condivisi o addirittura da pregiudizi. Un progetto di VALUTAZIONE e MIGLIORAMENTO (v.) prevede:
l’identificazione dell’eventuale problema,
la determinazione delle cause,
la definizione di STANDARD (v.) di riferimento,
la progettazione di azioni che superino la criticità rilevata,
l’attivazione di interventi migliorativi,
la valutazione degli effetti procurati da quest’ultimo intervento,
la documentazione
e la pubblicizzazione dei risultati ottenuti.
Si parla infine di diversi modelli di valutazione, quello che ci interessa riguarda l’intero PROCESSO(v.), il suo controllo, il “modello formativo”; meno interessante anche se più sbrigativo, il cosiddetto “modello sommativo” che prende in considerazione la sola valutazione dei risultati, come, ad esempio, nel classico esame scolastico.
 
    La valutazione multidimensionale, in termini generali, ha l'obiettivo di definire in modo complessivo lo stato di salute di una persona […]. Col termine "valutazione", infatti, si intende l'analisi accurata delle capacità funzionali e dei bisogni che la persona […] presenta a vari livelli: livello biologico e clinico (stato di salute, segni e sintomi di malattia, livelli di autonomia, ecc.), livello psicologico (tono dell'umore, capacità mentali superiori, ecc.) e livello sociale (condizioni relazionali, di convivenza, situazione abitativa, economica, ecc.). Un sistema di valutazione multidimensionale include inoltre un programma di intervento personalizzato. […] Si tratta di un programma articolato, in grado di abbracciare vari aspetti: sanitario, assistenziale ma anche sociale […]».
 
    la gente normale usa, raramente,  questo termine di origine francese per dire “trasportare fungendo da mezzo di trasporto” oppure propagare, diffondere; noi ci siamo appropriati del termine per identificare, in particolare, l’agire dell’operatore sociale nella costruzione di RETI (v.) nel territorio. In questo senso si dice che un operatore è VEICOLATORE (v.)
 
    Vivere una Vita Indipendente significa avere la possibilità di prendere decisioni riguardanti la propria vita e la capacità di svolgere attività di propria scelta, con le sole limitazioni che hanno le persone senza disabilità.
È importante non far coincidere il concetto di Vita Indipendente con «vita per conto proprio» o con il «fare da sé» le cose, ossia con il concetto di «autonomia»: l'autonomia, infatti, è solo un aspetto della Vita Indipendente. La Vita Indipendente ha a che fare con l'«autodeterminazione»: è il diritto e l'opportunità di perseguire una linea di azione ed è la libertà di sbagliare e di imparare dai propri errori, esattamente come le persone che non hanno disabilità.
La Vita Indipendente riguarda soprattutto le persone con disabilità, ma apre spazi di libertà a genitori, familiari, partner, figli, amici della persona che intraprende questo percorso.
La Vita indipendente non è facile e può essere rischiosa, ma questo obiettivo è ben più elevato rispetto ad una vita di dipendenza, di delega, con limitate possibilità ed aspettative mancate.
 
    tutte quelle attività offerte da uomini e donne in modo spontaneo e gratuito, individualmente o associati in organizzazioni o associazioni, con fini, esclusivamente,  di solidarietà, per rispondere a bisogni rilevati, anche in modo autonomo, in un particolare territorio; tale attività può essere svolta anche in integrazione con il servizio pubblico. Una realtà preziosa, diffusa in tutto il territorio nazionale. E’ difficile definire una volta per tutte l’organizzazione, le metodologie, la cultura, in sintesi, la carta di identità del volontariato. Ovunque ci sono CENTRI SERVIZI PER IL VOLONTARIATO, CONSULTE NAZIONALI, REGIONALI, PROVINCIALI DEL VOLONTARIATO; e poi una marea di sigle che rimandano a tante persone impegnate come operatori “grezzi” nel territorio.
Per fare un esempio, riferito alla sola città di Pesaro: ANFFAS, IOPRA, NOI COME PRIMA, TELEFONO AMICO, INSIEME, SOS MINORI-MARCHE, CAV, AVAP, OER, AIL, AMNESTY INTERNATIONAL, APM, AVO, LUPUS IN FABULA, OPERATORI DI BASE, ATO, ENS, AVULSS, ANT, AIAS, IPSIA, ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIACCHE VERDI, UILDM, ADMO, AVIM, MONDO SOLIDALE, AVIS, ANMIC, UNICEF, ENPA e poi ancora una quantità di sigle locali.
Tutto questo per dire che  è impossibile esaurire in questa voce la descrizione di questa risorsa per il welfare, che viene definita come uno dei più importanti strumenti per dare nuove risposte, in modo SUSSIDIARIO (v.), alle domande che vengono dal territorio. Una risorsa che le nuove normative intendono valorizzare partendo da una necessaria regolamentazione, che di certo, non dovrà nascondere negligenze o assenze da parte della politica. 
Unica sintesi che ci sentiamo di fare è quella offerta dalla "Carta dei valori del volontariato" del dicembre 2001: "Il volontariato è azione gratuita. La gratuità è l'elemento distintivo dell'agire volontario e lo rende originale rispetto ad altre componenti del terzo settore e ad altre forme di impegno civile. Ciò comporta assenza di guadagno economico, libertà da ogni forma di potere e rinuncia a vantaggi diretti e indiretti. In questo modo diviene testimonianza credibile di libertà rispetto alle logiche dell'individualismo, dell'utilitarismo economico e rifiuta i modelli di società centrati esclusivamente sull'avere e sul consumismo
 
   

dall’inglese to vouch, “garantire per…”, “rispondere di…”. Il voucher è in pratica un BUONO (v.) messo a disposizione di cittadini/utenti aventi diritto di un servizio sociale, per l’acquisto di prestazioni e servizi sociali. Con il termine TITOLI (v.) si fa generico riferimento a questa modalità di fare servizio sociale, ricorrendo cioè all’autonomia e alla responsabilità dei cittadini che possono scegliere il tipo di servizio (assistenza domiciliare ad esempio) che preferiscono, al di fuori dei tradizionali percorsi nei corridoi dei servizi sociali comunali. Oltre ai VOUCHER si parla anche di BUONI SERVIZIO (v.) e di ASSEGNI DI CURA (v.).  Se avete letto tutti questi riferimenti vi sarete accorti che, come operatori sociali, non troviamo esaltante l’idea di mettere il singolo cittadino a confronto con il “supermercato” delle prestazioni sociali: una relazione di aiuto non  è una merce, è cosa ben più seria e merita un adeguato sistema di garanzie.

 

 
    in riferimento al rischio che buona parte dei cittadini corre di cadere in situazione di POVERTA’ (v.), non solo a causa di più o meno complessi meccanismi di esclusione sociale ma ad opera di avvenimenti connessi con la normalità; gli studiosi del fenomeno parlano di “rischi strutturati nell’ambito della sfera di cittadinanza”.
 

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è una parte delimitata di un territorio, nel nostro caso (es. PIANO DI ZONA v.) individua il luogo dove si pianificano, programmano, progettano interventi di servizio sociale;  vedi AMBITO.  Il termine “Zona” è presente nella legge di riforma del welfare (L. n. 328 del 2000 v.) ma in alcune Regioni, ad esempio le Marche, c’è il rischio di fare un po’ di confusione perché “Zona = Ambito sociale” e “Zona” è anche un riferimento territoriale della sanità (vedi ZONA-2).
Per i curiosi il termine “zona” viene dal latino “zona” che a sua volta deriva da un termine greco che significa “cingere”.
ZONA (2): nella Regione Marche la nuova organizzazione della sanità prevede una azienda unica (v. ASUR, Azienda Sanitaria Unica Regionale) divisa territorialmente in 13 “Zone Territoriali Sanitarie” che, a loro volta, sono suddivise in uno o più Distretti (24 -per ora- in tutta la Regione Marche). Chi ha buona memoria ricorderà che le ex ASL erano 13, proprio come le attuali Zone.
ZONA VASTA: siamo sempre nel campo sanitario, si tratta dell’ultima trovata della regione Marche per mettere insieme l’Azienda unica con i bisogni (solo amministrativi?) del territorio locale. Dovrebbe coincidere con il territorio provinciale … ma ancora è tutto poco chiaro.

 

 
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